L'odio tra Polonia e Ucraina più forte degli hacker russi

Tra attacchi a consolati e occupazione di auto strade riesplode la controversia Kiev-Varsavia

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L'odio tra Polonia e Ucraina più forte degli hacker russi

di Fabrizio Poggi - Contropiano

Allorché i carri armati eltsiniani cannoneggiarono il parlamento russo, nell'ottobre 1993, i solerti giornalisti moscoviti, avendo esaurito ogni fandonia a carico dei “rivoltosi comunisti”, scrissero che l'autunno è una stagione pericolosa per l'ordine pubblico, perché la svolta climatica rende le menti più facile preda dei sobillatori, come era stato nel novembre 1917! Da un po' di tempo, ma soprattutto dopo il 2014, sembra che la svolta climatica verso l'estate influisca negativamente sui rapporti ucraino-polacchi. Ora, con l'irrobustirsi dell'anticiclone africano, riprende forza anche la controversia Kiev-Varsavia, apparentemente sopita dopo i reciproci colpi bassi della primavera-estate 2016.


Il 29 marzo, circa 150 attivisti della comunità polacca della regione di L'vov, il cui capoluogo è considerato da Varsavia “la città più polacca della Polonia” e da Kiev “la città ucraina per eccellenza”, hanno occupato un tratto dell'autostrada L'vov-Varsavia.

Protestavano contro la violazione dei diritti dei polacchi d'Ucraina e il danneggiamento dei monumenti polacchi ad opera dei nazionalisti ucraini e innalzavano manifesti con “Questa è terra nostra”, “Giù le mani dai nostri monumenti” e “Volinia nei cuori”.

Sembra che non andasse propriamente loro a genio nemmeno il gesto di “riconciliazione” da parte ucraina: la granata esplosa la notte precedente contro il consolato polacco a Lutsk, capoluogo della Volinia. Le autorità polacche, non completamente convinte dalle assicurazioni fornite dal solito 
consigliere del Ministero degli interni ucraino, Zorjan Škirjak, essersi trattato di “un'ennesima sporca provocazione dei servizi segreti russi”, hanno chiuso le rappresentanze consolari a Kiev, Kharkov, L'vov, Odessa, Vinnitsa e, ovviamente, a Lutsk. Ieri il Ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski ha fatto sapere in forma ultimativa a Kiev che i consolati riapriranno solo quando l'Ucraina garantirà la loro piena sicurezza.

Ma, s
carsi di fantasia come sono i golpisti, anche l'ambasciatore ucraino a Varsavia, Andrej Deš?itsa ha dichiarato che “la Russia ha interesse a che venga meno il sostegno occidentale all'Ucraina da parte polacca” e così pure l'occupazione dell'autostrada è stata definita dal capo dipartimento del Servizio di sicurezza ucraino Aleksandr Tka?uk “parte delle operazioni propagandistiche russe”.


Il 30 marzo, su Svobodnaja Pressa, Dmitrij Rodionov, in riferimento all'attentato al consolato di Lutsk, ha scritto che “L'amicizia polacco-ucraina è stata messa alla prova dai lanciagranate”. L'ordinario di Politica regionale all'Università umanitaria russa, Vadim Trukha?ev, ritiene che l'episodio di Lutsk sia quasi sicuramente opera di elementi appartenenti ai battaglioni neonazisti di “Svoboda”, “Pravyj sektor” o “Azov”, irritati dal fatto che Varsavia continui a considerare criminali di guerra i loro idoli Stepan Bandera e Roman Šukhevi?, su cui ricade la responsabilità dei massacri della Volinia nel 1942-'43 e, comunque, l'azione influirà in qualche misura sui rapporti polacco-ucraini. Concretamente, afferma Trukha?ev, Varsavia è disposta a sostenere i golpisti ucraini nella contrapposizione alla Russia, ma non altrettanto quando si tratta dei diritti di cittadini polacchi residenti in Ucraina occidentale, cui tra l'altro Varsavia ha già cominciato a distribuire la “Carta del polacco” (concessa a chi dimostri di avere almeno un antenato polacco) e, a quelli del distretto di Mostiska, anche i passaporti. Non è escluso che Varsavia possa porre ostacoli all'eliminazione dei visti tra Ucraina e UE.


Di più, afferma Trukha?ev: se l'élite polacca, con a capo il leader del partito di destra Prawo i Sprawiedliwo?? ed ex primo ministro Jaros?aw Kaczy?ski, non perde occasione di puntare il dito contro Mosca, si trova poi però sempre altrettanto unita nella denuncia dei banderisti e dei loro odierni discepoli.

A parere dell'ordinario russo, nella questione dei polacchi di L'vov, la leadership ucraina si trova stretta tra due fuochi: Porošenko potrebbe anche essere disposto ad aiutarli contro le violenze dei nazionalisti ucraini, ma, a seconda della sua scelta, rischia di trovarsi contro o Varsavia o i neonazisti di casa propria. A parere del direttore dell'Istituto per le ideologie moderne Igor Šatrov, con l'azione di Lutsk i radicali ucraini hanno voluto mettere alla prova la solidità dello stesso potere ucraino e forse anche rispondere all'uscita del film polacco “Volinia”, dedicato proprio ai massacri del 1943. Ma non è esclusa una terza variante, conclude Šatrov: una volgare guerra tra bande; da tempo si parla infatti della corruzione dilagante tra i funzionari del consolato polacco di Lutsk.


In ogni caso, a parere di Andrej Tatar?uk, Varsavia starebbe voltando le spalle a Kiev e, peggio, se la Polonia non fosse membro della Nato, avrebbe da tempo invaso l'Ucraina e si sarebbe ripresa i województwa che rivendica dalla fine della guerra. Se nel 2014 polacchi e baltici erano stati tra i più euforici sostenitori europei di majdan, afferma Tatar?uk, oggi l'entusiasmo pare lasciare il posto a qualche diffidenza. Alla base di tutto, naturalmente, più che la rabbia per l'esaltazione che i neonazisti ucraini ostentano nei confronti dei massacratori dei polacchi della Volinia, pare ci siano, molto più prosaicamente, le dispute sulla extraterritorialità della “pan Polonia", la Polonia signorile, come gli ucraini chiamano le regioni di L'vov, Ternopol, Ivano-Frank, Volinia e Rovno e che, per i polacchi, sono invece Galizia, Volinia e Polesia che, prima dell'ultima guerra, facevano parte della Polonia. Secondo Tatar?uk, i polacchi di Galizia e Volinia sono anche preoccupati per l'inteso via vai di armi provenienti dai traffici imbastiti dai neonazisti che terrorizzano il Donbass e che passano anche di qui.

E, appunto sulla questione del Donbass, la riunione a Minsk del cosiddetto Gruppo di contatto avrebbe portato all'ennesimo accordo sul cessate il fuoco a partire dal 1 aprile; sembra che Petro Porošenko abbia già impartito il relativo ordine alle truppe ucraine. Intanto però, ieri ancora due civili sono morti sotto i colpi dei mortai ucraini a Jasinovataja, mentre il comando delle milizie della DNR parla dell'inasprirsi della situazione proprio alla vigilia del cessate il fuoco. I tiri delle batterie ucraine sarebbero concentrati in direzione di ciò che resta dell'aeroporto di Donetsk, oltre che su Spartak, Doku?aevsk, Sakhanka, Kominternovo e altri villaggi più a sud. Secondo gli abitanti di alcune frazioni a ovest di Donetsk, ma in territorio controllato da Kiev, sono stati già predisposti gli elenchi degli edifici in cui verranno acquartierati gli uomini del 18° reggimento speciale “Azov” della Guardia nazionale, in arrivo a ridosso della linea del fronte. Attendiamo dunque il 1 aprile.

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