La mozione di sfiducia a Ursula nata a Mosca? L'autogol (chiarificatore) del Corriere della Sera

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La mozione di sfiducia a Ursula nata a Mosca? L'autogol (chiarificatore) del Corriere della Sera


di Vito Petrocelli

La boutade della mozione di sfiducia contro Ursula partorita a Mosca, di cui vi abbiamo parlato ieri, è oggi rientrata. Serviva ad annullare, come vi anticipavamo, le dichiarazioni di apertura ad un negoziato di Zelensky e impedire che scenari di pace potessero aleggiare nel continente europeo. Troppo ridicolo proseguire ad offendere le intelligenze dei propri lettori per un altro giorno con questa allusione che, tra l'altro, azzera quel poco di credibilità democratica che il Parlamento europeo ancora può vantare tra i cittadini europei.

Troppo ridicolo... tranne che per il Corriere della Sera che, al contrario, è tornato ad incalzare oggi con un nuovo surreale articolo della sua inviata a Bruxelles, Francesca Basso: "L’Unione europea accusa la Russia: «Era dietro alla sfiducia alla presidente von der Leyen»". Alla Basso dobbiamo dare merito per aver fatto più luce su quello che in molti avrebbero preferito nascondere. Scrive: "La Russia ha sfruttato la mozione di sfiducia nei confronti della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del suo collegio per veicolare messaggi anti europei e per screditare la politica tedesca, che in ogni sede ribadisce il sostegno all’Ucraina per una pace giusta e duratura. È quanto emerge dalle analisi di due fact-checker indipendenti: il finlandese «CheckFirst» e il lituano «Bebunk.org»."



Ora già citare un fact checker finladese e uno lituano quando si parla di Russia e pensare di essere credibili è come citare Renzi e Draghi quando si parla di bene comune in Italia.

Ma vediamo nel dettaglio chi sono i due organismi in questione.

Dopo una rapida ricerca emerge come «CheckFirst» sia un'agenzia finlandese brutta copia della famigerata Newsguard che pretende dare bollini di affidabilità alle notizie e che dichiara di finanziarsi con i suoi report russofobi che rifila principalmente all'UE, all'organizzazione internazionale de la francofonia e a France-Tv.  

Ancora più incredibile il secondo organismo citato come lituano che la Basso deve aver confuso perché dopo varie ricerche non è emerso nulla su un fantomatico be-bunk. Al contrario esiste un debunk.org che, infatti, ha come fondatore un lituano, Viktoras Daukšas. Nella sua attività di monitoraggio e di "debunking", non nasconde che la metodologia dei suoi rapporti russofobi nascano dal Dipartimento degli Stati Uniti e in particolare dallo schema "of the pillars of Russia’s disinformation and propaganda ecosystem, developed by the Global Engagement Center of the U.S. Department of State (GEC)". Lo scrivono apertamente!

Inoltre Debunk.org riceve finanziamenti ed è supportato dalla Google Digital News Initiative Riceve anche sovvenzioni per la ricerca da istituzioni governative e organizzazioni partner, tra cui il governo federale tedesco, il German Marshall Fund, il Ministero degli Esteri del Regno Unito e il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Difesa lituani.

Insomma citare un suo report sulla Russia ha la stessa valenza e attendibilità di una dichiarazione di Tajani su Israele.

Alla luce di questa rivelazione, ci chiediamo se quello di Basso sia stato un semplice refuso o, più probabilmente, un errore voluto con lo scopo di depistare su un organismo che ridicolizza ulteriormente tutta la vicenda.

Ma cosa dice il report? La Basso è in grado di sintetizzarlo e la ringraziamo: "A marzo, rileva il report, si registrano i primi segnali della narrazione che diventerà dominante: von der Leyen viene raccontata come una figura problematica, si insinua l’idea che vi possano essere casi di corruzione e si parla di un malcontento crescente in varie capitali europee. Più avanti — si legge nel report — viene inquadrata come una leader «tossica, corrotta, antidemocratica», associata a Big Pharma, ad accordi segreti, «tipici di un elitarismo di Bruxelles». Il suo nome viene distorto in «UrSSula von der Führer». In Romania Simion è raccontato come il coraggioso iniziatore e Piperea come «il finalizzatore a difesa di un principio», l’intera operazione come «Davide contro Golia»."

La narrazione che "sarebbe nata a Mosca" sarebbe quella di descriverla come una figura problematica che genera malcontento, un leader antidemocratico e associato a Big Pharma con accordi segreti. Un emblema dell'elitarismo di Bruxelles. Difficile, insomma, trovare una migliore sintesi per coloro che da settembre vorranno presentare una nuova mozione di sfiducia contro la peggior presidente della storia della Commissione europea.

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