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L’onorificenza a chi parteggia per i tagliagole in Siria e l'inquietante silenzio (assenso) di Salvini

 

 
Davvero strano che nessuno tra i media mainstream che stanno inneggiando a Asmae Dachan “martire dell’attacco islamofobo sferrato dalla Meloni”, si sia domandato il perché del silenzio di Matteo Salvini. Il quale, con una presenza davvero assillante sui social, non ha dedicato, per cinque mesi, a questa faccenda nemmeno un tweet.


Ma riepiloghiamo i fatti.

Il 30 maggio con il mio articolo precendente denunciavamo l’imminente consegna ad Asmae Dachan del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica evidenziando, quanto meno, l’inopportunità di una onorificenza del Presidente della Repubblica ad una persona che, al di là delle sue posizioni oltranziste sull’Islam (e, in particolare, sulla sudditanza delle donne in questo) si è distinta, come giornalista, nel sostegno ai “ribelli siriani” (in realtà, tagliagole importati in Siria da al-Nusra (ISIS). Più o meno contemporaneamente, un attivista del movimento contro la guerra alla Siria, per sua stessa ammissione su Facebook, compila un dossier su Asmae Dachan inviandolo a Giorgia Meloni, (leader della formazione di Destra “Fratelli di Italia”) la quale presenta una interrogazione parlamentare imperniata, oltre che sul sostegno della giornalista ai terroristi che stanno insanguinando la Siria, principalmente, sulle sue oltranziste posizioni inerenti l’Islam. (“l’onorificenza sarebbe un clamoroso atto di sottomissione all’Islam radicale”). Ovviamente, l’interrogazione della Meloni scatena la “sinistra” in una isterica campagna mediatica “contro l’islamofobia” trasformando la Dachan in una “martire del razzismo”.

Si, ma che c’entra Salvini in tutto questo?

Il Decreto del Presidente della Repubblica che conferisce l’onorificenza è del 27 dicembre 2018 e, come tutti i decreti di conferimenti di onorificenze presidenziali, viene concesso PREVIA ISTRUTTORIA EFFETTUATA DALLE PREFETTURE (in questo caso, dalla Prefettura di Ancona); la quale, immaginiamo, oltre alla proposta dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche che perorava l’onorificenza per la sua iscritta, avrà pure chiesto qualche informazione alle forze dell’Ordine o ai servizi di Sicurezza per sapere chi fosse questa Asmae Dachan. Davvero improbabile che questi ultimi non ne sapessero nulla, considerato che il padre risultava essere tra i fondatori del famigerato Consiglio Nazionale Siriano o il suo manifestare insieme a Haisam Sakhanh, militante jihadista, condannato, in Svezia, nel febbraio 2017 all'ergastolo.

E, allora, perché Salvini, (con il suo staff di sempre attento a scovare e mettere on line qualche presunto “privilegio” concesso a “islamici” o migranti) non ha detto o fatto nulla (magari trovandosi il classico capro espiatorio sul quale addossare la responsabilità) su un  decreto di onorificenza, on line da cinque mesi? Perché il nostro ministro dell’Interno (dal quale dipendono le prefetture) non ha fatto o detto nulla neanche quando la clamorosa notizia era già sui media, lasciando la scena alla Meloni?

Una qualche pressione del Dipartimento di Stato, o di Israele? Così come per il suo silenzio sull’imposizione di Trump all’Italia di non importare petrolio iraniano. O sull’altrettanto sbalorditiva sospensione dei voli Alitalia con l’Iran. “Prima gli Italiani”? Si, ma dopo l’OK di Washington o di Tel Aviv. Ci sarebbe questo da denunciare per sgonfiare questo Sovranismo di cartone. Altro che – come sta facendo anche la “sinistra antagonista” – solidarizzare su Facebook con Asmae Dachan “vittima dell’islamofobia”.
 
Francesco Santoianni
 
 
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