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Luciano Vasapollo: "Basta dire che è tutta colpa del 'mostro' Trump. L'Unione Europea è anche peggio"

 

Intervista de l'AntiDiplomatico al Prof. Vasapollo su Lula, Venezuela e la sfida della nuova lista Potere al Popolo. "E’ giunto il momento di riprendere in mano il nostro destino anche in Europa."


di Alessandro Bianchi 


Dopo le sanzioni contro il Venezuela dell'Unione Europea che hanno penalizzato il processo di dialogo in corso tra governo e opposizione a Santo Domingo, è arrivata ieri la notizia dal Brasile della condanna a 12 anni contro Lula che non si potrà candidare alle elezioni presidenziali. Mentre il popolo brasiliano insorgeva contro la sentenza politica e il quadro nel paese che ha già vissuto il golpe istituzionale contro Dilma nel 2016 diventa sempre più incerto, Cabello annunciava entro aprile le elezioni in Venezuela. Come AntiDiplomatico torniamo a intervistare uno dei massimi esperti italiani di questioni legate all'America Latina, il Professor Luciano Vasapollo (direttore del Cestes e docente a la Sapienza di Roma), al quale abbiamo rivolto anche alcune domande sulla nuova lista nata in Italia, Potere al popolo.



L'Intervista



 
Professore, torniamo a parlare di Venezuela nella settimana in cui l’Unione Europea ha deciso di intensificare le sanzioni contro il paese fondatore dell’Alba con Cuba. Come le commenta?
 
 
Con le nuove vergognose sanzioni contro il Venezuela,  l'Unione Europea ha mostrato il suo lato coloniale, interventista, criminale e becero. Ha insomma mostrato il suo volto. E basta dire che è tutta colpa del “mostro” Trump per poi far apparire come i “buoni” i vari Gentiloni e Mogherini sparsi in Europa. Trump è un “mostro” è vero, ma chi ci comanda qui in Europa è esattamente della stessa pasta.  Sono d’accordo con il governo di Caracas che ha definito le sanzioni come "indegne" e come una "grave interferenza" negli affari interni del paese. Queste sanzioni dell'UE si aggiungono a quelle imposte da Washington contro circa 30 alti funzionari venezuelani nei mesi precedenti. E’ bene ricordare che queste sanzioni impediscono anche l'emissione di nuovi bond e obbligazioni per rifinanziare il debito del  Venezuela o della sua compagnia petrolifera statale PDVSA. Si tratta di un "blocco economico e finanziario" che ha impedito l'importazione di prodotti essenziali e il pagamento degli impegni del Venezuela all'estero. E’ una guerra economica che si aggiunge a quella mediatica e politica.
 
 
Che le sanzioni dell'Unione Europea siano state imposte dall'"alleato" statunitense ne abbiamo avuto conferma ieri da quanto riportava l'agenzia di stampa EFE.  Il direttore della Central Intelligence Agency (CIA), Mike Pompeo, ha riconosciuto che i servizi di spionaggio degli Stati Uniti sono alla base di alcune delle sanzioni adottate lo scorso mese contro il governo del presidente venezuelano Nicolás Maduro…
 
Il segreto di Pulcinella. Certo che ogni decisione di politica estera o bellica dell’Unione Europea e della Nato viene presa a Washington e molto spesso è la CIA che prepara il terreno contro i paesi da colpire perché cercano una via sovrana e libera alle logiche del neo-liberismo. Ma mi preme sottolineare nuovamente un punto che non viene mai argomentato a sufficienza. L’Unione Europea è una forma d’imperialismo che ha i suoi interessi che quasi sempre (come nel caso del Venezuela) sono concordi con quello degli Usa, ma a volte si scontrano. Avete visto la lotta per i dazi che sta avvenendo in questi giorni a Davos? L’Unione Europea è una forma di imperialismo e quando gli interessi delle grandi corporazioni economiche e finanziarie del blocco sono toccati si può arrivare anche allo scontro inter-imperialista. Ripeto è troppo comodo dire ‘Trump è un pazzo” senza argomentare. Non basta, i signori che ci governano da Bruxelles seguono indicazioni precisi da potentati economici e finanziari precisi. Sul Venezuela l’attacco è concentrico e devastante per creare le condizioni per un rovesciamento violento del governo. Queste vergognose sanzioni sono soprattutto un'azione di sabotaggio del dialogo iniziato a Santo Domingo tra il governo e l’opposizione venezuelana con sanzioni unilaterali contrarie al diritto internazionale.
 

Quel dialogo è saltato nei giorni scorsi per le pressioni di Stati Uniti, Spagna e Colombia che molto hanno speculato sul caso di Oscar Perez…
 
Nel leggere i commenti dei giornali italiani (copia e incolla di quelli nord-americani come sempre) ho avuto maggiore ribrezzo del solito.  Una candidata alle elezioni colombiana, ha addirittura annunciato nel suo programma l'invasione del Venezuela sfruttando il caso di Perez. Gli Usa hanno mandato le condoglianze alle famiglie del gruppo armato di Oscar Pérez.
Ma voi sapete chi era Oscar Perez? Dopo che il ciclo di violenza per l’ennesima golpe tentato dalle destre fasciste al soldo dell’imperialismo è fallito grazie alla decisione di convocare un’Assemblea costituente da parte del presidente Maduro, ci sono stati tre attacchi armati. Uno diretto contro la sede della Corte Suprema di Giustizia (con all’interno dei bambini che studiavano all’interno) ed il Ministero degli Interni, Giustizia e Pace da un elicottero da cui si lanciarono granate e raffiche di mitra di grosso calibro; ed altri due contro strutture delle Forze Armate Nazionali Bolivariana (FANB) nello stato di Carabobo (Forte Paramacay) e nello stato di Miranda (Comando della Guardia Nazionale Bolivariana, GNB). L'obiettivo era quello di ottenere armi per preparare un colpo di stato in futuro. Questi attacchi sono stati ideati e eseguiti da due cellule armate (una di Oscar Perez e l'altra dell'ex militare catturato Juan Caguaripano).
Ecco costui è Perez, un terrorista. Ora cosa accadrebbe se in Venezuela si esprimesse sostegno e condoglianze per la morte del terrorista che, per citare solo un caso, ha fatto strage sulla Rambla a Barcellona o sul lungo mare di Nizza? E’ quello che hanno fatto politici e media occidentale e ripeto l’unica cosa che ho provato è ribrezzo.
 


 



L’Assemblea costituente ha fissato le elezioni presidenziali entro il 30 aprile. Tutto procede secondo la tabella di marcia prevista dal Presidente Nicolas Maduro. Quali sono le sue impressioni?
 
 
Come prima cosa vorrei ricordare quei personaggi in cerca di notorietà che in modo surreale e alquanto divertente, hanno criticato tutte le elezioni recenti intercorse nel paese –  a partire dalle storiche elezioni del 31 luglio con otto milioni e mezzo di venezuelani che hanno sfidato il terrorismo e imposto la pace con le urne e la democrazia fino ad arrivare alle vittorie del chavismo in quelle regionali e comunali più recenti. Mi viene da pensare a questo punto che questi signori preferivano sicuramente il terrorismo e le violenze nelle strade dei giorni precedenti. Bene, questi personaggi erano gli stessi che da mesi invocavano elezioni presidenziali anticipate. L’altro giorno con un grande discorso il Costituente Cabello ha annunciato proprio questo: “se voi ci volete applicare le sanzioni, noi applicheremo elezioni”. E ha anticipato la tornata elettorale entro aprile. In Venezuela si voterà per la quarta volta in nove mesi. Una strana dittatura veramente.
Ebbene, sempre quei personaggi in cerca di notorietà, in modo incredibile oggi criticano la decisione….  di votare. Del resto, dopo la grande affermazione popolare del luglio 2017 per le votazioni dell’Assemblea Costituente e la grande vittoria del chavismo nelle elezioni regionali e comunali, l’unica strada che gli rimane è quella che conoscono meglio. Quella che hanno intrapresa nell’aprile del 2003, nel febbraio del 2013 e nell’aprile del 2017: il golpe. Si cercherà, ancora una volta un cambio violento perché c’è la consapevolezza che l’eroica resistenza del popolo venezuelano è destinata a proseguire. Nonostante tutto, nonostante la guerra economica, la crisi e i tentativi di sabotaggio proseguirà.
 
 
Cercheranno ancora una volta di cacciare Maduro con la forza prima delle elezioni presidenziali?
 
Con il Segretario generale dell'Osa, Luis Almagro che ha “bocciato” nuovamente  il dialogo, confermando  solo di essere un burattino delle destre più violente del Venezuela e la guerra economica senza quartiere di Usa e Ue, lo scenario di trasformare il Venezuela in una nuova Siria è sempre presente. I “corridoi umanitari” richiesti al confine con la Colombia, dove la guerra dei narcos, dei paramilitari e dell’estrema destra di Uribe prosegue con sempre maggiore intensità saranno un passo in quella direzione. Ma finora tutti questi piani per cacciare Nicolás Maduro hanno fallito. L'imperialismo non è riuscito a soffocare, e non potrà soffocare la Rivoluzione Bolivariana. Come ha sottolineato recentemente Ramonet in un ottimo approfondimento sulla figura di Maduro, è lui il vero vincitore del 2017. E’ lui che ha pacificato il paese. E’ lui che, anche l’introduzione della nuova moneta petro, le relazioni intraprese con Cina, Russia, Iran e con altri paesi per aggirare il blocco criminale di Usa e Ue, sta cercando di far uscire il Venezuela dalla crisi e dal cappio delle forze del male del nostro tempo. E’ una strategia che pagherà. In questo anno eroico, contrassegnato da attacchi brutali e infinite aggressioni, il chavismo ha dimostrato la sua forza e la sua capacità di eccellere. Ed è riuscito a espandere i consensi, aumentando le forze politiche e sociali a favore della rivoluzione.  E’ una speranza per tutta l'America Latina.
 

 
A proposito di America Latina, l’attacco contro le forze progressiste è ormai totale.  Ieri la Corte di appello di Porto Alegre ha inasprito la condanna contro l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva che ora non potrà candidarsi. Che partita è in corso nel continente?
 
 
In America Latina registriamo negli ultimi anni: colpo di stato in Honduras 1 (2009), colpo di stato istituzionale in Paraguay (2012), colpo di stato istituzionale in Brasile contro Dilma (2016), colpo di stato tentato contro il Venezuela attraverso due insurrezioni violente (febbraio 2015 e aprile 2017), colpo di stato in Honduras 2 (2017). A questo dovete aggiungere lo sterminio (totalmente censurato) chiaramente di giornalisti, attivisti, sindacalisti e politici in Guatemala, Messico e Colombia. Questi ultimi due paesi si apprestano a votare senza nessuna garanzia del rispetto minimo di imparzialità e tutela dei diritti per le forze politiche progressiste. In questo quadro l’attacco al Venezuela è la madre di tutte le battaglie perché la rivoluzione bolivariana, la grande resistenza del popolo venezuelano al tremendo attacco mediatico, economico e psicologico, è il colpo più grande dato all’imperialismo insieme alla resistenza di Cuba. Ecco in questo quadro la sentenza politica contro Lula potrebbe essere un secondo golpe dopo quello contro Dilma. Uso il condizionale al momento perché la partecipazione di Lula alle elezioni è tutt’altro che una questione chiusa. La battaglia politica è tutta in corsa come dimostra la grande reazione del popolo brasiliano di questi giorni che non accetta i diktat dell’imperialismo.
 

 
Come giudica il comportamento dei media nel raccontare gli avvenimenti recenti. C’è già qualche giornale colombiano che scrive che Maduro sta già interferendo con i suoi troll nelle elezioni?
 
 
Il comportamento dei media segue il regime del pensiero unico imposto dalle borghesie dominanti oggi. Quando c’erano i morti nelle stradi si riempivano giornali e telegiornali con menzogne per accelerare il colpo di stato contro il governo. Quando si è eletta la Costituente si è gridato al “golpe di Maduro” per accelerare l’intervento militare che si stava ipotizzando in quei giorni. Quando il 54% dei venezuelani vota per eleggere 17 governatori su 22 chavisti preferiscono la menzogna del silenzio. Quando viene smantellata una cellula terrorista si commemora “l’eroe” per la sua battaglia di libertà. Su Maduro che sta interferendo nelle elezioni colombiane non commento per non offendere l’intelligenza dei lettori.
 

 
Le forze che in Italia si definiscono progressiste stentano a comprendere il quadro di riferimento in America Latina, forse perché leggono troppo quei media di cui parlavamo precedentemente.
 
Si è desolante il quadro attuale. Se pensiamo al Pd che ha fomentato le destre fasciste venezuelane, i neo-nazisti ucraine e le forze jihadiste al soldo degli Stati Uniti per la distruzione di Libia e Siria, proviamo solo vergogna e disgusto. Ma parliamo di una destra pura quindi chi ancora li annovera tra le forze progressiste mente sapendo di mentire. Ma il quadro resta ancora più desolante a pensare alla nuova truffa di “Liberi e Uguali”… al Pd. Con che credibilità D’Alema, quello delle sanzioni e dei bombardamenti all’ex Jugoslavia, può parlare oggi di qualunque argomento di politica estera? Semplicemente non può. Con che credibilità quelli che hanno votato fino a ieri tutto insieme al Pd può dire di essere la soluzione contro il PD? Con che coraggio chi nel 2013 si era presentato insieme al Pd, facendolo vincere e governare, può dire che un domani non farà lo stess? Potete ancora credere a una singola parola di quello che dice l’armata Brancaleone guidata da Grasso? Ma oggi al contrario del 2013 esiste una speranza per questo paese. Esiste una lista, Potere al Popolo, nata dal basso e che in pochissimo tempo ha già aggregato decine e decine di lotte territoriali in tutta Italia. Nella censura dei media, in un solo giorno sono state raccolte tutte le firme necessarie per presentarci. Ma la censura ci sta bene, ci conferma che la strada intrapresa è davvero quella giusta. Potere al Popolo sta gettando le basi per un processo di democrazia reale, vera, in questo paese. La democrazia popolare, attraverso la quale il popolo si riprende tutto quello che gli spetta, a partire dai diritti sociali. In questo assomiglia molto alle esperienze dell’America Latina.
 

 
Cosa propone Potere al popolo?
 
Qui dobbiamo intenderci con tutti quelli che a parole si riempiono la bocca di cambiamento, insostenibilità e bla bla bla. Basta parole, il paese è stufo di inutili slogan. Noi porteremo la verità in campagna elettorale nel senso che diremo con forza che l’unico cambiamento possibile è quello che prevede la rottura con i trattati dell’Unione Europea. Solo così sarà possibile un cambiamento. E per farlo deve tornare al centro la lotta di classe tra il lavoro (le migliaia e migliaia di sfruttati) e il capitale (oggi principalmente internazionale e rappresentato da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale). Chi parla di cambiamento ma poi non mette in discussione tutto questo e ancora vi parla di riforme è allo stesso livello del PD. Ecco a tutte queste persone che vogliono veramente il cambiamento ora hanno una possibilità reale che si chiama Potere al Popolo. Se si abituano a toglierti i diritti, te li toglieranno sempre. I diritti non rimangono per sempre. Questo in America Latina lo hanno capito bene. E’ giunto il momento di riprendere in mano il nostro destino anche in Europa.
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