Massimo Mazzucco - La simmetria terrificante: i 5 minuti in cui ho provato a vedere "Non è l'Arena"

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Massimo Mazzucco - La simmetria terrificante: i 5 minuti in cui ho provato a vedere "Non è l'Arena"

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Ieri sera ho provato a guardare la trasmissione di Giletti “Non è l’arena”. Dico “provato” perchè ne ho guardato 5 minuti, poi non ce l’ho fatta e ho dovuto spegnere il televisore.
 
Ma in quei 5 minuti iniziali ho fatto in tempo a capire l’impostazione del programma, e questo mi è bastato. Giletti infatti, parlando dei fatti di Bucha, si domandava, con tono serioso e preoccupato (Giletti è un grande attore mancato), “come mai possano esistere delle persone che mettono in dubbio quello che è successo”.
“I reporter sono stati là e hanno visto i morti con i loro occhi – diceva Giletti recitando la parte dello stupito - come è possibile che ci sia gente che non gli crede?”
 
A quel punto ho urlato “Non è che non credano ai morti, idiota che non sei altro. Non credono che ad uccidere quella gente siano stati i russi, che è una cosa molto diversa!!!”
 
Dopodichè ho chiuso il televisore, perchè ho capito il perfido gioco, e l’ipocrisia di Gilletti mi dava troppo fastidio. Mi urtava nel profondo.
 
Poi, riflettendoci, ho capito: sta succedendo con la guerra esattamente quello che è successo con il covid.
 
Ovvero, di fronte ad una verità troppo scomoda da accettare, si cambia la premessa del ragionamento, per riuscire comunque a farlo quadrare nella nostra piccola testa di benpensanti.
 
Mi spiego meglio: con il covid c’era molta gente che non si voleva vaccinare, per sani motivi di precauzione.
 
Ora, siccome sarebbe stato troppo scomodo ammettere che questa gente aveva dei dubbi più che legittimi, si andava a prendere quello che dicevano le frange più estreme dei cosiddetti “no-vax”, e si criticava quello.
 
Nello specifico, si andava a prendere quei quattro sciamannati che dicevano “il covid non esiste”, lo si generalizzava, e lo si usava per criticare l’intera categoria “no-vax”, giocando a fare gli scandalizzati: “Come si può negare che il covid esista! – dicevano scandalizzati i mille giletti della situazione – basta andare a farsi un giro nelle terapie intensive per capirlo!”
 
In altre parole, pur di evitare il vero argomento scomodo, si generalizzava quello che dicono alcuni “estremisti”, e ci si concentrava nel contestare quello. E' molto più facile (lì vinci di sicuro), e nel contempo ti tieni alla larga dai veri problemi che andrebbero affrontati.
 
Ora con la guerra sta succedendo la stessa cosa: sarebbe decisamente scomodo doversi mettere a discutere seriamente a chi facciano più comodo le stragi come quella di Bucha, o quella della stazione ferroviaria, perchè la logica porterebbe immediatamente ad accusare gli stessi ucraini falangisti. E accusare loro equivarrebbe ad ammettere che stiamo aiutando dei criminali, che non esitano a massacrare i propri concittadini pur di portare avanti la loro agenda nazi-fascista. E allora si prende quello che hanno detto alcuni stupidotti del web (quelli che dicevano, nel caso di Bucha: “guarda, il braccio si muove, quei cadaveri sono tutti finti!”) e si usa quello per criticare l’intera categoria dei dubbiosi sulle origini degli eccidi. “Come si fa a dire che i morti siano finti – si recita scandalizzati – quando i nostri reporter li hanno visti da vicino”.
 
Eccolo qui, lo stesso trucco del covid applicato ai fatti di Bucha: è molto più facile criticare lo stupido che ha detto “il braccio si muove”, piuttosto che affrontare seriamente la questione del cui prodest.
 
L’ipocrisia dei benpensanti è qualcosa di orribile, perchè impedisce di arrivare alla verità usando dei piccoli trucchetti semantici, come quelli che ho illustrato.
 
E siccome qusta ipocrisia viene praticata ormai costantemente, in televisione, dai “padroni del discorso”, a noi non resta che tenercene lontani, smettere di guardare la televisione, e tenerci ben stretta la cosa più preziosa che ancora abbiamo: un cervello sano e pienamente funzionale.
 
Potranno mentire all’infinito, ma quello non ce lo potrà mai togliere nessuno.
 
 

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