Pagamento del fine servizio, la Ragioneria dello Stato contro la Corte costituzionale

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di Federico Giusti

Ancora una volta i diritti in teoria inalienabili sono trasformati in variabile dipendente dalle esigenze di cassa, la Ragioneria dello Stato ha così stabilito che l’anticipo del Tfs, ossia per il pagamento dello stesso nei tempi previsti per i lavoratori del privato, è inattuabile perché costerebbe 3,8 miliardi di euro nel solo anno 2024.

Le proposte iniziali prevedevano di portare da 12 a 3 mesi il tempo di erogazione della prima rata del Tfs fino a un importo di 63.600 euro rispetto ai 50 mila previsti.

Siamo quindi davanti a un vero conflitto tra la Corte Costituzionale, che a giugno 2023 aveva giudicato illegittima la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati, e la Ragioneria dello Stato che in nome del contenimento di spesa ha ritenuto inattuabile la indicazione della Corte.

Esponenti del Governo hanno sostenuto questa decisione per l’eccessivo flusso di cassa promettendo al contempo di trovare qualche soluzione di compromesso.

Una soluzione, ulteriormente iniqua e divisiva, potrebbe essere quella di liquidare il Tfs in anticipo per i soli militari con un costo di 800 milioni di euro. E in un paese nel quale la cultura della difesa sta diventando il baluardo della politica estera immaginiamo che possa passare una proposta del genere visto che già per gli aderenti alle forze armate stanno ipotizzando aumenti salariali e misure di welfare maggiori di quelle che saranno erogate a tutti gli altri dipendenti della PA.

Il Trattamento di Fine Servizio (Tfs) viene erogato a partire da uno o due anni dopo il momento in cui il dipendente lascia il lavoro e questo accade da quasi 30 anni con un ritardo, per chi è andato anticipatamente in pensione con le varie quote 100, 101, 102 e 103 (la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi ancor maggiore, fino a 5 anni e senza percepire alcun interesse.

Ancora una volta il personale della Pa serve per far cassa a Governi e Stato in barba a qualunque principio costituzionale. L’equità di trattamento diventa così una mera chimera

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