Prosperity Guardian: la posta in gioco nel Mar Rosso

Prosperity Guardian: la posta in gioco nel Mar Rosso

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Il capo del Pentagono Lloyd Austin  ha annunciato la creazione della Prosperity Guardian per garantire la sicurezza dei mercantili nel Mar Rosso dalla “recente escalation di sconsiderati attacchi Houthi provenienti dallo Yemen minaccia il libero flusso del commercio, mette in pericolo i marinai innocenti e viola il diritto internazionale”.

L’iniziativa multinazionale si svolgerà sotto l’egida delle Forze marittime combinate Combine Maritime Forces(CMF), che sono presenti nell’area con la Task Force 154 a guida statunitense, allo scopo di garantire “la libertà di navigazione per tutti i paesi e rafforzando la sicurezza e la prosperità regionale”, ha specificato il segretario della Difesa statunitense.

Alla coalizione parteciperanno dieci Paesi oltre Stati Uniti, tra cui l’Italia, Gran Bretagna, Canada, Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Seychelles, Spagna e Bahrein, unico rappresentante del mondo arabo nel gruppo.

 

L’Italia invierà una fregata

Per le operazioni di pattugliamento sul Mar Rosso l’Italia dovrebbe inviare la fregata Virginio Fasan, secondo quanto scrive Repubblica. E’ la seconda classe FREMM (Fregate Europee Multi Missione) e la prima in configurazione ASW (Anti Submarine Warfare). E’ dotata di missili Aster 30 e 15, con raggio protettivo di 100 chilometri, gli stessi utilizzati la scorsa settimana da un’altra fregata francese per abbattere due droni lanciati dagli Houti contro una portacontainer.  

In base a quanto riferito, la Fasan dovrebbe spostarsi dal Mediterraneo Orientale per varcare il Canale di Suez già prima di Natale. Non sarà necessario un passaggio in Parlamento, ritiene il Governo, poiché operazione rientra in un’area coperta dalla missione antipirateria europea Atalanta, attiva già da quindici anni. Non è escluso l’invio di una seconda nave.


Solo uno Stato arabo nella coalizione

In una telefonata con il suo omologo saudita, Anthony Blinken ha sollecitato lunedì la cooperazione tra tutti i partner per sostenere la sicurezza marittima. Allo stato attuale il Bahrein sarà l’unico Paese arabo della coalizione. Austin non ha menzionato altri Stati che hanno un forte interesse a garantire la sicurezza della navigazione lungo lo stretto di Bab-el-Mandeb, tra Yemen e Gibuti, come Egitto e Giordania. Al Jazeera suggerisce che potrebbero avere delle difficoltà interne a schierarsi dentro una coalizione occidentale contro gli Houti, che hanno dichiarato guerra a Israele come risposta al massacro di Gaza. Tuttavia potrebbero aderire in seguito. Dopo tutto Egitto e Giordania, così come alcuni paesi del GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo), inclusa l’Arabia Saudita, fanno parte delle CMF, sotto la cui egida si svolgerà la Prosperity Guardian.


Reazione degli Houti

AnsarAllah assicura che la creazione della coalizione marittima non avrà alcun impatto sulla posizione del gruppo nella guerra di Gaza. L'alleanza navale guidata dagli Stati Uniti è "sostanzialmente inutile", ha detto a Reuters Mohammed Abdulsalam, capo negoziatore di Ansar Allah, aggiungendo che tutte le acque adiacenti allo Yemen sono sicure, ad eccezione delle navi israeliane o delle navi dirette a Israele, a causa della “ingiusta guerra aggressiva contro la Palestina”.

“Anche se l’America riuscirà a mobilitare il mondo intero” per fermarli il gruppo continuerà a prendere di mira le navi legate a Israele nel Mar Rosso, ha assicurato Mohammed al-Bukhaiti, membro del politburo e portavoce degli Houti.

Nell’area le navi mercantili continuano ad essere attaccate o minacciate. Il CentCom (Centro Comando degli Stati Uniti) ha reso noto che lunedì 18 dicembre il gruppo sciita ha sferrato due attacchi contro navi commerciali, intorno alle 9:00 (ora di Sanaa). La petroliera SWAN ATLANTIC, battente bandiera della isole Cayman, è stata attaccata da un drone e da un missile balistico antinave, lanciato da un'area controllata dagli Houthi nello Yemen. Più o meno nello stesso momento, la nave da carico M/V CLARA ha segnalato un'esplosione nello specchio d’acqua vicino alla loro posizione. Martedì mattina, dopo l’annuncio del capo del Pentagono, un’imbarcazione che viaggiava a circa 80 miglia nautiche al largo della costa di Gibuti è stata avvicinata da quattro piccole barche sospette, a bordo delle quali sarebbero state avvistate delle armi, secondo quanto riporta l’UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations).

Come gli Houti hanno bloccato la navigazione nel Mar Rosso

A fine ottobre AnsarAllah, organizzazione degli Houti dello Yemen, movimento sciita legato all’Iran, ha dichiarato guerra a Israele, come risposta al massacro dei palestinesi a Gaza e ai raid nei territori occupati della Cisgiordania. Da allora ha sferrato attacchi contro più di una dozzina di navi commerciali che considera collegate a Israele, interrompendo la rotta chiave che collega l’oceano indiano al Mediterraneo attraverso il canale di Suez. Dai territori dello Yemen sotto il proprio controllo, il gruppo riesce ad avere sotto tiro le navi che passano per lo stretto di Bab el-Mandeb, ovvero le porte del mar Rosso.

Gli attacchi contro le navi mercantili non mettono fuori gioco soltanto il porto israeliano di Eliat. A rischio c’è una congrua fetta di commercio internazionale marittimo. L’insicurezza nell’area ha provocato un aumento del costo della spedizione delle merci attraverso il mar Rosso, dopo che il mercato assicurativo di Londra ha ampliato l’area considerata ad alto rischio. I premi assicurativi per il rischio di guerra sono saliti dallo 0,5% allo 0,7% circa valore di una nave dallo 0,07% all'inizio di dicembre, secondo stime di mercato di lunedì.  Ciò si traduce in decine di migliaia di dollari di costi aggiuntivi per un viaggio di sette giorni, anche se venissero applicati sconti.

Alcune compagnie hanno annunciato la sospensione delle rotte del mar Rosso, a partire dalla Maersk, che con il controllo del 15% del traffico marittimo mondiale è la maggiore compagnia di portacontainer al mondo. Venerdì 15 dicembre, dopo un attacco missilistico contro una delle sue navi, ha annunciato la decisione di interrompere la navigazione nell’area. La presenza di due gruppi di attacco di portaerei della marina militare statunitense non è in grado di garantire la sicurezza dei traffici marittimi nello stretto.

Dopo la Maersk anche la MSC, il più grande gruppo marittimo al mondo, la società francese di logistica CMA CGM e la tedesca Hapag-Lloyd hanno ordinato alle loro navi si raggiungere aree sicure e sospendere la navigazione finché non cambierà la situazione.

Lunedì è toccato alla BP (ex British Petroleum).

"Alla luce del deterioramento della situazione di sicurezza per la navigazione nel Mar Rosso, BP ha deciso di sospendere temporaneamente tutti i transiti attraverso il Mar Rosso", ha affermato la società in una nota.

Cosa vuol dire lo stop nel mar Rosso per il commercio mondiale?

Gli attacchi degli Houthi alle navi cisterna hanno determinato una fiammata del prezzo di gas e petrolio. I mercati scommettono su un aumento dei costi dell’energia dovuto al fatto che i vettori di trasporto marittimo sospenderanno le rotte sul canale di Suez e devieranno per il Capo di Buona speranza per raggiungere l’Europa. Ciò determinerà un carico aggiuntivo a viaggio fino a 400.000 dollari, ovvero un aumento dal 9% al 12%, secondo quanto riferisce una fonte a S&P, si legge sul Messaggero. Le rotte del mar Rosso rappresentano circa il 12% del commercio globale e il 30% del traffico globale di container.

"Tutto, dal costo della benzina alla pompa alla disponibilità dei più recenti dispositivi elettronici, dipende in gran parte dalla sicurezza dello stretto corso d'acqua largo appena 20 miglia tra Gibuti e lo Yemen: lo stretto di Bab el-Mandeb", spiega il Guardian.  

L’interruzione della navigabilità del mar Rosso mette a rischio le catene di approvvigionamento mondiali e vanifica i tentativi delle banche centrali dei Paesi di contrastare l’inflazione.

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