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Secondo il copione delle "rivoluzioni colorate" in Venezuela tornano i franchi tiratori

 
Secondo il copione delle "rivoluzioni colorate" in Venezuela tornano i franchi tiratori. Questa volta hanno perso la vita due adolescenti: nello stato Lara, governato da Henry Falcon, un personaggio della destra moderata che appoggia (seppur ambiguamente) il dialogo con il governo e che spera di essere candidato anti-Maduro alle prossime presidenziali. Come di consueto, le destre e i vertici della chiesa cattolica, che contrastano anche la mediazione del papa Bergoglio, accusano i "collectivos": ovvero le organizzazioni di base dei quartieri che appoggiano la rivoluzione bolivariana e che contendono il territorio alle mafie e ai narco-paramilitari.



Ovviamente nessuno si pone una domanda logica: che interesse avrebbe il governo Maduro a cadere nella trappola che porterebbe al "modello libico" e all'invasione militare che tanto chiedono le destre? Ben pochi se lo chiedono, obnubilati da un'informazione tossica - questa sì di regime - che racconta un mondo al rovescio: quello in cui i golpisti vengono dipinti come difensori dei diritti umani e la rivolta dei ricchi come richiesta di libertà contro un'insopportabile dittatura. Accadde così anche a Puente LLaguno, il 12 aprile del 2002.

Durante il golpe contro Chavez, dei franchi tiratori spararono sulla folla di entrambi gli schieramenti per far credere alla violenza chavista e provocare il panico. Il caso volle, però, che una troupe di giornalisti stranieri scoprisse le manovre della Cia e potesse far emergere un'altra versione. Da allora, però, è passata molta altra acqua sotto i ponti. Acqua putrida e fango di guerra che ha reso l'informazione embedded sempre più pervasiva. Compagne e compagni, spezziamo il cerchio, facciamoci sentire anzitutto nelle addormentate sedi della sinistra italiana

Geraldina Colotti
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