Quando il tennis oscura un genocidio

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Quando il tennis oscura un genocidio

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di Paolo Desogus

 

La stampa italiana preferisce darci le notizie del tennis invece che aggiornarci sui fatti di Gaza. Non ho nulla contro lo sport, sia chiaro. Ma è possibile che le prime battute di un torneo debbano avere la testa dei siti internet rispetto alla catastrofe umanitaria di cui è complice anche il nostro governo? 

Oltretutto è di ieri la notizia di un attacco a un internet point frequentato da molti giornalisti locali. L’Idf lo ha bombardato provocando 24 morti e numerosi feriti. Ma quel che rende i fatti ancor più agghiaccianti è che, rispetto al passato, i suoi generali non si sono nemmeno preoccupati di dare una motivazione. Non hanno più bisogno di mentire o di inventarsi scuse per perpetrare le loro pratiche omicide e sanguinarie. Ammazzare allo scopo esclusivo di ammazzare è una motivazione che non richiede più di essere nascosta o camuffata.

L’attacco all’internet point avrebbe comunque dovuto chiamare in causa una riflessione e sulla repressione dell’informazione. Sia chiaro: Israele non pratica una vera e propria censura, porta semmai avanti l’intimidazione. Non gli interessa manipolare le informazioni. Anzi, per molti versi vuole che il mondo sappia cosa sono capaci di fare. Israele intende però condizionare il giornalismo mettendo sotto pressione psicologica i singoli reporter e creare tra di loro il terrore, la paura di sentirsi costantemente in pericolo e sotto ricatto. 

La stampa italiana però tace, è già succube di questa pratica. Quando però si tratta di gettare discredito sui nemici dell’Occidente (cioè degli USA), come ad esempio l’Iran, la stampa italiana non si risparmia in accuse, critiche e strumentalizzazioni. Eppure, quanto a crimine, terrore, razzismo, fanatismo, crudeltà verso l’infanzia, uso sistematico della menzogna, disprezzo della vita, messa in pericolo dei propri cittadini e soprattutto infamia lo stato di Israele, nel mondo, non è secondo a nessuno.

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