Squid Game e Corea del Nord: le solite bufale occidentali

Squid Game e Corea del Nord: le solite bufale occidentali

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Oramai è una consuetudine: a frequenze periodiche sulle pagine dei giornali e sui siti di informazione vengono diffuse notizie sulla Corea del Nord che potremmo definire, a voler essere  buoni, bizzarre e stravaganti e che in una buona parte dei casi, si rivelano a posteriori delle vere e proprie bufale.

Recentissima è quella diffusa da Radio Free Asia, secondo la quale uno studente nordcoreano sarebbe stato condannato a morte perché, di ritorno dalla Cina, avrebbe  importato una copia di "Squid Game", (serie Netflix di successo di produzione sudcoreana) su una pendrive e successivamente avrebbe diffuso la serie tra gli amici.  Un altro studente che avrebbe acquistato una copia avrebbe invece ricevuto l'ergastolo, mentre altri sei che avrebbero visto il film sarebbero stati condannati a cinque anni di lavori forzati; insegnanti e amministratori scolastici sarebbero stati licenziati e rischierebbero l'esilio per lavorare in miniere remote, riporta poi la stessa testata.

La fonte  di Radio Free Asia sarebbe in questo caso, un membro delle forze dell'ordine nella provincia di North Hamgyong (in Nord Corea) ovviamente anonimo.

Il copione reiterato quando vengono diffuse bufale o articoli disinformativi sulla Corea del Nord è pressoché sempre lo stesso: testate nordamericane o europee riprendono articoli di Radio Free Asia, che guarda caso è un' un'agenzia di stampa finanziata dal governo degli Stati Uniti con sede a Washington, oppure pezzi di testate di Seul tradizionalmente ostili a Pyongyang, che a loro volta citano presunti dissidenti o fonti anonime, quasi mai verificabili.

Peccato stavolta che  alcuni siti  informativi nordcoreani, che non sarebbero certo potuti sfuggire alla lettura o censura governativa, avevano parlato in tempi non sospetti positivamente della serie televisiva in questione, perché avrebbe evidenziato le storture e i lati negativi dell'assetto capitalistico in Corea del Sud. Pertanto la notizia della repressione per contrastare la diffusione illegale della serie non reggerebbe.
Lo stesso “The Washington Post” ne aveva dato precedentemente notizia.
 

Che la vicenda narrata puzzasse di bufala se ne è accorta anche “la Repubblica”, che dal canto suo cita come sito che smonta la notizia Nk News.
 

Del 24 novembre, sempre ascrivibile  a Radio Free Asia, è invece la notizia  che le giacche di pelle in Corea del Nord, sono state bandite: l'unico a poterle indossare, riferisce l'agenzia di stampa statunitense, sarà Kim Jong-un.

Per quanto non verificabili e surreali,  notizie come quella appena citata, trovano sempre ampia diffusione alle nostre latitudini.

Una delle ultime era stata quella della promulgazione di “una nuova legge che prevede la reclusione fino a 15 anni nei campi di lavoro per chi guarda film stranieri e addirittura la pena di morte per chi viene trovato in possesso di un quantitativo importante di contenuti media provenienti da Corea del Sud, Usa, o Giappone”.

A riportare la notizia  allora era stato invece, il Daily NK, organo  gestito da “disertori” che, non si sa come, avrebbero accesso ad una vasta rete di informatori al Nord.  Le loro  news vengono quasi sempre riportate  da “fonti anonime” e inverificabili per definizione, che non possono essere né confermate né smentite. 

Avevamo in un precedente articolo con l'ausilio di Francesco Alarico della Scala (presidente del Centro studi sulle idee del Juché in Italia e dirigente della KFA), già parlato e mostrato la pochezza di credibilità di quella notizia.
 

Insomma quelle sopra citate sono solo le ultime di una lunga serie di fake news: come dimenticarsi della falsa notizia secondo la quale Jang Song Taek era stato fatto sbranare da centoventi cani, letteralmente scopiazzata da un blog satirico cinese, della bufala sulla fucilazione di Ri Yong Gil, comandante in capo delle Forze Armate nordcoreane, passando per la leggendaria storia della nazionale di calcio nordcoreana incarcerata dopo la partecipazione ai campionati del mondo del 1966 in Inghilterra. Ancora la fake della legge sull’obbligo del taglio di capelli sullo stile di Kim Jong Un, fino alle notizie alterate sui monumenti dedicati ai tre leader “visibili dalla luna”, per non parlare poi delle numerosi proclamate morti e “resurrezioni” dello stesso leader nordcoreano.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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