Sulla foto simbolo (censurata) dei nostri tempi

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Sulla foto simbolo (censurata) dei nostri tempi

 

Abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook una foto straordinaria. Una foto simbolo dei nostri tempi bui.

 



E’ stata scattata dalla giornalista di Al Jazeera Najwan Simri Diab.


Ha attirato il solito seguito di troll, il loro shitstorming è direttamente proporzionale ai successi dell’AntiDiplomatico e non possiamo che ringraziarli.
 

Ma ci hanno accusato di aver diffuso una notizia falsa e quindi rispondiamo perché c'è chi può diffondere interviste di gente morta senza avere la decenza di scusarsi e senza nessun “organo di controllo” che dica nulla. Ma noi non possiamo permettercelo in epoche orwelliane di debunker di regime.


Il nostro stile poi è diverso. Basterebbe dire che la foto è di una giornalista di Al Jazeera.

 




Basterebbe dire che l’ha pubblicata Younes Arar co-fondatore di frontlinedefenders, attivista per i diritti umani coinvolto nella fondazione e nelle attività della campagna "Smantellare il ghetto, fuori i coloni da Hebron". Younes Arar è il direttore della sezione Hebron del Comitato per la colonizzazione e la resistenza al muro dell'Organizzazione palestinese per la liberazione - un'estensione di base del Ministero palestinese per gli affari del muro e degli insediamenti.



 


Basterebbe, ma ai nostri amici troll che non chiedono spiegazioni ai giornali Fiat delle loro bufale quotidiane vogliamo fare un regalo. L’intero servizio della giornalista di Al Jazeera con la sintesi di Bassam Saleh che segue e che ringraziamo.



 



“Il servizio racconta la storia di un famiglia di profughi palestinese che tornano al villaggio dove sono nati dopo 72 anni. Il viaggio è stato organizzato dallo staff di Al Jazeera.


Arrivati al villaggio girano e raccontano.  ‘Questa è la moschea chiusa ma le mura sono sempre le stesse.  Sono cambiate i colori delle porte per le usura delle stagioni.


La scuola è diventata una sinagoga.’


Poi si fermano davanti a casa loro. Il vecchio con le lacrime: qui sono cresciuto con la mia famiglia poi sono arrivati loro gli ebrei...


Escono gli attuali abitanti e chiedono cosa volete? La giornalista risponde e chiede loro cosa si sente a sapere che si vive a casa di un altro. Risposta: bene qui si sta benissimo e si respira area buona.


La giornalista conclude il servizio con questa frase: si dice che il tempo fa dimenticare, ma qui no il tempo ha radicato la memoria e non la cancella nessuno.


Il villaggio si chiama Enzimi.  Palestina del 48”

 

In quella risposta dei coloni che occupano abusivamente la casa di questi anziani palestinesi contro ogni norma di diritto internazionale e di umanità c’è la definizione attuale di male. 

Tutto questo vi viene censurato anche grazie al lavoro dei nostri amici troll, i migliori alleati di chi anche oggi insulterà e calpesterà il vostro diritto ad essere informati.

La Redazione

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