VIDEO ESCLUSIVI RADIO GAZA - “Le tende a Gaza un commercio per le organizzazioni umanitarie”.

RADIO GAZA - PUNTATA 17

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VIDEO ESCLUSIVI RADIO GAZA - “Le tende a Gaza un commercio per le organizzazioni umanitarie”.

 

di Michelangelo Severgnini 

E’ disponibile la diciassettesima puntata di Radio Gaza, pubblicata sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico.

 

Guarda la puntata 17: 


 

“Radio Gaza - cronache dalla Resistenza”, ogni giovedì alle 18, sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico, è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 182° giorno, avendo raccolto 124.903 euro da 1.581 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 124.024 euro.

Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

FB: RadioGazaAD

Di seguito I testi della sedicesima puntata.

 

—————————————-

 

Radio Gaza - cronache dalla Resistenza

Un programma di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue 

In contatto diretto con il popolo di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo…

Puntata numero 17 del 18 dicembre 2025

 

Questa sarà una puntata speciale e crediamo in questo servizio di rendere al meglio lo spirito che anima questo programma. Come avevamo già raccontato nella puntata numero 15, a Gaza si è affermato il fenomeno del furto delle tende dai depositi delle organizzazioni umanitarie e della vendita di queste da parte di alcuni funzionari corrotti sul mercato nero a Gaza. Bene, oggi abbiamo filmati e ricostruzioni con le quali possiamo documentare e denunciare questo ennesimo reato sulla pelle del popolo sofferente di Gaza. Si svolge tutto su Omar Al-Mukhtar Street nell’area di Al Saraya. Qualora qualcuno volesse per sbaglio riportare la notizia, non potrebbe che farci piacere.

Mostreremo video e racconti di questo furto degli aiuti nel corso della puntata, ma prima vorremmo parlare della cornice internazionale che in questi giorni sta avvolgendo tutto questo. Un quadro che non lascia presagire nessun miglioramento a breve.

Questo martedì in Qatar, presso il Comando Centrale degli Stati Uniti, si è tenuta una conferenza per discutere della composizione delle Forze Internazionali di Stabilità (ISF).

Hanno partecipato Egitto, Indonesia, Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Italia, Francia, Regno Unito e Azerbaigian (tra i Paesi che più sono coinvolti al momento nell’iniziativa), insieme a Cipro, Georgia, Canada, Germania, Paesi Bassi, Giordania, Giappone, Grecia, Singapore, Arabia Saudita, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait, Marocco, Bahrein, Bosnia, Finlandia, Kosovo, Kazakistan, Indonesia, Spagna, Yemen e altri. 

45 Paesi in tutto.

Insomma tutti coloro che Trump ha potuto coinvolgere. Meno uno. La Turchia.

La Turchia è uno dei Paesi più critici di Israele a livello mondiale, con il presidente Recep Tayyip Erdogan che negli ultimi due anni di guerra ha spesso accusato Israele di genocidio, paragonandolo alla Germania nazista e assimilando il primo ministro Benjamin Netanyahu ad Adolf Hitler.

Erdogan ha anche stretto rapporti con Hamas nel corso degli anni, ospitando alti funzionari e definendo il gruppo terroristico “combattenti per la libertà”.

Israele ha espresso dunque una ferma opposizione alla presenza militare turca nella Gaza del dopoguerra.

La Turchia “potrà vedere Gaza solo con il binocolo”, ha scritto il mese scorso il ministro della Difesa Israel Katz su X.

“Non ci saranno soldati turchi sul terreno”, ha detto nei giorni scorsi ai giornalisti il portavoce dell'ufficio del primo ministro Shosh Bedrosian.

Lo stesso vice.presidente americano JD Vance ha dichiarato di recente, rispondendo ai sospetti israeliani: "Non importeremo truppe straniere sul suolo israeliano, ma crediamo che la Turchia possa svolgere un ruolo costruttivo. Siamo grati per il ruolo che hanno già svolto”.

Insomma, a questo giro Israele si è imposto, ottenendo al momento un’esclusione clamorosa. 

Tuttavia la fune questa volta ha rischiato di spezzarsi davvero. Sabato scorso un attacco israeliano ha ucciso un alto dirigente appartenente allo stato maggiore delle Brigate martiri di Al-Aqsa, ramo militare di Hamas, Raed Saad, che secondo Israele era alla guida del riarmo dello stesso movimento. In risposta lunedì Trump ha dichiarato che Washington sta “valutando” se Israele abbia violato il cessate il fuoco a Gaza con l'attacco che ha ucciso il comandante di Hamas.

Israele teme che Washington possa spingere per passare alla fase successiva del cessate il fuoco anche prima che venga stabilito un piano operativo chiaro per il disarmo di Hamas.

“Il messaggio della Casa Bianca a Netanyahu era: ‘Se vuoi rovinare la tua reputazione e dimostrare che non rispetti gli accordi, fai pure, ma non ti permetteremo di rovinare la reputazione del presidente Trump dopo che ha negoziato l'accordo a Gaza’”, ha riferito un funzionario statunitense negli ultimi giorni.

Tuttavia questa mossa rischia di inceppare il processo di creazione delle Forze di Stabilità, visto che alcuni potenziali contributori ritengono che Ankara sia necessaria al loro fianco come polizza assicurativa, dati i suoi legami con Hamas e il suo ruolo di mediatore e garante del cessate il fuoco.

Trump parla ormai apertamente di metà gennaio come data per l’ingresso delle “forze di pace”, ma i tempi sembrano sempre più difficili da rispettare, poiché nessuno dei paesi che si pensava fossero interessati a contribuire con truppe, come l'Azerbaigian e l'Indonesia, ha finora annunciato formalmente la propria decisione in tal senso.

Chi invece si è dichiarata pronta a mandare il proprio contingente è l’Italia. 

“Abbiamo dato da mesi la disponibilità a fare in modo che ci sia una tregua e poi la pace. Uno sforzo della comunità internazionale deve essere fatto da tutti i paesi e quindi anche da noi”. Così Guido Crosetto ha ribadito la sua posizione.

L’Italia vuole esserci da subito. L’ha ricordato anche Giorgia Meloni, incontrando Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese, a Roma: da Palazzo Chigi, hanno fatto filtrare “la determinazione dell'Italia a svolgere un ruolo di primo piano” nella fase due a Gaza. 

Interverranno dunque i Carabinieri, già di stanza in Medio Oriente e attivi al valico di Rafah, che forniranno assistenza per la formazione della polizia palestinese. Poi saranno inviate ruspe e unità per la rimozione delle macerie e l’attività di sminamento. 

A quale mulino palestinese porterà in dote questi sforzi la Meloni, è stato apertamente esplicitato nei giorni scorsi, appunto, dalla visita a Roma di Abu Mazen. Hamas è terrorismo. L’Autorità Palestinese è democrazia. La volontà popolare palestinese uno spettro. E l’Occupazione è Libertà.

<<Per quanto riguarda la possibilità di un totale ritiro israeliano dalla Striscia, secondo i notiziari che attualmente ascoltiamo ci sarà una Forza internazionale che arriverà la metà del mese prossimo. A Gennaio dicono che ci sarà una Forza internazionale. Israele impone ancora le condizioni per il ritiro completo, tra cui il completo disarmo di Hamas. Qual'è l'attuale politica che si sta applicando, sinceramente non lo so. Tutti i notiziari parlano dell'arrivo, il mese prossimo, di una Forza internazionale, di un totale disarmo di Hamas, queste sono le notizie diffuse. Però qual è la verità, qual è la realtà, né io e né nessun altro nella Striscia di Gaza sta capendo quello che sta succedendo e cosa c'è di vero rispetto a ciò che affronteremo. Se stiamo veramente andando verso una seconda fase, se ci sarà una pace dichiarata, se affronteremo un altro percorso, sinceramente nessuno di noi lo sa>>.

 

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 182° giorno, avendo raccolto 124.903 euro da 1.581 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 124.024 euro.

 

Tra pochi giorni la nostra campagna compirà 6 mesi. Tanti ne sono passati dal 20 giugno scorso quando battezzammo l’inizio di questa avventura al Teatro Flavio a Roma in occasione della presentazione di “Isti’mariyah”.

Dobbiamo anche ringraziare i numerosi sforzi di questi giorni che rispondono all’appello da noi lanciato la scorsa settimana. Abbiamo raccolto infatti quasi 3mila euro nel frattempo che sono serviti ad acquistare e a rinforzare le tende di alcune decine di famiglie a Gaza.

Tuttavia vogliamo essere chiari e onesti fino in fondo perché vorremmo che anche gli altri facessero altrettanto. Queste tende e questi rinforzi sono stati acquistati a prezzo maggiorato al mercato nero. 

Però facciamoci un ragionamento. Sulle tende che tra poco vedremo nelle immagini compare il nome dell’organizzazione che le ha messe a disposizione. Noi abbiamo riconosciuto a questo giro il nome del Qatar Fund for Development, altre volte erano comparse altre organizzazioni.

Insomma, queste tende sono entrate nella Striscia come aiuti internazionali, magari pagate anche con le donazioni di migliaia di persone, poi un funzionario corrotto le ha sottratte dal deposito degli aiuti e le ha vendute in mezzo alla strada, quando dovrebbero essere distribuite gratuitamente.

Dal momento che non ci sono tende per tutti, perché le tempeste hanno messo a dura prova la tenuta delle stesse, venderle sul mercato nero frutta ora parecchi soldi.

Noi lì le abbiamo trovate e lì le abbiamo comprate, a un prezzo ingiusto.

Le abbiamo comprate per le famiglie che erano rimaste senza tende e stavamo letteralmente morendo di freddo.

Questo perché siamo lì, con la gente della strada, a Gaza, a denunciare la vendita degli aiuti al mercato nero. 

Questo siamo. Un contatto diretto. Umano e, nel suo piccolo, utile.

 

<<Ringraziamo i fratelli donatori in Italia.

Ringraziamo il fratello Miklanglo per averci fornito aiuti a Gaza per acquistare teloni di nylon per proteggere la tenda dall'allagamento.

Che Dio vi benedica e vi ricompensi con il bene.

 

 

Fratello Rabi, queste tende vengono vendute sul mercato nero e ogni tenda porta un numero internazionale.

 

La pace sia con te, fratello Michelangelo. Ora stiamo affogando, abbiamo bisogno di teloni impermeabili.

 

La pace sia con te, amato fratello. Questo con il video, è un posto dove si vendono le tende al mercato nero e il prezzo della tenda che non protegge dalla pioggia,  qua a Gaza è di 700 shekel ed è fatta di stoffa. C’è la tenda che si chiama cupola “qobba” che il suo prezzo è 1600 shekel . Questi sono i prezzi del mercato nero, che in realtà si distribuisce da organizzazioni internazionali, e si vende davanti le loro porte.

 

Fratello, queste a Gaza sono organizzazione internazionali, hanno impiegati la maggior parte di loro sono di Gaza, impiegati per questi associazioni e le organizzazioni, che distribuiscono la metà e la metà la vendono, con la scusa che prendono il compenso del lavoratore che lavora con loro, però l’immagina non è cosi, 

sfruttano questi aiuti e li vendono nel mercato nero, per comprare delle macchine nuove di lusso , e portano cellulari molto cari, ecco, puntano su questo perché non c’è ne controllo governativo ne internazionale.

 

Pace e benedizione e misericordia di Dio sia con voi.

Nel tempo in cui le istituzioni dovrebbero essere un sostegno alla gente in difficoltà, qualcuno si è dato al commercio della sofferenza, vendendo le tende a chi ha perso casa. Invece di darle a loro,

come se la misericordia fosse diventata una merce che si vende.

Una vergogna per noi, come società, vedere chi ha perso casa a Gaza comprare una tenda per proteggersi dal freddo e dalla poggia. Le tende che normalmente dovrebbe essere date senza un compenso, si vendono come se fosse commercio. Quale umanità è questa che fa guadagnare dal dolore dei nostri, 

Istituzioni e impiegati che hanno venduto la coscienza, e hanno dimenticato che chi dorme nella nudità non è un cliente, ma è un essere umano che ha bisogno di protezione e di dignità.

In un tempo in cui le nostre famiglie vivono tra le macerie, bambini nudi e donne che sopportano la fame e il freddo, scopriamo che c’è chi vende le tende alla gente invece di darle a loro.

La tenda che normalmente dovrebbe essere una protezione, una misericordia, diventa un commercio da cui si guadagna.

Come facciamo ad accettare di trattare il delegato a compromessi sulla sua dignità? Chi  è questo essere umano che guadagna dal dolore, dalla perdita di casa e famiglia? Chi ha venduto una tenda ai profughi, ha venduto la sua coscienza prima di vendere la stoffa. Tacere di fronte a questo atto è complicità nell’ingiustizia. 

Dio ci basta ed è il migliore protettore>>.

 

La furia delle tempeste di pioggia gelata a Gaza hanno ormai invaso i telefonini di tutto il mondo. E’ giusto. Bisogna mostrare. Bisogna fare presto. Noi però raccogliamo le voce, la voce e le ragioni di chi sta cercando di sopravvivere con l’acqua gelida alle ginocchia e i bambini in braccio.

 

Purtroppo, in queste circostanze, tante tende sono state inondate. Tante persone vivono in ruderi. Ad altri è crollato addosso il tetto per via della forza di queste piogge, di questi venti, di queste tempeste. La situazione è veramente molto difficile. Tanti bambini si sono ammalati. Tanti bambini sono annegati per via di queste inondazioni, tanti bambini sono stati ricoverati. Gente anziana.

Che Dio sia lodato per via di un aiuto in denaro di 600 euro ricevuto 5 giorni fa per una signora madre di alcune bambine e senza marito. Questa signora si trovava in difficoltà in una zona localizzata nel Sud di Gaza, a Der Al Balah. Che Dio sia lodato questa signora si è spostata in una zona dove le è possibile stabilirsi senza rischio inondazioni ed ha potuto comprarsi una tenda. Prima viveva dentro in un insieme di stracci.

Per quanto riguarda la situazione degli ospedali, un numero elevato di bambini sta soffrendo di gravi malattie per via del freddo pungente e delle inondazioni causate dalle piogge. 3/4 delle famiglie nella Striscia di Gaza, purtroppo, vivono nelle tende. Le tende non sono altro che un insieme di stracci che non proteggono dal freddo e dalle piogge. In questo momento stiamo affrontando gravi precipitazioni di piogge, che Dio sia lodato, stiamo tentando di spazzare (dalle tende) tutta quest’acqua. Non abbiamo mezzi per proteggerci da tutto ciò. Chiediamo a Dio che ci avvolga nella sua misericordia e che ci protegga e che migliori questa situazione>>.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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