Ucraina. Neonazismo e negazionismo (IVª parte): dal PD che sostiene il colpo di Stato, al dolore delle donne del Donbass

Ucraina. Neonazismo e negazionismo (IVª parte): dal PD che sostiene il colpo di Stato, al dolore delle donne del Donbass

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Parlando del fenomeno neonazista in Ucraina, dei loro crimini in Donbass e del negazionismo dei nostri politici, avevo terminato la IIIª parte scrivendo queste parole:

 «Sapevano bene anche i principali partiti politici del nostro ‘Belpaese’. E su questa loro consapevolezza voglio ricordare solo “piccole cose” accadute qualche anno fa, ma che ora, per loro…, “ops”, sono svanite nel nulla.

» 

Seguono le “piccole cose che volevo ricordare. 

Subito dopo il colpo di Stato dell’Euromaidan 2014, il nuovo governo di Petro Poroshenko, con alcuni ministri provenienti da formazioni neonaziste, iniziava a pianificare la pulizia etnica contro i russofoni del Donbass.

Pochi mesi prima un importante uomo del Partito Democratico si era recato in Piazza Maidan portando sostegno e solidarietà ai rivoltosi, tra i quali, da lì a breve, alcuni di loro diventeranno ministri del nuovo governo.

L’uomo del PD era Gianni Pittella, a quel tempo Vicesegretario vicario del Parlamento europeo e importante rappresentante del suo partito in Europa (sembrerebbe che fosse importante anche per la Open Society di George Soros, finanziatore delle cosiddette “rivoluzioni colorate” oltre che di molti europarlamentari del PD).

Pittella nel gennaio del 2014 si è rivolto direttamente ai manifestanti in Piazza Maidan portando «il saluto dell’Europa che crede nella libertà e nella democrazia», e in un suo articolo ci spiegava che non si può rimanere indifferenti nei confronti “di chi, a gran voce, nel freddo dell'inverno ucraino, lotta per la democrazia, libera informazione, maggiori diritti e libertà di autodeterminarsi”.

Peccato che in quella stessa piazza a decidere chi poteva parlare e chi no era il servizio d’ordine dei neonazisti di Pravy Sector e Svoboda.

Pittella parlava di “democrazia, diritti e libertà”, invece io ho aperto questo articolo scrivendo che col governo Poroshenko “si iniziava a pianificare la pulizia etnica contro i russofoni del Donbass”.

Conosco il peso delle parole, e non le uso a sproposito.

Come certificato dal report OSCE, i crimini di guerra dell’Esercito ucraino e dei paramilitari neonazisti in Donbass erano in atto dal 2014, ma questi erano stati preceduti da scioccanti dichiarazioni pubbliche di importanti figure istituzionali che incitavano a metterli in pratica.

Una di queste è Yulia Timoshenko, la "Giovanna d'Arco della Rivoluzione Arancione” del 2004, “la nuova eroina dai valori umanitari e liberali”, così i media occidentali ce la presentavano.

Questi i suoi “valori umanitari”:

«Dobbiamo prendere le armi e andare a uccidere quei maledetti moscoviti e i loro leader. Cercherò di sollevare il mondo intero, affinché della Russia non rimanga nemmeno un campo bruciato. Dobbiamo colpirli con le bombe atomiche».

Un altro è Oleh Tyahnybok, il leader di ‘Svoboda’, il partito del servizio d’ordine in Piazza Maidan.

«Per creare una vera Ucraina, per liquidare fisicamente e rapidamente tutta l’intellighenzia russofona, bisogna fucilarli, senza indagini e senza processo. […] La biomassa amorfa di “stomaci” viventi che parla russo è un gregge che va ridotto di 5-6 milioni di individui.»

Bisogna ritornare al Terzo Reich per trovare parole simili.

Sono invece queste le parole di Poroshenko, contro i russofoni, che da un palco rivolge ai suoi elettori durante la campagna elettorale:"Noi avremo un lavoro, e loro non l’avranno. Noi avremo le pensioni, e loro no. I nostri bambini andranno a scuola e all’asilo…, mentre i loro figli dovranno nascondersi nelle cantine."

Dopo aver ascoltato e visto compiere questi deliri xenofobi e neonazisti, il governo Renzi, targato PD, srotola il tappeto rosso e riceve con tutti gli onori colui che politicamente ha la responsabilità di quegli orribili crimini di guerra.

Da quel momento in poi, fino ai nostri giorni, nella nuova Ucraina alleata dell’Occidente si dà il via libera a qualsiasi iniziativa criminale delle formazioni ultranazionaliste e neonaziste e a un radicale cambio della storia culturale del Paese.

Di esempi nei precedenti articoli ne ho citati molti, ma in questa occasione ne aggiungo qualcun’altro, come la messa al bando del Partito Comunista e di tutti i partiti di sinistra, la distruzione di statue e simboli che ricordavano la vittoria sul nazi-fascismo sostituendole con quelle in onore dei collaborazionisti nazisti.

Insegnanti che dicono agli alunni che i loro amici russofoni “vanno rimandati a casa”.

Video dove si chiede alla propria figlia di circa tre anni se vuole massacrare i russi:

«Marinochka, tu massacrerai i russi?»

«Si, massacrerò i russi!»

Con la bambina che lo dice alzando il braccio nel saluto nazista e agitando un coltello nella mano.

E mentre accadeva tutto questo, in provincia di Milano si organizzava la “Festa dell’Unità Ucraina” per celebrare la “ritrovata democrazia” in quel Paese.

Come riporta questo articolo dell’ottobre 2014, in quella festa sono stati invitati sul palco Matteo Cazzulani, "Responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo", Fabio Prevedello, Presidente dell'Associazione Maidan, e Mauro Voerzio il cosiddetto "reduce del Maidan".  

Matteo Cazzulani aveva anche accompagnato Gianni Pittella a inizio 2014 per portare “il sostegno ai manifestanti non violenti del Maidan, anche a nome del Segretario PD Matteo Renzi.” Così lui stesso scrive nel suo blog.

Lo ritroviamo poi nel 2016 insieme a Simona Malpezzi, attuale capogruppo del PD al Senato, presentando un suo libro sulle vicende processuali di Yulia Tymoshenko (l’ex Primo ministro che incitava a “prendere le armi e andare a uccidere quei maledetti moscoviti”).

Per capire invece chi è Mauro Voerzio, il terzo personaggio invitato sul palco della Festa dell’Unità Ucraina, basta leggere un articolo del 2014 de “La Stampa”, dove dichiara che lui stesso reclutava mercenari italiani da inviare in Donbass, raccoglieva medicine e vestiari per i combattenti ucraini e diceva con orgoglio: «in Piazza Maidan ho partecipato a tutti i principali scontri».

In questa storia eguagliare i livelli di mistificazione del PD è ardua impresa, ma sono tutti i partiti dell’arco parlamentare che non possono far finta di non sapere quale fosse la realtà di quel Paese.

Per esempio la Lega, con Matteo Salvini, il 7 novembre del 2014 fece un’interrogazione alla Commissione europea sul massacro di Odessa compiuto dagli ultranazionalisti ucraini, con i neonazisti di Pravy Sector in prima fila.

Qui si possono leggere le sue chiare parole che denunciavano quel massacro, chiedendo alla Commissione una ferma condanna per quell’eccidio.

Questa è la risposta dell'Alta Rappresentante dell’Unione, Federica Mogherini (PD), a nome della Commissione europea:

«I tragici eventi di Odessa del 2 maggio, che hanno provocato la morte e il ferimento di numerose persone, devono essere investigati in modo accurato e tutti i responsabili devono essere consegnati alla giustizia».

Ad oggi, dopo 8 anni, le parole della Mogherini non hanno avuto nessun seguito.

Non abbiamo nessun colpevole per un massacro che registra ufficialmente 48 morti, ma che probabilmente sono il doppio.

Un altro che ora chiama il Battaglione Azov “la Resistenza ucraina”, è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. E pensare che fu proprio il Movimento 5 Stelle di Di Maio a candidare alla presidenza Rai Marcello Foa (2018-2021).

Cito Foa perché nel 2015 rilasciò un’intervista sul canale web di Beppe Grillo, dove in un video di soli due minuti spiegava molto bene che il Battaglione Azov era pieno di neonazisti, aggiungendo che erano gli stessi usati in Piazza Maidan per il colpo di Stato “eterodiretto dagli Stati Uniti”.

Detto tutto ciò, voglio concludere questa serie di articoli ricordando che la guerra in corso è iniziata nel 2014.

Mi fa piacere farlo con le accorate denunce delle donne ucraine, che con il loro dolore supplicavano i nostri media a dire la verità sui crimini che si stavano compiendo in Donbass.

Lo facevano in una piazza italiana nel luglio 2014, mostrando le foto dei massacri eseguiti dall’Esercito ucraino e dai paramilitari neonazisti, con l’assenso del Presidente Poroshenko e il silenzio omertoso delle nostre liberal-democrazie.

Questo è il video: “Ucraina, sit-in per un'altra verità: “Kiev governo nazista, sta facendo un genocidio nell’Est”.

 

Quelle donne denunciavano in modo chiaro chi erano gli esecutori e chi i mandanti internazionali di quei massacri.

Tutti sapevano!

Ed è proprio perché tutti sapevano chi erano i mandanti che hanno deciso di chiudere gli occhi e tapparsi la bocca, aprendola solo per mentire indegnamente alla propria opinione pubblica con il più ignobile dei negazionismi.

Domani è il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo e simbolo della nostra Resistenza partigiana.

Spero che restino tutti a casa coloro che negano o tacciono i crimini neonazisti compiuti in Ucraina.

Non sono degni di parteciparvi.

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P.S. Molte delle citazioni riportate nella prima metà dell’articolo sono riprese dall’ottimo lavoro realizzato da Massimo Mazzucco su “Contro Tv”, e per chi ancora non l’avesse visto rinnovo l’invito a farlo, perché ne vale veramente la pena.

N.B. Non si può escludere – come già è accaduto – che alcune testate possano togliere dalla rete alcuni loro articoli o video che confermano quello che ora negano. Potrebbe capitare anche a quelli da me segnalati.

Prima parte dell’articolo.

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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