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Venezuela, la rivoluzione dei contadini. Intervista a Jonathan Vargas, militante della CRBZ

 
 

di Geraldina Colotti,

Caracas - 14 novembre 2018 


 

Il 13 di settembre, a Bruxelles (in Belgio) si è costituita la Red europea de solidaridad con la Revolucion Bolivariana, a cui hanno partecipato organizzazioni internazionaliste provenienti da 17 paesi. Per rappresentare il Venezuela, c'erano Pablo Sepulveda Allende, Gustavo Borges, Jimmy Laguna e Jonathan Vargas, militante della Corriente Revolucionaria Bolivar y Zamora (CRBZ). Con lui abbiamo discusso della situazione in Venezuela, dei contadini, delle comunas e delle nuove sfide che si prospettano per il socialismo bolivariano.

 

Qual è il lavoro della Corriente Revolucionaria Bolivar y Zamora e a quale titolo stai partecipando a queste giornate?

 

Faccio parte della Commissione per le relazioni internacionali della CRBZ, una organizzazione del chavismo rivoluzionario attiva sul territorio venezuelano, che ha una lunga storia di lotta alle spalle, radicata nei movimenti degli anni '80. Al suo interno si articola attraverso il Frente nacional campesino Ezequiel Zamora, il Frente nacional comunal Simon Bolivar, il Sistema nacional de formacion Simon Rodriguez e mediante altri due assi relativi alla formazione: il CEFES, un centro di studi sociali e la Escuela Nacional de Cuadros Mariscal Sucre, che si occupa della formazione dei quadri. Siamo un'organizzazione collegiale, strutturata in diverse commissioni: economica, politica, internazionale... Agiamo in base a un piano strategico nell'ambito del proceso bolivariano, portando avanti un lavoro politico con le donne, con i giovani... A livello internazionale siamo parte della Via Campesina, dell'Osservatorio per i diritti umani che ha sede in Messico, abbiamo responsabilità nel coordinamento dei movimenti dell'Alba, in Europa siamo in contatto con il Campo Antimperialista e con diverse altre organizzazioni nell'ambito di un lavoro internazionalista che stiamo costruendo anche a partire da questa Rete europea. E' prioritario per noi contrastare la guerra mediatica, rompere l'assedio internazionale al Venezuela, costruire relazioni fraterne fra i popoli e organizzare quella che Chavez chiamava la diplomazia dei popoli.

 

E in Venezuela quali sono le vostre priorità politiche?

 

Sul piano del metodo, che poi è sostanza, ci rapportiamo al popolo direttamente, senza formalismi e burocrazia, ma anche in relazione dialettica con il lavoro del nostro ministero degli Esteri. Siamo una corrente rivoluzionaria all'interno del PSUV. Ora stiamo accompagnando un gruppo di comunas a livello nazionale, una di queste è la Ciudad comunal campesina Simon Bolivar, ubicata nello stato Apure, municipio Paes, la prima comuna contadina. Abbiamo due forme metodologiche di lavoro politico, l'accompagnamento – nel caso in cui siano presenti nostri militanti sul territorio – e l'orientamento, quando non abbiamo militanti della CRBZ in quella comuna. Da una città comunale, come per esempio La Sierra, nasce una nuova architettura del potere popolare, che si declina nelle diverse sfere della società: dalla economica alla politica, dalla comunicazione alla cultura e a quella militare, tradotta in unione civico-militare dalla milizia bolivariana. La società comunale contadina Simon Bolivar è una esperienza inedita di relazione dialettica tra autogoverno e quella che definiamo la direzione formale del processo, costituita dal governo, dallo Stato e dal partito. Come Corrente rivoluzionaria che ha accumulato l'esperienza storica delle lotte popolari, facciamo parte di quell'avanguardia collettiva che difende senza tentennamenti il processo rivoluzionario e appoggia il governo bolivariano in quanto garanzia di continuità del proceso. Tuttavia, crediamo che si debba applicare una serie di misure per accelerare il processo di transizione dal modello ancora incline alla democrazia borghese a quello partecipativo e protagonista: un modello in cui il popolo non scivoli nell'apatia e nella delega, ma assuma in prima persona la decisione e la gestione, partecipi alla definizione della tattica e della strategia. Noi respingiamo le manovre di quelle componenti che si dicono di sinistra ma in fin dei conti finiscono per coincidere con le posizioni della destra, e che negano il carattere rivoluzionario del governo bolivariano.

 

E qual è invece la vostra analisi?

 

Il Venezuela sta attraversando una difficile congiuntura per l'attacco interno ed esterno delle forze imperialiste. Per inquadrare quel che accade in Venezuela, si deve partire dall'analisi delle contraddizioni sistemiche, da quella capitale-lavoro a quella tra nazioni e imperialismo, e dal loro sviluppo nel contesto attuale. Noi abbiamo un governo rivoluzionario con un progetto di transizione al socialismo, ma i valori restano quelli della società capitalista perché non abbiamo distrutto lo Stato borghese.

Questo determina le relazioni sociali e le conseguenti contraddizioni, dovute al modello di società consumistica e mercantilistica. Averlo chiaro è fondamentale per capire quel che accade in Venezuela. Come organizzazione della sinistra rivoluzionaria, dobbiamo ripensarci a fondo, usando le categorie d'analisi del materialismo storico-dialettico ma con “realismo rivoluzionario”: non viviamo né ai tempi di Lenin, né a quelli di Che Guevara, e neanche negli anni '80. Dobbiamo costruire nuovi paradigmi che ci consentano di riattivare i settori influenzati dal modello capitalistico, “seducendoli” con il progetto rivoluzionario, inventando per questo nuovi meccanismi organizzativi, nuove forme capaci di coniugare l'umanismo al socialismo scientifico, rompere con la visione verticale, burocratica, riconnetterci con le intuizioni del “codigo Chavez” per difendere le conquiste che abbiamo ottenuto con tanta fatica mobilitanto in modo permanente il potere popolare.

 

Cosa ha fatto la CRBZ durante le guarimbas e cosa sta facendo per combattere la guerra economica?

 

Guarimba è un termine che non esiste in nessun paese e in nessun ambito giuridico, bisogna cominciare a chiamarlo per quel che ha significato: terrorismo fascista utilizzato da una destra che ha perso spazio nella società ma non ha mai dismesso la sua natura golpista e destabilizzante. Questa destra ha fatto ricorso alla violenza destabilizzante quando la rivoluzione è diventata maggioranza elettorale – il che non vuol dire che abbia la maggioranza in generale. Sia nel 2014 che nel 2017, la destra ha provocato molti morti, utilizzando al contempo la tattica della confusione e accusando il governo di reprimere la protesta. Nel 2014, le violenze sono scoppiate solo nei quartieri agiati, nel 2017 hanno cercato di esportarla nelle zone popolari, di seminare il caos e i morti sono saliti di numero. Il popolo, però, ha difeso le sue conquiste e ha ripreso il controllo del territorio. Più che dalla risposta del governo, la vittoria è arrivata dall'unione civico-militare e dal popolo organizzato nelle sue diverse espressioni. Durante la guarimba del 2014, io sono andato con un gruppo di compagni per rimuovere le barricate che impedivano la libera circolazione delle persone, violando la costituzione. Durante quell'azione pacifica, siamo stati aggrediti da un gruppo di motociclisti mascherati, che ha cominciato a sparare all'impazzata e poi è fuggito. Un proiettile è rimbalzato sul muro e mi ha ferito alla gamba destra, per fortuna senza troppi danni. Ad altri compagni, purtroppo, è andata peggio e non possono essere qui a raccontarlo. Contro la guerra economica, le comunas in cui stiamo lavorando si organizzano aumentando l'autoproduzione e lo scambio diretto, anche con monete alternative come il Panalito nel 23 Enero: per provvedere ai bisogni delle persone e non per foraggiare gli interessi del mercato capitalista, producendo solo quel che si consuma e costruendo nuove relazioni sociali comunitarie e solidali. Un progetto che portiamo anche all'interno delle istituzioni. Nello Stato Apure, per esempio, abbiamo eletto come sindaco del municipio Alto Apure un nostro dirigente storico, José Maria Romero. Lì si va costruendo uno spazio condiviso tra popolo organizzato e governo rivoluzionario, lo spazio del buen vivir, dove il bilancio è partecipato, le spese si decidono in base ai bisogni della comunità, dove il popolo decide, superando i limiti imposti dallo schema statale.

 

Il movimento contadino è tornato sulla scena nazionale da protagonista, mostrando un quadro complesso della situazione. A quasi vent'anni dall'inizio della rivoluzione bolivariana, qual è il tuo bilancio come marxista?

 

Il movimento contadino si caratterizza come uno dei soggetti più leali alla rivoluzione, ma anche il più colpito dalle forze del latifondo e dell'agro-business che non si sono mai rassegnate alla Ley de tierra e al quadro costituzionale che garantisce le occupazioni di terre improduttive e l'organizzazione rivoluzionaria dei contadini. Dal 1998 a oggi, i latifondisti e l'estrema destra hanno ammazzato oltre 200 contadini. L'ultimo, un ragazzo di 15 anni, figlio di una compagna rivoluzionaria, assassinato in un agguato nello Stato Barinas. Quel che accade al movimento contadino evidenzia l'analisi a cui accennavo prima: il persistere di uno Stato liberal-borghese anche in presenza di un governo rivoluzionario intenzionato a distruggerlo. In questo quadro agiscono interessi contrastanti, che guidano funzionari e magistrati senza scrupoli nel sabotaggio della via rivoluzionaria, nella persecuzione dei contadini a scapito della legge, per favorire gli interessi del grande latifondo. Per questo, salutiamo l'azione decisa del compagno Tareck William Saab, Procuratore generale della Repubblica che non fa sconti a corrotti e conniventi. Soprattutto, però, il nostro compito è quello di assumere totalmente questa contraddizione di classe, sostenendo la lotta rivoluzionaria del movimento contadino nei quartieri e nelle comunas, per la costruzione di un nuovo mondo che passa per la costruzione di una nuova maggioranza in grado di radicalizzare la rivoluzione.

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