WikiLeaks e i Panama Papers: “Il Governo Usa ha finanziato l’attacco a Putin attraverso Usaid. I giornalisti sono bravi ma non certo un modello di onestà”.

“Se censuri più del 99% dei documenti è chiaro che il tuo giornalismo non supera l’1%”

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WikiLeaks e i Panama Papers: “Il Governo Usa ha finanziato l’attacco a Putin attraverso Usaid. I giornalisti sono bravi ma non certo un modello di onestà”.

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di Fulvio Scaglione* - occhidellaguerra

E così, anche l’organizzazione regina del moderno “giornalismo investigativo”, WikiLeaks, la pensa come noi. Trova cioè che in tutto l’affare dei Panama Papers ci sia una nota stonata, qualcosa che non torna. E l’ha fatto sapere con una serie di tweet al vetriolo che lasciano pochi dubbi sul fatto che il suo giudizio sia simile al nostro: ottimo hackeraggio, pessimo giornalismo.

Vediamo le osservazioni di coloro che dal 2006 sono compagni di strada di Julian Assange, da tre anni chiuso nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra dopo aver rivelato (2010) una massa di documenti del Governo americano.

Primo: polemica sui documenti. Perché, chiede Wikileaks, quasi nessuno degli 11,5 milioni di file sottratti alla Mossack Fonseca (l’ormai famosa società di consulenza finanziaria di Panama) è stato pubblicato? “In totale il guardian ha pubblicato 2 documenti, Suddeutsche Zeitung 0”, dice uno dei tweet di WikiLeaks. Già, perché? La domanda ha senso, anche perché il Guardian (uno dei giornali che pubblicano le rivelazioni) ha già annunciato che “rispetterà la privacy delle persone coinvolte”.

WikiLeaks aggiunge in un altro tweet: “Se censuri più del 99% dei documenti è chiaro che il tuo giornalismo non supera l’1%”.
Poi l’organizzazione di Assange va al cuore del problema. Pur escludendo che si possa parla di un “complotto contro Putin” (“sarebbe un nonsenso”, twitta), mette a segno alcuni colpi duri. Altro tweet: “Il Governo Usa ha finanziato l’attacco a Putin attraverso Usaid. I giornalisti sono bravi ma non certo un modello di onestà”.

Per capire bene di che si parla occorre ricordare che Usaid è l’agenzia del Governo americano per i progetti di cooperazione e sviluppo all’estero. È diretta da Gayle E. Smith che è stata assistente speciale di due presidente, Bill Clinton e Barack Obama, e durante le stesse due presidenze anche membro del Consiglio nazionale di sicurezza. Detto in poche parole: dietro questo scoop ci sono i soldi di un Governo, quello americano. Non una garanzia di obiettività e, soprattutto, un faro che illumina uno dei grandi dubbi che aleggiano su questi Panama Papers: com’è possibile che non un cittadino o un’impresa americani siano coinvolti? Nessuno riccone negli Usa si è mai servito di una società off shore? Non a caso WikiLeaks sottolinea: “I quattrini di Washington influiscono sulla copertura giornalistica”.

E non ci sono solo i denari governativi. L’altro grande finanziatore del progetto, secondo Wikileaks, è George Soros, il finanziere di origine ungherese che ha finanziato ogni possibile iniziativa anti-sovietica e da anni fa altrettanto con ogni possibile iniziativa anti-russa. Va ricordato che Soros non è solo l’uomo delle speculazioni contro la sterlina e contro la lira del 1992, che fecero danni enormi ai due Paesi. È anche l’attivista che, con i suoi dollari, rese possibile la Rivoluzione delle Rose in Georgia e il successo di Mikheil Sakashvili, arrivato dagli Usa per diventare presidente del Paese e che l’anno scorso, diventato ucraino di passaporto, è stato nominato governatore della regione di Odessa dal presidente Pietro Poroshenko,

Dice ancora WikiLeaks: “L’attacco a Putin è stato prodotto da Occrp che ha nel mirino la Russia e l’ex Urss ed è finanziato da Usaid e Soros”. Qui bisogna spendere qualche parola sull’Occrp, ovvero Organized Crime and Corruption Report, un consorzio di giornalisti e agenzie giornalistiche fondato nel 2006 e attivo soprattutto nei Paesi dell’Est. Il suo momento di gloria coincide con un’altra contrapposizione tra Usa e Russia.

Stiamo parlando del “caso Magnitskij” investigato appunto dall’Occrp, la vicenda legata al nome di Sergej Magnitskij, un analista finanziario morto in carcere a Mosca nel 2009. La storia è molto complessa, proviamo a riassumerla così: Magnitskij lavorava per lo studio legale Firestone Duncan ed era stato incaricato di esaminare una richiesta di danni per un miliardo di dollari a carico della società finanziaria Hermitage Capital Management. Questa era stata fondata nel 1996 da due finanziari, l’americano Bill Browder e il libanese Edmond Safra e in breve tempo aveva acquisito partecipazioni in importanti aziende russe come Gazprom, Sberbank e Rao Ues (l’Enel di Russia). Browder aveva ammassato una grande fortuna negli anni delle privatizzazioni di Boris Eltsin ma nel 2006 era stato espulso in via definitiva dalla Russia.
 
La vera confusione comincia a quel punto: secondo Browder e poi secondo Magnitskij, la Hermitage Capital Management venne ceduta ad altri in modo fraudolento, grazie alla compiacenza di giudici corrotti e a documenti sottratti ala società durante indagini fiscali organizzate a bella posta. Dopo la cessione era arrivata una richiesta di danni miliardaria. Poi Magnitskij era stato arrestato, era morto in carcere e nel 2012, ad anni di distanza dai fatti, il Congresso Usa aveva votato una legge che proibiva l’ingresso negli Usa e qualunque rapporto finanziario con dodici funzionari russi coinvolti nel caso. Per ritorsione la Russia aveva bloccato le adozioni di bambini russi da parte di cittadini americani.
 
Anche questa disputa tra i due Stati a colpi di sanzioni, insomma, compone lo sfondo dei Panama Papers. Più passa il tempo, più questo caso perde i contatti con il giornalismo per affacciarsi su ambienti assai più oscuri e insidiosi.

*Vice-direttore di Famiglia Cristiana. Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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