13 luglio: un giorno di lutto per la democrazia e per l'Europa. Jacques Sapir

Questa capitolazione imposta manda in frantumi il mito di un'Europa unita e pacifica, di un'Europa della solidarietà e del compromesso.

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13 luglio: un giorno di lutto per la democrazia e per l'Europa. Jacques Sapir


La mattina del 13 luglio il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha capitolato, scrive Jacques Sapir sul suo blog. Ha capitolato sotto la pressione sciocca della Germania, ma anche della Francia, la Commissione europea e l'Eurogruppo. Resta il fatto che ha capitolato. Poiché non ci sono altre parole per descrivere l'accordo che è stato imposto dall'Eurogruppo, e poi dai vari leader europei. Questa capitolazione avrà conseguenze drammatiche in Grecia, dove l'austerità continuerà ad essere imposta, ma anche in seno all'Unione europea. Le condizioni in cui questa capitolazione è stata strappata manda in frantumi il mito di un'Europa unita e pacifica, un'Europa della solidarietà e del compromesso. Abbiamo visto la Germania ottenere dalla Grecia quella che gli antichi chiamavano una pace cartaginese. Sappiamo che questa è stata dall'inizio la posizione di Dijsselbloem, il Presidente dell'Eurogruppo . Abbiamo visto, con tristezza, ma anche con rabbia, la Francia che alla fine ha ceduto alle richieste tedesche.
 
Il 13 luglio rimarrà nella storia come un giorno di lutto, per la democrazia e per l'Europa.
 
Questo accordo è un accordo di detestabile e per diversi motivi. Non concede respiro all'economia greca. L'aumento della pressione fiscale avrà conseguenze disastrose per l'economia greca. L'aumento della pressione fiscale, i nuovi tagli alla spesa, non si accompagnano ad un piano di investimenti massiccio in grado di compensare, almeno in parte, gli effetti. L'economia greca continuerà a sprofondare nella depressione. Uno dei motivi per cui questo piano è detestabile è che non risolve nulla, economicamente o finanziariamente.
 
Questo piano è un abominio perchè pone la Grecia sotto tutela, la riduce ad una colonia privata. Il Parlamento greco è chiamato non solo a votare al più presto alcune riforme, con due scadenze del 15 e 22 luglio, ma sottoporre le varie misure da adottare al controllo e al vaglio delle istituzioni europee. 

E' il restauro di ciò che i Greci chiamavano il "regime della Troika", regime che avevano ripudiato nelle elezioni del 25 gennaio. E questo è probabilmente il risultato più incredibile di questo accordo. E ' l'equivalente di annullare una elezione libera e democratica, per affermare che le regole stabilite a Bruxelles hanno più peso rispetto al gioco democratico. Bisognerebbe ricordare, da questo punto di vista, che questo accordo non riguarda solo la Grecia; minaccia anche i popoli della zona euro. 
 
Andando ancora oltre, questo accordo organizza il saccheggio della popolazione greca nel paragrafo che riguarda i termini delle privatizzazioni e che rimanda a quello che nel secolo XIX chiamavamo "diplomazia delle cannoniere".

Francois Hollande ha detto che la sua azione ha salvato l'euro. E' chiaro che se la Germania avesse imposto l'espulsione della Grecia dalla zona euro, avrebbe innescato relativamente un processo a breve termine di scioglimento della zona euro. Ma mantenere la Grecia nell'Eurozona non salva l'euro. Da un lato perché i problemi economici e finanziari della Grecia non sono stati risolti. Inoltre, poiché altri paesi sono in una situazione difficile, soprattutto uno dei nostri vicini, l'Italia.
 
L'euro è, abbiamo avuto l'ennesima prova oggi, indissolubilmente legato alla politica di austerità.  Se non l'avessimo ancora capito oggi è molto chiaro: l'euro è l'austerità. Certo, ci possono essere politiche di austerità senza l'euro. Ma l'euro implica la politica dell'austerità e qualsiasi politica nel quadro dell'Euro porta alla austerità. Dobbiamo capire il senso profondo di questa affermazione. Fino a quando rimarremo nella zona euro, non sarà possibile adottare un'altra politica economica se non quella dell'austerità. 


 

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