52 minatori morti in Kuzbass: la morte sul lavoro ha ovunque la faccia del capitale

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52 minatori morti in Kuzbass: la morte sul lavoro ha ovunque la faccia del capitale

 

È di 52 vittime, 46 minatori e 6 soccorritori, il bilancio dell'esplosione di metano avvenuta ieri mattina nella miniera “Listvjažnaja”, nei pressi di Belovo (120 km a sud di Kemerovo e 280 km a est di Novosibirsk) nel Kuzbass. Al momento, sarebbero stati fermati direttore e vice direttore della miniera, oltre al responsabile del pozzo. L'accusa sarebbe di “violazione delle norme sulla sicurezza industriale negli impianti di produzione rischiosi, con conseguente morte, per negligenza, di due o più persone”, che comporta fino a sette anni di reclusione. Una sciocchezza.

Dopo l'esplosione, avvenuta a 250 metri di profondità, il pozzo si sarebbe riempito di fumo; gli apparati di respirazione in dotazione ai minatori erano sufficienti appena per 6 ore, così che non è stato possibile portare in superficie tutti i 285 uomini al lavoro in quel momento. Secondo notizie diffuse dalla Tass, la causa della tragedia sarebbe stata la combustione della polvere di carbone nel pozzo di ventilazione, dopo di che il fumo si è diffuso in tutta la miniera. Verosimilmente, come già detto, si sarebbe trattato dell'esplosione di metano.

Per numero di vittime, questa è la più grossa tragedia dal maggio 2010, allorché in un'altra miniera di carbone, sempre nella regione di Kemerovo, morirono 91 uomini.

ROTFront scrive che, secondo il rappresentante del Rostekhnadzor (il Servizio federale per la vigilanza ambientale, tecnologica e nucleare), nel solo 2021 alla miniera “Listvjažnaja” sarebbero stati effettuati 127 controlli e scoperte 914 violazioni delle norme di sicurezza. Ciononostante, la miniera continuava a lavorare. Questa mattina, sembra che la vedova di uno dei minatori morti abbia raccontato che il marito, negli ultimi giorni, si era lamentato che i sensori del metano fossero andati fuori scala; ma, a quanto pare, in nessuna delle ispezioni del Rostekhnadzor erano state riscontrate violazioni e la miniera non era stata chiusa.

Cinque anni fa si era già verificato un incidente mortale e anche allora, scrivono al Rostekhnadzor, il “datore di lavoro non aveva garantito il rispetto delle misure di sicurezza”. Ma tutto si era concluso con una semplice multa ai proprietari, senza alcuna interruzione nel lavoro della miniera.

Al contrario, scrive ROTFront, il lavoro delle miniere dovrebbe essere sospeso in caso di violazioni che costituiscano una minaccia per la vita e la salute delle persone. Come si è visto, le multe non sono servite: il datore di lavoro non ha risolto i problemi e la negligenza ha causato di nuovo la morte.

Nel 2019, tre operai erano morti allo stesso modo nella miniera di “Tajmyrskij”, per la bramosia di Norilsk Nickel di risparmiare soldi. Proprio come a Krasnojarsk, dove morirono 15 operai in una miniera d'oro, per lo sfondamento di una diga sul fiume Sejba, costruita in violazione delle norme. E si potrebbe continuare, con la tragedia di una miniera a Solikamsk, nel 2018, simile a quella attuale, con nove minatori morti soffocati, mentre la società proprietaria, “Uralkalij”, informava già dopo due giorni che la miniera aveva ripreso normalmente il lavoro.

La causa è sempre la stessa, scrive ROTFront: fare economie sulla sicurezza è sempre vantaggioso.

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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