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Venezuela, 23 elezioni in 18 anni, record mondiale: ma per i media è un "regime"!

 

Con le elezioni regionali previste per ottobre, il Venezuela avrà celebrato ben 23 elezioni in soli 18 anni. Un vero e proprio record mondiale in termini di democrazia e partecipazione popolare



di Fabrizio Verde

 

Con le elezioni regionali previste per ottobre, il Venezuela avrà celebrato ben 23 elezioni in soli 18 anni. Un vero e proprio record mondiale in termini di democrazia e partecipazione popolare. Segno di una democrazia consolidata, come ha evidenziato il presidente Nicolás Maduro. 

 

«Questa è la verità sul Venezuela. Possiede una democrazia forte e vivace», le parole del presidente pronunciate dal Palazzo Presidenziale di Miraflores a Caracas. 

 

Nonostante questo incontrovertibile dato di fatto continua il killeraggio mediatico contro il Venezuela dei media mainstream per accreditare presso l’opinione pubblica internazionale l’idea che il Venezuela sia uno Stato canaglia dove non viene rispettata alcuna regola basilare del vivere civile. Passo propedeutico a un’esportazione di democrazia, magari a suon di bombe, oppure a un colpo di mano sia esso istituzionale - si vedano a proposito i casi di Paraguay e Brasile - o classico come nel caso del Cile di Pinochet. 

 

Da manuale di post-verità l’articolo comparso su ‘Repubblica’ circa la decisione dell’Assemblea Nazionale Costituente di assumere alcune funzioni legislative importanti, visto che il Parlamento controllato dall’opposizione - circostanza decisamente strana per quello che viene definito un ‘regime’ - permane in stato di oltraggio e non riconosce l’autorità della Costituente. A tal proposito bisogna ricordare che l’Assemblea Nazionale Costituente è prevista dalla Costituzione e oltre 8 milioni di venezuelani si sono recati alle urne per sostenerla nonostante un pesante clima di guerra creato dall’opposizione golpista. Questo post tratto dal profilo Facebook della Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana illustra bene la questione.

 

Evidentemente per i fake media nostrani, ‘Repubblica’ in testa, si definisce democratico, tout court, ogni sistema parlamentare liberale, basato sul pluripartitismo, la competizione, e la «compravendita» del voto. Un mercato del consenso, sempre più falsato da sistemi elettorali maggioritari che vengono fatti passare come razionalizzanti il voto, quando in realtà, lo scopo recondito è quello di coartare le scelte dell’elettorato in modo da dirottarle verso il centro dello scenario politico. Luogo notoriamente presidiato dai cosiddetti «moderati», di norma esponenti dei ceti sociali medio-alti. Una sorta di canalizzazione della volontà popolare, che permette ai ceti dominanti di restare al potere, arginando la rappresentanza di chi potrebbe andare a destabilizzare il sistema. Con l’obiettivo, inoltre, di perpetuare le politiche neoliberiste che danneggiano la maggior parte della popolazione. I restanti sistemi, di solito di tendenza socialista, progressista o semplicemente antimperialista, vedi Cuba, Cina, Russia, Iran o Venezuela - giusto per citare qualche nazione a caso - invece, vengono grossolanamente racchiusi nell’indistinto campo delle dittature, o peggio ancora del totalitarismo.  

 

A questo punto è abbastanza chiaro come il regime liberale, proclamato democratico tout court, si risolva in una serie di “universali procedurali”, sostanzialmente svuotati, per l’appunto esclusivamente formali. Architettura istituzionale congegnata appositamente per celare dietro le sbandierate libertà, un potere in realtà oligarchico, dominato da potenti lobby, imprese economiche e media, di segno fortemente classista. Siffatto sistema politico è stato ben inquadrato dal politologo britannico Colin Crouch, che utilizza il termine postdemocrazia per descrivere quei sistemi politici – liberali – formalmente regolati da norme democratiche che vengono, però, svuotate dalla prassi politica. «Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato – scrive il politologo nel suo libro «Postdemocrazia» – condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici».

 

In questo senso, il presidente Maduro ha denunciato che la verità viene occultata dai media nazionali e internazionali. «Basta con la manipolazione!», ha sottolineato in relazione agli attacchi a cui è stata sottoposta la Rivoluzione Bolivariana. Attacchi basati sempre sulla menzogna e la totale distorsione dei fatti. 

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