"Bolívar, precursore dell'antimperialismo". Intervista al Professor José Antonio Egido

"Bolívar, precursore dell'antimperialismo". Intervista al Professor José Antonio Egido

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Il 19 agosto inizia un ciclo di tre conferenze dal titolo “Entender el Libertador desde el Marxismo” (Capire il Libertador con il marxismo), organizzate dall'associazione culturale spagnola Volver a Marx (Tornare a Marx). Uno dei primi oratori è José Antonio Egido, sociologo di nazionalità spagnola e venezuelana, presidente di "questa piccola ma combattiva associazione”, come definisce Volver a Marx. In questa intervista, di cui lo ringraziamo, per presentare il suo profilo politico ci ha detto: “Per me, oggi esiste solo un partito politico in cui militare: il PSUV venezuelano, creato da Chávez. Al momento, non vedo partiti a cui iscriversi nello Stato spagnolo”.

 

Chi sta organizzando questa serie di conferenze e perché? Cosa si intende comunicare?

Le organizza l'Associazione Culturale "Volver a Marx", creata nel marzo 2020 per diffondere l'insegnamento e lo studio del marxismo-leninismo tra i compagni dello Stato spagnolo. In questa occasione, intendiamo affrontare gli attacchi imperialisti, fascisti e nazional-cattolici spagnoli contro il Libertador Simón Bolívar, che sono il preludio di un maggiore attacco politico, militare, economico e culturale contro i popoli dell'America Latina e dei Caraibi impegnati nella Rivoluzione di liberazione nazionale verso il socialismo, o a difendere il socialismo nel caso di Cuba.

 

Cosa rappresenta per un marxista europeo la figura di Bolívar?

Mi è risultata incomprensibile finché non l'ho studiata, soprattutto alla luce di opere marxiste come quelle di Carlos Irazábal, Raúl Valdés Vivó, Francisco Pividal, Jerónimo Carrera, Gilberto Vieira e altri autori. Allora ho compreso appieno la sua grandezza storica e l'inevitabilità della sua parziale sconfitta ai suoi tempi, poiché nell'Ottocento non c'erano classi sociali in grado di realizzare, come lui sognava, il suo progetto di piena emancipazione. Ma oggi esistono, e il loro progetto si è rafforzato grazie a Chávez, Maduro, Fidel, Manuel Marulanda, Rafael Correa, Evo Morales, Gustavo Petro e López Obrador, tra gli altri leader che affermano di riferirsi al Libertador.

 

Come rileggere oggi il giudizio inclemente di Marx sul Libertador?

Il padre fondatore del socialismo scientifico e vero Libertador spirituale, scientifico e politico della classe operaia mondiale, Karl Marx, mancava di fonti e conoscenze bibliografiche. I comunisti colombiani e successivamente venezuelani a metà del 20° secolo hanno corretto adeguatamente quel giudizio errato. Lo stesso Marx, nemico di ogni dogmatismo, avrebbe senza dubbio accettato la critica e avrebbe rettificato il giudizio sulla base di solide argomentazioni storiche.

 

Bolívar può essere considerato un antimperialista ante-litteram? E come combinare oggi quel suo spirito con l'antimperialismo marxista?

Come dice Pividal, Bolívar è stato il "precursore dell'antimperialismo" grazie alla sua precisa intuizione del pericolo rappresentato dall'ascesa di un potere aggressivo chiamato "Stati Uniti d'America". Ma l'imperialismo come stadio monopolistico del capitalismo non esisteva ancora, come dimostra Lenin nella sua opera del 1916, “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”. Oggi, l'azione e il pensiero di Bolívar ispirano la decisa lotta antimperialista dei popoli della regione, che è la loro vera priorità per sopravvivere a livello nazionale e sociale.

 

Quando Gustavo Petro ha assunto la presidenza in Colombia, il re di Spagna è rimasto seduto di fronte alla spada di Bolívar. Come legge il significato di quel gesto e le polemiche che ha suscitato in Spagna? Non pensa che l'arroganza debba essere considerata "normale" per un erede del colonialismo spagnolo?

Il regime fascista di Franco non ha avuto obiezioni a onorare formalmente il Libertador, cosa che lo ha avvicinato ai regimi latinoamericani filo-statunitensi. Ma quando Bolívar è diventato un potente simbolo della lotta antimperialista grazie alla Rivoluzione guidata da Chávez, le forze reazionarie spagnole di destra e di sinistra hanno espresso grande ostilità nei confronti della sua figura, così come oggi esprimono il loro odio verso le spinte rivoluzionarie dei popoli dell'America Latina e dei Caraibi.

 

Come analista politico, come legge l'attuale situazione in Spagna, un paese che ancora non riesce a digerire l'autodeterminazione dei popoli, nemmeno a casa propria?

Sfortunatamente, le forze più avanzate in Spagna non hanno potuto negli ultimi 2 secoli né imporre una rivoluzione borghese liberale contro il feudalesimo, né l'istituzionalità repubblicana, né la vittoria antifascista e, ancora meno, la costruzione del socialismo. Da lì deriva l'ampia egemonia di un orientamento generale del Paese più reazionario di qualsiasi altro Paese d'Europa.

 

Lei ha vissuto in Venezuela e ha analizzato la situazione di quel paese all'interno del continente. Oggi molti parlano di una nuova ondata progressista in America Latina, più moderata della prima ondata iniziata con l'elezione di Chávez. Qual è il suo sguardo?

I popoli sono riusciti a sconfiggere la controffensiva dell'imperialismo e dei suoi alleati dopo la prima ondata progressista, e hanno rovesciato governi filo-imperialisti in Messico, Perù, Argentina, Bolivia, Honduras e Cile. Senza l'eroica e difficile resistenza dei paesi del blocco ALBA con Venezuela, Cuba, Nicaragua e le isole caraibiche, questo non sarebbe stato possibile. Leader indubbiamente deboli e ambigui esercitano influenza in alcuni paesi. Ma è evidente la perdita di egemonia dell'imperialismo nordamericano nella regione, che nel XX secolo è stata sostenuta da dittature terroristiche, massacri, assassinii, colpi di stato e dal tradimento della borghesia locale. La regione è oggi un vulcano in eruzione nonostante il covid-19 e le continue cospirazioni nemiche.

 

Lei ha scritto molti libri. Quale fra i più recenti ritiene più attuale per questa tappa e quale vorrebbe fosse conosciuto in America Latina e in Europa?

Vorrei fosse conosciuto il mio lavoro “Venezuela vencerá”, Venezuela vincerà, per la sua spiegazione storica del processo bolivariano, che comunque andrebbe aggiornato in alcune parti. Inoltre, il mio saggio sull'influenza dell'intellighenzia marxista-leninista venezuelana nella costruzione della scienza e del mondo accademico, il mio libro “El pájaro en la jaula”, L'uccello in gabbia, sul socialismo cinese, e due saggi inediti: uno sulla formazione sociale denominata Al-Andalus nella penisola iberica per contenere l'offensiva reazionaria nazional-cattolica che falsifica la storia medievale, e un altro sulla caduta del socialismo sovietico, frutto di decenni di riflessione.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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