Borrell (Alto rappresentante Ue) accusa gli Usa per la crisi a Cuba

Borrell (Alto rappresentante Ue) accusa gli Usa per la crisi a Cuba

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L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari Esteri, Josep Borrell, ha fatto una dura accusa alle politiche degli Stati Uniti, condannando il blocco contro Cuba e la loro decisione di vietare ai cubani residenti negli Usa l'invio di dollari ai propri famigliari. Ma Biden, su questo, ha fatto finta di nulla.

Giovedì 15 luglio, il Presidente Biden, dopo l'incontro con Angela Merkel, è tornato a parlare di Cuba in una conferenza stampa alla Casa Bianca, dicendo che la crisi dipende solo dalle politiche del governo comunista cubano, e che da parte sua non c'è nessuna intenzione di ripristinare il permesso di inviare dollari ai famigliari da parte dei cubani residenti negli Stati Uniti, perché di questo ne trarrebbe beneficio il governo comunista.

Ha poi aggiunto che gli Usa stanno valutando di “aiutare” il popolo cubano inviando vaccini e siringhe, ma sarà possibile solo se questi verranno gestiti sul posto da un Organizzazione internazionale per verificarne l'effettivo utilizzo sui cittadini (magari un Organizzazione scelta e finanziata dagli Stati Uniti col supporto di militari N.d.A.).

È incredibile sentire queste dichiarazioni pubbliche riprese dai media internazionali con l'unico scopo di far passare un messaggio di solidarietà da parte degli Usa verso il popolo cubano, quando tutto il mondo sa che da sessanta anni è in atto un blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli stessi Stati Uniti, malgrado le tante votazioni contrarie espresse quasi all'unanimità dall'Onu.

Per capire l'ipocrisia di queste dichiarazioni porto solo due esempi che valgono per tutti.

La crudeltà di queste misure restrittive imposte dagli Stati Uniti, arrivano fino a impedire l'acquisto di respiratori artificiali per le terapie intensive. Appena dopo l'inizio della pandemia gli Usa hanno cercato di ostacolare Cuba per importare questi vitali ausili che servono per evitare la morte per soffocamento dei cubani ricoverati in terapia intensiva, sia adulti che bambini, perché i respiratori non servono solo per i malati di Covid.

Il quotidiano spagnolo “El País”, nell'aprile 2020 scriveva che «Come riportato lunedì dal ministero degli Esteri cubano, due compagnie mediche che rifornivano l'Isola di apparecchiature per la ventilazione artificiale, fondamentali per il trattamento di casi gravi di coronavirus, hanno sospeso le loro relazioni commerciali con l'Isola dopo essere state acquisite da una società statunitense. Queste imprese sono entrate a far parte della società statunitense Vyaire Medical e hanno dichiarato la loro impossibilità di continuare ad avere rapporti commerciali con Cuba, dichiarando: “Purtroppo la linea guida aziendale che abbiamo oggi è quella di sospendere tutti i rapporti commerciali con “Medicuba”».

Un altro comportamento inumano è stato quando Cuba importava un farmaco dai laboratori indiani a un costo molto vantaggioso. Un medico cubano specializzato nella cura dei tumori spiega che questo era un medicamento che aveva un riscontro molto positivo nelle cure dei tumori maligni infantili. Tantissimi bambini cubani riuscivano a venir fuori da quel dramma grazie alle quelle cure.

Anche in questo caso, società statunitensi, hanno acquisito le aziende indiane e hanno deciso di rompere qualsiasi rapporto commerciale con Cuba non vendendole più quel medicamento.

Queste notizie sono pubbliche, non provengono da nessun documento secretato, solo chi decide di non volerle trovare non le trova; sto parlando dei giornaloni nazionali e internazionali che, insieme alle Tv pubbliche e private, si inventano le più bizzarre e fantasiose notizie pur di presentarci Cuba come il peggior Paese al mondo.

Io penso che ci voglia molto più impegno da parte loro a inventarsi queste notizie che riportare semplicemente la verità. Verrebbe tanto da ridere se la cosa non fosse così drammatica.

 

Ora smetto di parlare dell'ipocrisia di Biden sui vaccini e sulle siringhe da donare a Cuba e passo a un'altra ipocrisia. E si, purtroppo non c'è scampo.

Sto aprendo il discorso di Josep Borrel sul divieto delle “rimesse” in dollari dei cubani residenti negli Stati Uniti verso i propri famigliari, divieto che Biden ha dichiarato di non voler togliere.

Come ho già accennato, il motivo ufficiale raccontato dal Presidente Usa è che questi dollari agevolerebbero il governo cubano; e i media, pedissequamente, hanno divulgato questa narrazione all'opinione pubblica come se fosse vera.

Appena il giorno prima dell'annuncio di Biden, Josep Borrell ha affermato che gli Usa avevano molte responsabilità per la situazione che si è venuta a creare a Cuba.

L'Alto Rappresentante ha detto: «Se vogliamo essere onesti, e vedere veramente le cose come realmente sono si deve dire che questa situazione, che è drammaticamente peggiorata negli ultimi mesi, ha a che fare anche con le decisioni che Trump ha preso negli ultimi giorni del suo mandato, come per esempio quella di vietare ai cubani residenti negli Usa di inviare dollari ai loro famigliari nell'Isola, cosa che invece avveniva da anni. Questo significa interrompere, dal giorno alla notte, il sostegno economico che tantissime famiglie cubane ricevevano dai loro famigliari.

Non riconoscere questo sarebbe veramente poco onesto!

E voglio anche ricordare che l'Unione Europea, ogni anno, chiede di togliere il blocco a Cuba, e non lo dico io, lo dice la Ue. Questo, ripeto, accade tutti gli anni e lo riaffermeremo anche a settembre nella prossima votazione. E cosa ha fatto Trump? Invece di ascoltarci, e togliere il blocco a Cuba, ha deciso di vietare l'invio di dollari nell'Isola.

E voi mi venite a dire che questo non ha nulla a che vedere con la drammatica situazione che si è creata a Cuba?»

I toni di Borrel si possono ascoltare in un video che è pubblicato su youtube https://www.youtube.com/watch?v=4kkVMQB7NoU e, con molta meraviglia, sono toni alquanto “alterati” nei confronti dei suoi uditori.

 

 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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