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Comandante della Flotta del Pacifico USA: "Pronto a colpire la Cina con ordigni nucleari anche la prossima settimana"

 


Secondo la Associated Press, Scott Swift, comandante della Flotta del Pacifico USA, ha dichiarato che le unità ai suoi ordini sono pronte a colpire la Cina con ordigni nucleari “anche la prossima settimana”, se il Presidente impartirà l’ordine.





L’affermazione di Swift è stata fatta nel corso di una conferenza sulla “sicurezza”, organizzata in Australia al termine delle manovre navali congiunte americano-australiane nel mar dei Coralli “Talisman Saber 2017”. Al tempo stesso, l’ammiraglio USA ha ammesso – da non credere! – che “potrebbero insorgere seri problemi”, se le azioni dei militari sfuggissero al controllo dei civili: una versione del vecchio sacrosanto principio maoista sul “partito che comanda il fucile”, rimodellata sulle opportunità yankee, che non specifica se siano meno affidabili i militari o i politici statunitensi.


La Flotta del Pacifico, che riunisce le flotte operative III, V e VII della US Navy, copre quasi tutti i bacini degli Oceani Pacifico e Indiano, dalla West Coast degli Stati Uniti alle coste orientali dell’Artico e una parte del bacino artico, per una superficie totale di oltre 100 milioni di miglia quadrate. Numericamente, è la più grande flotta statunitense: secondo il suo sito ufficiale, conta circa 80 unità, tra vascelli di superficie e subacquei, compresi 12 incrociatori lanciamissili, tre portaerei atomiche, 24 sommergibili atomici, alcune decine di cacciatorpediniere armati di missili radioguidati, centinaia di velivoli imbarcati e diverse decine di migliaia tra marinai e marinesdislocati nella regione.


La dichiarazione di Swift è l’ultima di una lunga catena di sparate USA che, a loro volta, fanno seguito a una serie di passi concreti che, in particolare da due o tre anni a questa parte, non fanno che accrescere la tensione nella regione del Pacifico, in particolare nei bacini dei mari Cinese Meridionale e Cinese orientale. Appena cinque giorni fa, un altro militare, il Comandante del Comitato dei Capi di stato maggiore, generale dei marines Joseph Dunford aveva dichiarato che Washington si deve preparare a un conflitto con la Corea del Nord: per non smentire i politici, ovviamente, lo si deve fare in risposta al potenziale nucleare di Pyongyang.


In questa catena di parole e atti concreti, ieri Washington si è espressa per il massimo inasprimento di sanzioni, il più possibile effettive, contro Russia, Iran e Corea del Nord: “le dovremo adottare in maniera super-aggressiva”, ha dichiarato il Segretario al tesoro Steven Mnuchin.


Di fatto, già nei mesi scorsi, Washington aveva ulteriormente accresciuto la propria presenza militare nella regione del Pacifico, proseguendo sulla strada dell’amministrazione Obama e inaugurando la nuova gestione con le visite, in febbraio, del nuovo Segretario alla difesa James “Mad Dog” Mattis in Corea del Sud e Giappone. Il risultato immediato erano stati, per la Corea del Sud, ulteriori caccia F-16, l’accelerazione sui tempi di entrata in servizio dello scudo missilisticoTHAAD, la presenza più massiccia di bombardieri strategici B-52 e B-1B; per il Giappone, l’ampliamento a scopi militari di vari aeroporti civili. Pechino aveva risposto con l’acquisto di quattro caccia Su-35 russi (altri 10 dovrebbero arrivare entro la fine dell’anno), in base al contratto stipulato nel novembre 2015, per la fornitura di 24 apparecchi, della generazione “4++”, in grado di raggiungere una velocità di 2.500 km/h, un raggio di combattimento di 1.600 km e una portata fino a 3.400 km.


Stamani, senza rispondere direttamente al militare Swift, l’agenzia Xinhua si limita a mostrare le immagini dell’Esercito popolare di liberazione, che si appresta a celebrare, il 1 agosto, il suo 90° compleanno. Xinhua commenta che, quest’anno “è un grande anno”, in cui l’esercito ha mostrato di quanto si sia accresciuta la sua capacità militare e di quanta strada abbia percorso dalla sua nascita, durante l’insurrezione armata a Nanchang, il 1 agosto 1927, quando disponeva di appena 20.000 soldati. Oggi ne conta 2 milioni, equipaggiati con armamenti di livello mondiale. Oltre alle 24 missioni ONU di pace all’estero dell’esercito, la marina, dal 2008, ha partecipato a missioni di scorta nel Golfo di Aden e sulle coste della Somalia, inviando 26 gruppi di task force, con più di 70 vascelli, a protezione di oltre 6.300 navi cinesi e straniere, ricorda Xinhua.


Xinhua mette in rilievo anche il 13° incontro – svoltosi ieri a Pechino, alla vigilia della settima riunione degli alti rappresentanti dei paesi BRICS – tra il Consigliere di stato cinese Yang Jiechi e il Segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrušev, nel quadro delle consultazioni strategiche sulla sicurezza comune e in cui si è concordato di rafforzare comunicazione e coordinamento strategico. L’incontro di ieri fa seguito a quello al massimo livello, svoltosi a Mosca all’inizio del mese ,tra Vladimir Putin e Xi Jinping, concluso con la firma di una dichiarazione congiunta sul rafforzamento del partenariato strategico di coordinamento tra Cina e Russia. Ieri, Yang ha messo in rilievo l’importanza di legami bilaterali e la salvaguardia degli interessi di sicurezza strategici. Patrušev ha ribadito che “La promozione del partenariato strategico globale di coordinamento tra i due paesi è una priorità della diplomazia russa”.
 

Lunedì scorso, Xi Jinping, presiedendo una riunione ristretta e nella sua qualità, oltre che di presidente cinese, anche di Segretario generale del CC del PCC e presidente della Commissione Militare Centrale (CMC), aveva esortato l’Ufficio politico del partito ad approfondire gli sforzi per portare avanti la riforma militare, in termini di dimensioni, struttura e formazione, con il sostegno di tutta la nazione e del Partito.
 

Quando il partito comanda il fucile.


Redazione di Contropiano

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