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Coronavirus, fake news e censura

 


di Agata Iacono

Ferve il dibattito sui media e sui social rispetto alla task-force sulle fake news che circolano in questa fase di emergenza coronavirus.


Alcune domande mi tormentano e oggi cercavo una risposta nell'intervista rilasciata da David Puente a Sky TG24.

Puente ha detto che non si tratta di censura, non ha risposto in merito al suo possibile conflitto d'interessi, non ha chiarito se questo fact-checking dovrebbe essere compito di un governo, non ha detto cosa farà e come.

Ha fatto ripetutamente l'esempio delle vitamine C e D che non prevengono né immunizzano, svincolando dalle blande e moderate richieste della conduttrice e degli altri ospiti.

È vero che davanti ad un fatto storicamente inedito come la pandemia di coronavirus si diffonde panico e speranza di trovare un rimedio, un farmaco miracoloso, una soluzione cui aggrapparsi per non cedere allo sconforto e alla disperazione.

E questa è una tipologia di "fake news" difficilmente controllabile, anche perché, trattandosi di studi sperimentali e in divenire, difficilmente potrebbe Puente offrire le evidenze dell'efficacia di un farmaco o della sua assoluta inutilità o nocività.

Questo è compito dei ricercatori, dell'OMS e in Italia di AIFA (qualsiasi valutazione si dia sugli organismi preposti).

Esiste già sul sito del governo una sorta di FAQ per rispondere in modo semplice e comprensibile ai dubbi in merito, sebbene non sia aggiornato sull'uso delle mascherine e sulla sintomatologia.
Altro tipo di fake news sono quelle cosiddette complottiste.
E qui ti voglio.

Da sempre l'umanità, davanti ad un evento inspiegabile, si è "difesa" cercando di "personalizzare" il pericolo, di dare un volto e un nome al nemico o al fato.

Ha inventato Zeus per personificare il padrone dei fulmini, ha cercato nei complotti l'autoterapia all'angoscia dell'impotenza.

A chi serve cercare il 'gomblotto' in tutto ciò che accade? Serve alle persone fragili per semplificare, per non guardare alle colpe reali di una globalizzazione neoliberista che ha ridotto il diritto alla salute ad un business, per non sviluppare (anche) una rabbia che potrebbe diventare violenza, se si rendessero pienamente consapevoli che il nemico vero è il capitalismo, la logica del mercato, il padrone che ti sfrutta, il lavoro che non trovi, il tampone che non ti fanno, il ventilatore che non c'è, il baratro economico in cui la "solidale Europa" ti sta spingendo.

La colpa è sempre di un dio, di un alieno, delle scie chimiche, dei produttori di vaccini, del progetto del NWO che ha programmato di decimare la popolazione mondiale.

"Colpa", comunque, di qualcosa che non puoi controllare e di cui non sei responsabile ma solo impotente e giustificata vittima.

Questo atteggiamento infantile, è vero, impedisce di mettere in atto comportamenti responsabili perché "tanto c'è il gomblotto".

È un antidoto psicologico al panico del non controllo ed è comprensibile e fisiologico, ma pericoloso perché non attiva la paura come difesa.
Ma bisogna considerare che quella contro il virus non è una guerra come le altre, dove il nemico è visibile, bombarda o ha un'altra divisa, anche in una guerra ibrida sai chi è amico o nemico, anche per il pericolo terrorismo riesci ad individuare le caratteristiche del nemico (vero o falso che sia).

Durante il fascismo c'era il "complotto giudaico massonico" che giustificava il regime dittatoriale.
Con il coronavirus no.

Il nemico invisibile può essere il tuo vicino di casa, il tuo collega di lavoro, quello che fa la fila al supermercato prima o dopo di te, tuo figlio, tuo fratello possono contagiarti.
Non è possibile fare paragoni con altre esperienze, perché non c'è un precedente di questa portata.

Bisogna pensare ad un paradigma totalmente nuovo e inedito, inseguire e censurare le fake news non serve a nulla e a nessuno, nella migliore delle ipotesi.
Quali fake news vuole smascherare la task force?
Quelle che attribuiscono alla Cina la creazione del virus in laboratorio? Quindi farà la guerra mediatica contro gli USA?
Smaschererà i politici italiani che continuano a contraddirsi tra "Milano non si ferma", "non servono le mascherine", "le mascherine sono obbligatorie", i "test ematici per tutti" o i "test ematici sono inattendibili" "riapriamo tutto" "chiudiamo tutto"?

Formare le persone, i cittadini, a saper distinguere, a cercare fonti accreditate, a essere cittadini consapevoli della vera e soprattutto libera informazione o, come dice Freccero, della re-informazione.

Il giornalismo, quello vero e indipendente, in questa epoca di coronavirus, gioca la sua partita più importante, quella della sua ragione di esistere.
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