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Covid-19. Il caso Bielorussia. Senza lockdown, numeri sorprendenti: come ha fatto?

 

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di Marinella Correggia
 

Anche se Covid-19 non è una guerra, per mesi ogni giorno abbiamo assistito alla triste conta dei morti; esasperata nel caso italiano. Tutte le diversificate misure introdotte nei vari paesi miravano in fondo a minimizzare il numero dei decessi. Era l’obiettivo del blocco delle attività e dei movimenti introdotto in Italia a metà marzo.

 

Confronto Italia-Bielorussia nei dati internazionali

 

In Italia il Situation Report 139 dell’Oms, 7 giugno (dicitura ufficiale: «casi e morti per Covid-9 confermati da test di laboratorio - laboratory-confirmed COVID-19 cases and deaths»)

https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/situation-reports/20200607-covid-19-sitrep-139.pdf?sfvrsn=79dc6d08_2 registra finora 33.846 morti.

La Bielorussia di morti per la stessa tipologia ne ha avuti 259.

 

Questo significa, in termini di mortalità, che l’Italia è arrivata a 561 deceduti per milione di abitanti (https://www.worldometers.info/coronavirus/). Siamo dunque ai primissimi posti (ci superano solo Belgio, Spagna e Gran Bretagna) della classifica mondiale di chi è andato peggio, in apporto con la popolazione totale del paese. Nello stesso elenco, la Bielorussia registra invece 29 morti per milione di abitanti (i quali sono circa 9,5 milioni). Per le statistiche della John Hopkins, sempre del 7 giugno, ancora meno: 27,7 (https://coronavirus.jhu.edu/data/mortality).

 

Si dirà: la Bielorussa per qualche ragione è stata fortunata e non è stata percorsa dal virus. Non è vero: con gli oltre 600.000 test effettuati, è stata verificata la presenza del virus Sars-CoV-2 in quasi 50.000 persone. Sono i morti che sono pochissimi (dunque il tasso di letalità – i decessi confrontati con i casi di infezione confermati) è molto basso. Così, fra i 49 paesi del mondo che hanno avuto un numero di infettati dal virus superiore a 10.000 unità, la Bielorussia è al 45esimo posto quanto a mortalità pro capite (https://sputniknews.com/europe/202005291079457033-explained-why-belarus-hasnt-faced-massive-spike-in-deaths-despite-lack-of-coronavirus-lockdowns/), seguita solo da Kuwait, Qatar e Singapore, paesi piccoli e con clima meno favorevole al Sars-CoV-2. E la Bielorussia ha meno morti, ad esempio, della Corea del Sud e della Danimarca che pure avevano un tasso di infezioni 3,5 volte più basso.

 

Il 4 giugno, un comunicato stampa dell’ambasciata della Repubblica di Bielorussia in Italia spiega che «la situazione riguardo alla diffusione del virus Covid-19 si è stabilizzata, entrando nella fase del “plateau” (altopiano) della curva epidemica. Il numero di guariti è di oltre 20.000. Il picco di crescita della malattia è stato registrato alla fine dell’aprile».

 

Giorni fa, il 29 maggio, l’agenzia bielorussa Belta riferiva i dati seguenti: 512.418 test, 40.764 positivi, 17.390 guariti e «un totale di 224 pazienti Covid che soffrivano di altre patologie sono morti».(https://eng.belta.by/society/view/belarus-coronavirus-recoveries-at-17390-130724-2020/). Diversi ospedali erano tornati al normale ritmo di lavoro.

 

Naturalmente c’è chi ha accusato la Bielorussia, definita «l’ultima dittatura d’Europa», di nascondere i dati o manipolare le statistiche; un anonimo medico operante nel paese avrebbe detto ai media occidentali che «non si sono contate fra le vittime del Covid-9 diversi morti di polmonite». Tuttavia, oltre alla mancanza di prove circa questa «testimonianza» anonima, sarebbe impossibile coprire un ampio numero di morti, per via delle conseguenze sia giudiziarie che politiche (le elezioni si svolgeranno in agosto). Né l’Oms, che ha visitato il paese a metà aprile, ha mai sollevato il problema. Oltretutto, la questione della metodologia utilizzata nel dare i numeri sulla pandemia si pone per ogni paese del mondo; a partire dall’Italia.

 

Comunque, la particolarità della Bielorussia nello scenario internazionale non si spiega con il solo basso numero i morti ma con il confronto fra questo dato e le misure messe in atto nel paese da quando si sono affacciati i primi casi.

 

Come ha fatto la Bielorussia?

 

La Bielorussia non ha introdotto drastiche misure di contenimento, come il blocco delle attività e il divieto di uscire di casa che hanno caratterizzato la scelta di tanti paesi europei, Svezia esclusa. Dunque, scuole, fabbriche, negozi, trasporti pubblici, ristoranti hanno sempre funzionato normalmente. Il ministero della salute ha raccomandato (non obbligato) agli abitanti di evitare assembramenti, e di adottare misure precauzionali individuali come il distanziamento sociale. Diverse compagnie, comunque, sono passate al telelavoro.

 

Non è stata cancellata, il 9 maggio, la parata celebrativa della vittoria nella seconda guerra mondiale (75esimo anniversario), in segno di omaggio alle moltissime vittime dell’occupazione nazista. Fra i commentatori occidentali, commenti caustici e previsioni apocalittiche per le settimane successive si sono sprecati. Tuttavia il successivo picco di casi non si è verificato. Il numero di casi si è stabilizzato e a un mese di distanza i tassi di mortalità e letalità rimangono estremamente bassi.

 

Ma come hanno fatto allora? In un’intervista, il ministro della salute Vladimir Karanik il 13 aprile spiegava la strategia di mitigazione seguita dal paese:

https://eng.belta.by/society/view/minister-no-need-for-tougher-measures-if-people-follow-coronavirus-rules-129736-2020/ : «Sulla base delle raccomandazioni dell’Oms, la Bielorussia monitora e isola i contatti delle persone ammalate. L’Oms sottolinea che le misure di distanziamento sociale sono importanti. Non c’è dubbio. Ma quello che più conta è condurre indagini epidemiologiche, identificare e isolare i contatti dei pazienti infettati, per rompere la catena di trasmissione». Chi viola il regime di auto-isolamento perché risultato positivo, viene sanzionato. Il ministro ha attribuito l’aumento nel numero di casi di persone positive (in gran parte asintomatiche) al grande aumento dei test giornalmente effettuati.

 

Karanik ha anche precisato che le cure mediche specializzate extra-Covid continuano normalmente, anche se si raccomanda di rinviare i casi non urgenti. Il volume dei casi di urgenza non si è ridotto: «Analizziamo costantemente le nostre risorse e le redistribuiamo affinché la situazione con il coronavirus non porti a un aumento della mortalità per altre patologie, in particolare cancro e malattie cardiovascolari, le principali cause di morte. Si tratta dei gruppi di pazienti più vulnerabili di fronte al coronavirus».

 

Il paese, spiegava nel mese di marzo il responsabile medico del ministero della salute, Natalya Zhukova, ha mantenuto strutture specializzate in epidemiologia anche a livello regionale e cittadino, oltre ad avere, nei centri ospedalieri più grandi, unità separate per le infezioni particolarmente pericolose. L’esercito bielorusso è stato utilizzato per le operazioni di pulizia e manutenzione negli ospedali - del resto nell’autunno 2011 mentre la Nato bombardava in Libia, circolarono le foto dei soldati bielorussi impegnati nella raccolta delle patate nelle fattorie statali.

 

Il presidente Lukashenko ha avvertito i ministri che li riterrà responsabili di eventuali picchi della mortalità perché, mentre prima o poi il numero di infezioni sarà dimenticato, «le persone che sono morte e che invece avremmo potuto salvare, saranno ricordate per sempre».

 

Ma è vero che l’Oms ha contestato la scelta bielorussa?

 

Alla metà di aprile, una delegazione dell’Oms, su invito di Lukashenko visita il paese: ospedali, centri di salute, laboratori e centri di emergenza a livello nazionale, regionale e locale per comprendere le modalità di trasmissione del virus e raccomandare azioni. Il successivo comunicato ufficiale, del 21 aprile,

(http://www.euro.who.int/en/countries/belarus/news/news/2020/4/who-expert-mission-to-belarus-recommends-physical-distancing-measures-as-covid-19-virus-transmits-in-the-community)

rileva: «L’epidemia è entrata nella fase della trasmissione comunitaria (…) Raccomandiamo l’introduzione di nuove misure come il distanziamento fisico, oltre a proseguire con le misure di isolamento dei casi positivi, i test e il tracciamento dei contatti dei pazienti affetti da coronavirus, misure che il governo già applica».

 

Con il termine «distanziamento fisico» l’Oms indica: la sospensione degli incontri di massa, sportivi, religiosi e culturali; la quarantena per pazienti confermati e potenzialmente esposte al virus; l’introduzione del telelavoro e delle lezioni scolastiche a distanza, nonché la sospensione delle attività economiche non essenziali; la riduzione dei movimenti non essenziali. L’Oms raccomanda anche «un forte impegno del governo nell’applicare un mix di misure di contenimento e mitigazione (e) nel comunicare a tutti i livelli i rischi, gli avvisi sanitari e le misure di risposta».

 

Negli stessi giorni della visita da parte dell’Oms, il ministro della salute spiega che «il paese ha posti letto a sufficienza e se le persone seguono le regole indicate (ridurre i movimenti non essenziali, stare a casa quando possibile, limitare i contatti), non sono necessarie misure più stringenti e coercitive, da introdurre solo se il sistema sanitario risulterà sovraffollato». Inoltre, «sono state rafforzate le misure riguardo all’auto-isolamento, introducendo una multa per chi lo viola».

 

Il comunicato dell’Oms, peraltro, «elogia il governo per aver riconvertito settori alla produzione di materiale produttivo per i lavoratori della salute, un’esigenza pressante nei paesi europei e a livello mondiale. La missione in Bielorussia ci aiuterà ad assistere altri paesi».

 

Durante la visita, ha riferito un comunicato del ministero della salute, «gli esperti dell’Oms hanno trovato che la diagnosi e il trattamento dei pazienti con infezione da coronavirus confermata non richiedono correzioni e hanno aggiunto che raccomanderanno la stessa procedura ai paesi dell’area».

 

Sarà interessante in futuro approfondire altri aspetti della ricetta bielorussa, assai ridicolizzati dai media occidentali malgrado la sproporzione nei tassi di mortalità. Fra questi, il focus sull’importanza del sistema immunitario.

 

E la Svezia, pecora diventata nera agli occhi dell’Occidente per non aver voluto imporre il blocco? Un altro caso da analizzare.

 

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