Da Amazon all'UEFA: non vi insospettisce che siano loro a sventolare la bandiera arcobaleno?

Da Amazon all'UEFA: non vi insospettisce che siano loro a sventolare la bandiera arcobaleno?

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Alla fine il mio punto sulla questione è semplice e non pretende di risolverla e neppure di indicare una posizione ideologica: vorrei solo segnalare un grave rischio politico e culturale.
 
Non vi insospettisce che la bandiera arcobaleno la sventolino concordemente tutte le multinazionali miliardarie, da Amazon alla Apple a Google, nonché l'UEFA e i suoi calciatori perennemente in vendita al miglior offerente, nonché il presidente del consiglio più liberista che l'Italia abbia mai avuto, ex uomo della Goldman Sachs, nonché la sua amica tedesca, la liberista Van der Leyen, capo della commissione europea, nonché tutte le celebrity milionarie della tv, gente del calibro di Fedez e Elodie? Non vi insospettisce che il piddino Zan rifiuti anche minime correzioni alla sua legge (“o tutto o niente”) e in particolare al comma che, senza portare alcun vantaggio concreto agli omosessuali, proclama con toni da dichiarazione d’indipendenza americana il dogma thatcheriano che i valori e i vincoli sociali (ossia la morale) non esistono e ciò che conta è solo l’autopercezione individuale e l’autorappresentazione privata?
 
Sono sicuro che a tanti italiani il liberismo vada benissimo, anche e soprattutto nel senso di sdoganamento dell’egoismo e dell’edonismo; non è un caso che un personaggio di uno squallore assoluto come Briatore sia di nuovo sulle prime pagine dei giornali e che tanti lo ammirino proprio perché se ne frega dei comuni mortali e delle loro norme, e vorrebbero essere come lui; non è un caso che Draghi goda di consensi che un tempo si sarebbero definiti bulgari; non è un caso che la nazionale di calcio abbia giocato con il lutto al braccio per la morte di un famoso giocatore ma pessima persona, a cui nella vita è andato tutto bene e l’unica cosa che ha imparato, e che andava ripetendo, è che “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Siamo in democrazia e se il partito dei vincenti vince ha diritto di americanizzare l’Italia, il mondo.
 
Mi preoccupa però il conformismo dilagante, ossia l’assenza di una qualsiasi opposizione, di una qualsiasi resistenza: o più precisamente, visto il mestiere che faccio e lo scopo che gli assegno, mi preoccupa la totale assenza di critica. Come quando gli italiani si gettarono senza riflettere nell’euro, come quando senza riflettere hanno accettato e forse voluto lo smantellamento della prima repubblica, l’indebolimento dello Stato, la svendita del settore pubblico; come quando hanno accolto come una liberazione la fine delle leggi che per decenni avevano limitato le speculazioni finanziarie, la libera circolazione dei capitali, lo strapotere dei monopoli. Immagino che vi siate resi conto che indietro non si torna, neppure se vi foste tutti pentiti; ma chi a suo tempo chiedeva un po’ più di attenzione, un po’ più di vigilanza veniva deriso se non accusato di essere un reazionario o un patetico relitto.
 
Il decreto Zan affronta un problema reale e contiene parecchi provvedimenti opportuni; ma è anche, nella forma attuale, parte integrante del disegno liberista di smantellamento del pubblico a vantaggio del privato, del bene e senso comune a vantaggio dell’individualismo, della Storia e della cultura a vantaggio dell’intrattenimento. Ripeto, non c’è dubbio che tanti italiani preferiscono Amanzon allo Stato, che a tanti interessa solo il presente, il loro presente, non il futuro e tanto meno il passato: è giusto che abbiano partiti e politici che li rappresentino, giornalisti che esprimano i loro interessi (essenzialmente sport e celebrity); ma non è giusto e a mio parere non è sano che non ci sia neanche un partito e neanche un giornale che proponga una visione diversa, un progetto diverso, di un mondo in cui regnino, chessò, l’eguaglianza economica, la solidarietà, vere diversità (ossia autonomie locali), e in cui tradizioni millenarie non vengano svilite e cancellate perché convinti di aver capito tutto solo adesso.
 
È la dittatura globale del pensiero unico liberista che mi preoccupa e vi invito a riconoscerne le procedure e a tentare di resistere, finché siete in tempo.

Francesco Erspamer

Francesco Erspamer

 

Professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill

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