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Diritti civili e sistema socialista: la Rivoluzione Russa e la "controrivoluzione radicale"

 


Pubblichiamo un estratto dell'articolo del Prof. Erspamer* dal titolo "La Rivoluzione russa e la controrivoluzione radicale", pubblicato su LaVocediNewYork. 


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I diritti civili sono importanti e fanno parte integrante del programma di ogni autentica sinistra. Fra i primi atti del governo sovietico ci furono l’introduzione, appunto, del divorzio (già il primo dicembre 1917) e dell’aborto e la depenalizzazione dell’omosessualità e del suicidio assistito. Ma l’obiettivo primario dei bolscevichi e della lotta politica e rivoluzionaria non erano quei diritti: era l’istituzione di un sistema socialista in grado di difendere i beni comuni dall’avidità di pochi egoisti e di lasciare al popolo e allo Stato, non ai ricchi e alle loro corporation, la gestione dei mezzi di produzione, assistenza, educazione e informazione. Al di là delle sue attuazioni concrete la differenza ideologica è fondamentale: ai comunisti e socialisti interessano le comunità e la società, ai liberisti le libertà individuali.



È passato esattamente un secolo dai dieci giorni che sconvolsero il mondo (per citare il titolo del famoso libro di John Reed, testimone americano della rivoluzione d’ottobre) e le grandi speranze sorte allora sono state completamente cancellate dalla metodica opera di disinformazione e corruzione finanziata dai ricchi e dalle loro banche e corporation.

Con l’efficace aiuto dei radicali e dei tanti partiti e movimenti che hanno sistematicamente indebolito la coscienza di classe e il senso di appartenenza a un popolo e li hanno sostituiti con l’adesione a nicchie di interessi privati, a tifoserie trasversali incapaci di agire o anche solo pensarsi come collettività.

Di conseguenza il mondo sta precipitando verso la catastrofe sociale e ambientale, com’è ovvio che accada quando un potere economico e tecnologico senza precedenti può agire senza alcun vincolo etico e politico ma solo sulla base di incontrollati desideri individuali e del dogma del successo personale. Nessun Dio e nessun uomo della provvidenza ci salverà ma siamo ancora in tempo per salvarci da soli: a patto che almeno una parte di noi (un’avanguardia, per usare un termine poco di moda) sia in grado di riproporre alla gente il progetto, che cento anni fa animò la rivoluzione russa e che è stato esautorato dalla controrivoluzione radicale, di una società, anzi, tante società diverse e autonome, in cui i singoli trovino sicurezza e felicità nella solidale e sostenibile condivisione dei beni materiali e immateriali piuttosto che nell’astiosa e irresponsabile competizione per essi.


*Professore all'Harvard University

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