E' legge il decreto Lavoro. Il comitato d'affari della borghesia ringrazia

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E' legge il decreto Lavoro. Il comitato d'affari della borghesia ringrazia

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di Pasquale Cicalese


E' legge il decreto Lavoro. Piu' precarietà, piu' possibilità di rinnovare senza causale contratti a termine, piu' sussidi dello Stato. In particolare alle imprese.

Dopo l'Irap e la flat tax, ecco la riduzione dell'Ires. Una considerazione. La concentrazione di capitali, di ricchezza, non è data solo dai monopoli, dagli oligopoli, dalle multinazionali, dall'estrazione di valore nella produzione in un contesto di deflazione salariale. Ad essi interviene lo Stato, come "comitato d'affari della borghesia". Sussidi a non finire, riduzione di imposte, tolleranza ad elusione ed evasione, anzi, delle volte, pure giustificata, soppressione delle funzioni pubbliche a favore di settori privatistici. In questo contesto, il comitato d'affari della borghesia esaspera già situazioni estreme, portando alla fame i salariati ed in specie i disoccupati, il cui numero viene da decenni costantemente tenuto alto per abbassare a sua volta i salari, secondo le regole europee.

Non si tratta di attaccare le funzioni pubbliche, ma il comitato d'affari della borghesia, sono due cose differenti.

Per cui, la ricchezza concentrata non credete che sia frutto di merito ma di situazioni prettamente capitalistiche, in cui entra anche il ruolo del comitato d'affari della borghesia, che le favoriscono.

Non c'è nessuna genialità in loro, semplicemente io non seguo miliardari, che siano Musk, Zuckeberg o Bill Gates, o anche Warren Buffett. In loro non c'è quasi niente di capacità, ma un contesto capitalistico e statuale che li porta ad avere immense ricchezze.

Da questo punto di vista, due anni fa Xi JInping colpì giustamente gli oligopoli tech cinesi, quasi obbligandoli a smembrarsi o fare donazioni multimiliardarie alle comunità, cosa avvenuta. E' una strategia che ha come fine il rapporto di disuguaglianza del famoso Gini, che misura il livello. Partendo da situazioni di rapporti alti, dunque alta disuguaglianza, Xi, a partire dal 2013, anno di insediamento attuò queste strategie: reflazione salariale, diminuzione tassazione redditi medio bassi, tutela imprese pubbliche, prezzi calmierati nei settori della sfera di circolazione del capitale, tutela dei piccoli risparmiatori, ecc. Successivamente venne la lotta agli oligopoli privati, che tanto scandalo destò all'estero, che furono messi in riga.

La funzione statuale cinese dunque ha come obiettivo la tutela dell'interesse generale, cosa che non avviene da 50 anni in Occidente, grazie alla Trilaterale e alle loro banche centrali. Dunque, non si tratta di essere contro lo "Stato", non è questo il punto, ma contro il comitato d'affari della borghesia, non solo governo, ma apparati ministeriali, spesso occupati da amici degli amici grazie alle nomine, al parastato e alle imprese dove lo Stato detiene circa il 30% (Eni, Enel, Leonardo, ecc.). La diramazione delle azioni di tutte queste entità, nella Seconda  Repubblica, porta alla concentrazione della ricchezza e all'aumento di disuguaglianza e povertà. La povertà non è incapacità di singoli o di gruppi, la stessa disoccupazione, ma di scelte capitalistiche e del comitato d'affari della borghesia che le favoriscono. Si tratta dunque di attaccare il "comitato d'affari della borghesia", non la funzione statuale, che deve essere riportata alla tutela dell'interesse generale

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