Esoterismo e interclassismo nella Russia post-sovietica in guerra contro il neonazismo

Esoterismo e interclassismo nella Russia post-sovietica in guerra contro il neonazismo

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di Fabrizio Poggi

 

Si verificano di tanto in tanto dei cortocircuiti nelle narrazioni dei media russi a proposito di alcuni raggruppamenti politici europei. Cortocircuiti in realtà solo nominativi, se si tien conto dei contenuti ideologici che stanno alla base di tali considerazioni mediatiche. Oltretutto, quelle narrazioni, partendo da basi strettamente nazionalistiche e ignorando ogni analisi sociale e di classe, rischiano non di rado di trasformarsi in “leggende” valide appena per quel tanto che i raggruppamenti in oggetto, rispondendo agli interessi (questi sì, di classe) di delimitati settori delle rispettive borghesie nazionali, si mantengano in “alternativa” ai proclami di altri settori, diversi e momentaneamente contrapposti, di quelle medesime borghesie nazionali.

È il caso, ad esempio, parlando proprio di “alternativa”, dei tedeschi di “Alternative für Deutschland”, con cui se la prende il recente numero di Der Spiegel, prontamente rimbrottato dalla russa RT.

La materia del contendere è il numero del settimanale tedesco interamente dedicato ai 75 anni della RFT, con una copertina in cui, da sotto la bandiera tedesca, spunta in rilievo la croce uncinata e la scritta «75 anni della Repubblica federale – Non hanno insegnato nulla?».

Siamo letteralmente trasaliti, scrive Igor Mal’tsev su RT: che «d’improvviso i tedeschi abbiano compreso cosa stia accadendo? Che abbiano capito di sostenere un ukroregime, in cui il nazismo è considerato un’autentica ideologia, oppure abbiano capito che inviare carri armati contro i russi o disquisire su come meglio colpire coi missili il ponte di Crimea, sia per l’appunto un modo di rievocare lo spirito di Hitler?». No; nulla di tutto questo. Gli articoli di Der Spiegel sono interamente dedicati alla storia della Germania negli ultimi 75 anni e, però, in ognuno di quei servizi, «indipendentemente dal tema, si cita in modo paranoico il partito di opposizione degli euroscettici AfD».

In sostanza, afferma Mal’tsev, l’establishment tedesco è così preoccupato dalla crescente presa di AfD, da vedere solo tre pericoli per il mondo: AfD, Putin e la Cina. Così, scrivono della «crescita dell’estremismo di destra (senza prove, perché è l’estremismo di sinistra a crescere, a partire dall’attacco alla fabbrica Tesla) e la crescita di AfD, insieme a quella dell’odio per gli ebrei». Il fatto è che però, chiosa l’acuto osservatore di RT, che il «crescente odio per gli ebrei, come loro lo definiscono, è sollevato da organizzazioni filo-palestinesi del tutto di sinistra e non ha nulla a che fare con la destra e tanto meno con AfD. Inoltre, è provocato dall’immigrazione incontrollata, portata avanti… dall’attuale governo. Ma la colpa di tutto è di AfD».

Il fatto poi che Mal’tsev, a fine articolo, citi – non si capisce se a proposito o a sproposito – l’epoca di Weimar e le stragi compiute dalla polizia socialdemocratica («a quei tempi il partito SPD di Scholz. E non era affatto Hitler») contro i comunisti tedeschi, non fa che confermare che quando si ignora ogni benché minima analisi di classe delle situazioni storiche e politiche e si sorvola sugli interessi di classe che le diverse formazioni politiche sono chiamate a rappresentare, si finisce per arzigogolare in guazzabugli paludosi e maleodoranti.

Il fatto che ci si contrapponga militarmente alle mire espansionistiche dell’imperialismo USA e, per esso, dell’interventismo guerrafondaio UE e, con ciò, si cerchi anche di liquidare il nazi-golpismo imperante a Kiev, non giustifica che si aspergano con l’acquasantiera i raggruppamenti europei che, per quanto sul momento possano apparire potenziali interlocutori, sono di fatto, nei propri paesi, serbatoi di squadristi pronti, al bisogno, a servire gli interessi dei rispettivi capitalisti contro le organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori o, del caso, contro «organizzazioni filo-palestinesi del tutto di sinistra». Non sta scritto da nessuna parte che, nel dare il fatto loro a tutti i liberal-democratici europeisti, che solitamente vedono il fascismo dove non c’è, ignorandolo dove è più pericoloso, si debba poi, di contro, lanciare l’allarme su “l’estremismo di sinistra” che attaccherebbe l’Europa insieme alla “immigrazione incontrollata”. Non sempre il nesso regge.

Per dire. Qualche mese, altri media russi avevano praticamente esultato per la vittoria della coalizione guidata dal partito di estrema destra olandese PVV, di Geert Wilders, che diceva di essere per la fine delle sanzioni alla Russia e per la cessazione dell’invio di armi all’Ucraina. Ma, ecco che oggi quella stessa coalizione governativa afferma di voler continuare ad appoggiare Kiev «politicamente, militarmente, finanziariamente e moralmente contro l’aggressione russa». Dai media russi: praticamente silenzio. Dunque, osservano i comunisti russi di RKRP, è possibile che qualche mese fa, alla vigilia del voto, all’elettore conservatore olandese non piacesse il fatto che “i suoi soldi” finissero da qualche parte in un altro paese; ma «l’Occidente imperialista ha bisogno della guerra in Ucraina, e anche le elezioni più “democratiche” non costituiscono un impedimento». Così che oggi PVV al governo risponde pienamente agli interessi di quei circoli della borghesia mondiale. Stupisce quindi la «sorprendente ingenuità della propaganda ufficiale russa», che vive in un fantasioso “ma, in fondo, siamo anche noi dei vostri, siamo borghesi come voi”, e allora perché ci voltate le spalle? Dimenticano, dicono i comunisti russi, che praticamente «tutte le forze di estrema destra in Europa sono, in un modo o nell’altro, eredi dei nazisti o dei loro complici e simpatizzanti, indipendentemente da cosa dichiarino ufficialmente. Non importa quanto il lupo sia stato sfamato, non importa quanti prestiti siano stati concessi al Rassemblement National: Marine Le Pen, letteralmente dopo poche ore, il 24 febbraio 2022, ha immediatamente condannato la Russia. E così è per tutti».

È quindi molto divertente che, oggi, i media russi tentino di «convincerci che, dopo le elezioni del Parlamento europeo, in cui potrebbero vincere forze di estrema destra, qualcosa cambierà. Non cambierà nulla. E anche Trump, in caso di probabile successo, potrebbe “cantare” in modo completamente diverso». Perché, in fin dei conti, se è permessa una opportuna citazione da Lenin, dappertutto «in politica, gli uomini sono sempre stati e saranno sempre ingenue vittime dell'inganno e dell'illusione, finché non impareranno a riconoscere, dietro ogni frase morale, religiosa, politica, sociale, gli interessi di queste o quelle classi».

Che, però, non è il caso dei redattori di quei media russi, i quali sanno benissimo, almeno da trent’anni, quali siano gli interessi in gioco tra le frazioni contrapposte della borghesia mondiale. E che, di volta in volta, ora tributano lodi molto interessate ai vecchi esponenti della Guardia bianca, in occasione delle continue inaugurazioni di busti e monumenti a zar, generali controrivoluzionari passati dal servire gli eserciti interventisti anglo-american-farnco-italian-giapponesi nel 1918, al farsi complici degli invasori nazisti nel 1941, ora inneggiano direttamente agli esponenti “ideologici” della reazione antisovietica, come è stato di nuovo il caso, recentemente, per il “filosofo” dichiaratamente fascista Ivan Il’in.

Poche settimane fa, di fronte alla petizione, lanciata su Change.org da gruppi di studenti, contro l’intitolazione a Ivan Il’in della Scuola Superiore di Politica, diretta da Aleksandr Dugin, quale parte dell’Università umanistica statale (la stessa che oggi propone master in "Esoterismo e misticismo: storia, insegnamenti, pratica") si era sollevato un coro indignato contro “piccoli gruppi di studenti” caduti nella trappola della «guerra informativa occidentale contro la Russia». Contro gli studenti che esprimevano «sincera indignazione» per il nome di colui che «aveva attivamente assecondato le azioni del regime fascista tedesco, giustificato i crimini di Hitler di contrapposizione al bolscevismo e aveva scritto della necessità di un fascismo russo», era sceso in campo lo stesso Dugin, affermando che l’intitolazione della Scuola a Ivan Il’in rappresenti un simbolo della svolta conservatrice della politica russa e che obiettivo della creazione della Scuola stessa è l’elaborazione di un nuovo approccio all’insegnamento delle discipline umanistiche e sociali, per la formazione di allievi la cui «visione del mondo si basi sull'identità civilizzatrice russa e sui valori spirituali e morali tradizionali russi».

A Dugin, aveva fatto eco il vice speaker della Duma, Pëtr Tolstoj, che aveva parlato di una Russia, quale civiltà a sé, con proprio cammino e propria ragion d’essere: «Il’in non era né di destra, né di sinistra. Non amava né i bolscevichi, né i fascisti. Il Presidente ha citato più volte Il’in solo perché é stato un profondo pensatore russo». Nel tentativo di dimostrare l’inconsistenza della petizione studentesca e il suo agire da “agente straniero”, lo speaker della Duma, Vjaceslav Volodin citava lo stesso Il’in, laddove afferma che «Né sull'odio di classe, né su quello razziale, né su quello di partito possiamo far rinascere e costruire la Russia. Sappiamo che gli stranieri sosterranno e inciteranno in noi tutti questi generi di odio per indebolirci, rovinarci, smembrarci e sottometterci. Dobbiamo invece purificarci e liberarci da queste forze distruttive e spegnere, sradicare in noi questo spirito di guerra civile che ci minaccia», mentre la Russia, ha detto Volodin, deve essere «unita, forte e sovrana», superiore alle divisioni di classe. Appunto: “né di destra, né di sinistra” – cioè di destra e reazionaria.

Ma davvero, dicono anche in questo caso i comunisti russi, c’è bisogno di ricorrere a Ivan Il’in nella battaglia contro Stepan Bandera e i suoi discepoli a Kiev? Per una volta che il FSB requisisce letteratura e quadri di chiara ispirazione nazista nel museo “I cosacchi del Don in lotta contro i bolscevichi” in un villaggio della regione di Rostov, ecco che subito scoppia la grana del “filosofo” fascista Il’in, che scriveva, ad esempio: «Cosa ha fatto Hitler? Ha fermato il processo di bolscevizzazione in Germania, prestando così un grandissimo servizio all’Europa intera» e, nel 1948, in “I nostri compiti”, dichiarava che «Il fascismo era nel giusto, poiché partiva da un sano sentimento nazional-patriottico».

Davvero, per suscitare nel corpo sociale russo, la consapevolezza del sostegno alla guerra al nazigolpismo di Kiev, c’è bisogno di rispolverare i deliri di chi esaltava Mussolini e Hitler quali “baluardi” contro i bolscevichi che “attizzavano l’odio di classe” e le farneticazioni dell’ideologo dei collaborazionisti filonazisti del “Corpo russo”, incitandoli alla distruzione dell’URSS?

Davvero, sul fronte della contrapposizione alle mire guerrafondaie USA-NATO-UE, c’è bisogno di resuscitare vaneggiamenti formalmente interclassisti, ma di fatto funzionali ai piani dei settori più reazionari della borghesia, per adattarli al “corpo unito”, senza distinzioni di classe, della società russa, la cui struttura riproduce oggi le stesse divisioni di qualsiasi ordinamento sociale dominato dal capitale?

Davvero i media russi, nel contrasto alla guerra informativa dei fogliacci bellicisti euroatlantici, hanno bisogno di dispensare diplomi di “sincerità”, “integrità” e attaccamento ai “valori tradizionali” ai peggiori arnesi della destra reazionaria e neofascista di mezza Europa che, in un dato momento, per puri calcoli di bottega, dicono di essere “euroscettici”? La Russia borghese post-sovietica sta vincendo, non solo sul campo di battaglia della guerra lanciata da USA e NATO per mano ucraina; sta vincendo anche sul piano dei rapporti internazionali e delle alleanze strategiche. Dunque, che bisogno c’è di esaltare gli eredi di chi, ottant’anni fa, da quella stessa Europa, si era aggregato alle orde naziste in una guerra di sterminio contro i popoli sovietici?

Vien da dire che colgano nel segno i comunisti russi, quando dicono che è indicativa la relazione tra l’intitolazione della Scuola Superiore a Ivan Il’in e il master in esoterismo all’Università Umanistica: «anche molti leader della Germania nazista, inclusi Hitler e Himmler, erano  appassionati di esoterismo, magia e occulto. Perché l'ideologia di tutti i movimenti di estrema destra e fascisti, a differenza di quella comunista, si basa sulla negazione della conoscenza scientifica, della logica e del razionalismo».

E anche sulla negazione della lotta di classe, in un abbraccio interclassista funzionale alla classe capitalista al potere.

 

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