Funzioni locali, un contratto a perdere

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Funzioni locali, un contratto a perdere

 

di Federico Giusti

Tantie di noi si stanno chiedendo la ragione della mancata sottoscrizione del contratto nazionale degli Enti locali, le spiegazioni possono essere tante ma almeno una meriterebbe la nostra attenzione: è sufficiente un contratto che permetta il recupero di un solo terzo del costo della vita perduto? Possiamo accontentarci di un mero rinnovo senza analizzare la parte economica e quella normativa? Siamo certi che il contratto nazionale degli enti locali, il comparto che ogni anno perde forza lavoro, possa avvenire alla stessa stregua degli anni precedenti o servirebbero invece interventi normativi e stipendiali maggiori di quelli preventivati?
 
I salari perdono potere di acquisto perchè  nell'arco degli anni i rinnovi contrattuali sono avvenuti al ribasso e poi ricordiamo le disparità di trattamento esistenti tra i vari comparti della Pubblica amministrazione, eredità di una prassi sindacale inaccettabile che nel corso degli anni ha acuito le disuguaglianze salariali tra il personale della Pubblica amministrazione.
 
Il Governo   ha quindi stanziato poche risorse e si è perso per strada l'impegno di portare gli stipendi degli enti locali al livello dei ministeriali, 
 
A inizio autunno firmeranno il contratto ma sancendo il mancato recupero del potere di acquisto perduto e senza incrementare adeguatamente i fondi del salario accessorio, senza intervenire sul buono pasto che è fermo per legge a 7 euro quando nel privato è arrivato a 12.
 
Le proposte Uil e Cgil non sono certo rivoluzionarie anzi appaiono ai nostri occhi fin troppo arrendevoli perchè non prendono in esame la perequazione tra i comparti della Pa, non parlano del buono pasto e di cancellare tutte le norme che limitano il salario accessorio e la spesa di personale, da queste norme nascono alcune delle principali difficoltà fino ad oggi incontrate e tali da ridurre il potere di acquisto e di contrattazione.
Per noi il problema principale è dato dalla erosione del potere di acquisto, dal buono pasto da anni fermo ma anche dalle dinamiche contrattuali che dovrebbero prevedere a livello nazionale gli importi di numerosi istituti contrattuali senza demandarli alla contrattazione decentrata. E Non servono solo criteri oggettivi e trasparenti ma anche la volontà politica di non accrescere i salari di pochi a discapito degli altri attraverso istituti contrattuali erogati in maniera discrezionale
 
E soprattutto mancano le risorse pe restituire dignità salariale al personale degli enti locali, manca la volontà politica di porre fine ai trattamenti diseguali e ci si affida alle solite logiche mercantili che hanno portato a sottoscrivere contratti nazionali al ribasso
 
Ben venga allora la firma di un contratto ma a quali condizioni dovrebbero deciderlo i dipendenti degli enti locali
 

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