Il faro della competitività al centro dei nuovi progetti strategici Ue

Il faro della competitività  al centro dei nuovi progetti  strategici Ue

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di Federico Giusti
 
Sul finire della settimana scorsa ea 31 anni dalla nascita del Mercato unico europeo, i leaders comunitari hanno approvato gli atti di indirizzo  per conquistare i mercati delle materie prime critiche indispensabili per la transizione. A guidare il gruppo un politico di lungo corso italiano
 
Enrico Letta è stato segretario del Pd e un politico di lungo corso provenendo dalla gioventù democristiana nella quale ha ricoperto incarichi nazionali e internazionali fin dalla giovanissima età (fine anni ottanta). Vicino ad Andreatta e a Romano Prodi, uscito dalla scuola di eccellenza del San'Anna di Pisa, Enrico Letta è uno degli uomini di punta della lobby europea che ha portato alla costruzione del trattato di Maastricht, alla Bussola europea e allo smantellamento della sovranità economica e finanziaria degli stati nazionali europei.
 
Il ritiro dalla politica annunciato anni fa, quando venne detronizzato da Renzi, non era credibile come poco veritiere sono state negli anni le dichiarazioni di tutti gli uomini politici che avevano annunciato il ritiro dalle scene dopo cocenti sconfitte elettorali, prova ne sia che molti di loro li ritroviamo ancora in circolazione, sovente riciclati nei consigli di amministrazioni di Multinazionali, Fondazioni e a capo di Università pubbliche e private,
 
L'ultimo anno attorno a Letta si è costruito un gruppo di lavoro che ha prodotto un copioso documento, un rapporto sul futuro del Mercato unico.
 
Il testo rappresenta forse l'ultimo tentativo del centro sinistra dentro la Ue di dettare linee guida per il futuro, consapevoli che alle prossime elezioni europee muteranno i rapporti di forza nel Parlamento comunitario con una probabile e netta vittoria del centro destra.
 
Il documento focalizza l'attenzione sugli investimenti destinati a tre settori:
 energia, difesa, telecomunicazioni e settore finanziario come elementi portanti del futuro del Mercato unico europeo per dettare le linee guida dell'agenda strategica europea da approvare prima delle prossime elezioni.
 
 L’integrazione del Mercato unico nel mercato finanziario può essere un game-changer , “il mercato finanziario dovrebbe essere integrato ed efficiente”, per vincere “la sfida più grande” nell’orizzonte dell’Unione Europea: “Finanziare la transizione”.
 
Il capitale economico e finanziario europeo si è quindi attrezzato per affrontare la sfida energetica e indirizzare gli investimenti verso l'acquisizione di tecnologia avanzata, digitale e della intelligenza artificiale.
 
Due aspetti salienti vanno colti a nostro avviso, da una parte la sudditanza militare rispetto agli Usa ma anche la ricerca di un esercito europeo autonomo in grado di intervenire ovunque siano "minacciati" gli interessi comunitari, dall'altra parte costruire tutti i passaggi necessari a dare vita ad un mercato unico europeo in sinergia con le principali aziende dei vari paesi chiamate ad agire in sinergia. La gestione dei fondi del Pnrr, con la riscrittura avvenuta a fine 2023, esprimeva già un cambiamento di rotta per affermare una rinnovata competitività europea ma un deciso passo verso questa direzione è avvenuto in questi giorni con la ratifica degli obiettivi decisa dai leader Ue riunitisi a Bruxelles per deliberare la nuova agenda strategica europea 202429.
 
E attenzione che l'aspetto politico, militare e finanziario sono strettamente connessi come dimostra la priorità di conquistare i mercati delle materie prime (ad esempio il litio) indispensabili per la cosiddetta svolta green.
 
E la Ue si troverà presto in aperta contrapposizione alla Cina per contenderle  il “monopolio ”nelle materie prime critiche, ad esempio il 97% del litio arriva proprio dalla Cina e da qui la necessità di diversificare i mercati per rafforzare l'intesa con un altro paese ricco di questa materia come il Cile. 
 
Il rapporto sul futuro del Mercato unico dedica ampio spazio alla costruzione di una industria militare comunitaria tecnologicamente avanzata, si afferma che “mai prima d’ora c’è stata una tale urgenza di sviluppare le nostre capacità industriali per essere autonomi in ambito strategico. Poiché l’applicazione del quadro del mercato unico non è oggi fattibile a causa della natura intrinseca di questo settore, avanzare verso lo sviluppo di un “mercato comune per l’industria della sicurezza e della difesa” è fondamentale per conferire all’Ue i mezzi necessari per affrontare le sfide attuali e future sfide per la sicurezza”.
 
Ma la Ue non si pone solo nell'ottica di difendere la propria fortezza, per rendere credibile e appetibile la scelta economica vuole guardare a scenari più ampi che vanno oltre il vecchio continente come del resto leggevamo solo pochi anni or sono nel documento strategico definito Bussola Europea. E in questa ottica l'aspetto militare viene letto in subordine al disegno politico di raggiungere una competitività industriale e finanziaria capace di restituire forza e vigore al capitalismo del vecchio continente uscito con le ossa rotte dalla guerra Nato in Ucraina
 
Con l'avvento della IA e delle nuove tecnologie, Letta e company, ma ormai la intera UE, giudicano prioritario “sostenere l’occupazione e le industrie in Europa, piuttosto che finanziare lo sviluppo industriale dei nostri partner o rivali” E' di questi giorni la notizia che gli Usa avrebbero messo a punto un sistema di guida dei caccia da guerra con la IA e la realizzazione di nuovi sistemi missilistici per la realizzazione dei quali erano stati devoluti ingenti finanziamenti alle multinazionali Usa nel settore aereo e bellico.
 
E ancora in merito alla  rinnovata strategia militare comune
 
“pur sostenendo la resistenza ucraina, gli europei hanno speso somme ingenti, ma circa l’80% di questi fondi sono stati spesi in materiali non europei. Al contrario, gli Stati Uniti hanno acquistato circa l’80% dell’equipaggiamento militare utilizzato per sostenere la guerra in Ucraina direttamente da fornitori americani, una netta differenza che evidenzia la debolezza del nostro approccio”.
 
Ma non siamo solo davanti al disegno di costruire una industria europea bellica capace di di competere con le multinazionali statunitensi sviluppando anche in campo informatico competenze e produzioni proprie ma anche alla necessità di  ridefinire in toto le politiche da intraprendere alcune economie tradizionali come l'agricoltura giudicata  “ interesse strategico fondamentale dell’Unione” per una sostanziale revisione delle politiche in questo ambito rafforzando la posizione degli agricoltori nella catena di approvvigionamento alimentare anche attraverso la revisione delle politiche di finanziamento accordate al settore.
 
La Ue sta quindi costruendo le basi per un radicale cambio di prospettiva della sua economia, per questo deliberano, ingenti finanziamenti comunitari verso la realizzazione di obiettivi condivisi per imporre agli stati nazionali scelte sinergiche. E in questa ottica diventa urgente  e prioritario  approvare il prossimo bilancio pluriennale Ue non prima di avere cercato di costruire una finanza europea e una industria tecnologicamente avanzata e coesa per competere nei mercati mondiali.
 
 
Bibliografia
 
 
 
 
 
 
 

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