Il giorno in cui Fubini scoprì il "pilota automatico"

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Il giorno in cui Fubini scoprì il "pilota automatico"

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L’Italia è condannata a una politica di austerità eterna fino alla completa autodistruzione dell’economia e del tessuto sociale? Sembra proprio che sia questo il triste destino che attende Roma, con il nuovo governo Draghi mero esecutore - nonostante la tanto sbandierata autorevolezza dell'ex direttore della BCE - di una politica sostanzialmente decisa a Bruxelles. 

Addirittura di questo «pilota automatico» - per utilizzare un’espressione proprio di Mario Draghi - che condanna l’Italia si rende conto anche Fubini sul ‘Corriere della Sera’, ovvero uno mei massimi cantori dell’austerità neoliberista. 

«l rapporto fra i partiti, il nucleo tecnico del governo e Bruxelles è però l’altra dinamica che sta cambiando. Più di quanto molti abbiano capito a Roma, soprattutto in vista dei prossimi anni. Perché sempre più è chiaro, almeno a Bruxelles, che quelle oltre 500 pagine di schede-progetto mandate dall’Italia non sono solo la messa in musica delle 300 pagine del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr)», scrive Fubini che poi segnala come queste politiche siano il «di fatto il programma, già scritto dal governo a Roma e blindato nel rapporto con Bruxelles, della prossima legislatura in Italia. I cronoprogrammi allegati al Pnrr e gli obiettivi quantitativi delle schede sono infatti più di semplici impegni: sono soglie che possono bloccare i singoli pagamenti dei fondi Recovery, qualora non siano superate nei modi e nei tempi previsti. La prima vera verifica dell’attuazione del piano e delle relative riforme cade probabilmente fra dicembre e gennaio prossimi. Ma questo meccanismo resterà attuale per la durata del Recovery fino al 2026, a scadenze di pochi mesi da un esborso all’altro. Anche perché i singoli governi europei, anche i più intrattabili, avranno un diritto di mettere in pausa i pagamenti agli altri se hanno dubbi e rimostranze. Non è ancora chiaro come funzionerà esattamente il meccanismo degli «alert» e cosa accade su un Paese salta un impegno. Ma quel meccanismo ci sarà».

Se qualcuno credeva che i fondi per la ripresa in arrivo da Bruxelles sarebbero stati liberi da condizionalità, dovrà ricredersi perché la Commissione «vuole scadenze e obiettivi misurabili, perché ha bisogno di strumenti di lavoro. E vuole riforme senza ombre. Vuole obiettivi cifrati sull’emersione del lavoro sommerso, inclusi dati, sanzioni previste, certezze sulla lotta al caporalato. Vuole anche più certezze operative su merito e tempi delle norme per la concorrenza (il governo di Giuseppe Conte non aveva lasciato niente e Draghi ci è arrivato all’ultimo). Né accetterà un ritorno mascherato alle pensioni a 62 anni. E ha dubbi su un meccanismo come quello di Industria 4.0 del Recovery perché troppo generico (quasi ogni spesa strumentale rientra negli sgravi) o in un ecobonus che include le terze e le quarte ville dei ricchissimi. 
Quello che uscirà da questo confronto con Bruxelles sarà dunque un programma (blindato) di governo. Fino al 2026».

Siamo di fronte a quello che potrebbe essere il colpo definitivo per un’Italia già devastata dai danni derivanti dall’euro e l’austerità europea, legando le mani anche a eventuali governi intenzionati a imprimere il necessario cambio di passo al paese, ribaltando le attuali politiche economiche suicide, per tentare di portarlo fuori dalle secche in cui l’ha impantanato il fanatismo neoliberista. 

Forse è proprio questo il vero obiettivo: non permettere che l’Italia si liberi dal giogo infernale in cui è intrappolata e così condannata a morte certa.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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