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Il nuovo slogan del pensiero unico liberista e l'ideologia del fare fine a sé stesso

 

di Francesco Erspamer


Il nuovo slogan del pensiero unico liberista e delle legioni di psicolabili che, orfani della religione, si affidano a esso come se la virtualità mediatica fosse la realtà e le sue previsioni fossero un destino manifesto, è la derisione del "non fare".

È di moda insultare e calunniare chiunque dica di no e si opponga alle fughe in avanti, agli investimenti dissennati, agli sprechi, chi sia diffidente nei confonti dei venditori di fumo e di illusioni, del consumismo sfrenato, dell'attualismo senza memoria, senza tradizioni e senza radici.

Ovvio che questa ideologia sia finanziata dalle multinazionali, che intenzionalmente vendono prodotti scadenti (materiali e intellettuali) in modo che la gente sia sempre costretta a inseguire l'ultima novità, e che spendono miliardi in pubblicità e propaganda per tenerla in una condizione di perenne adolescenza, facendole credere che la vita sia solo crescere, cambiare ossessivamente, senza mai avere il tempo di assestarsi e valutare, ossia maturare, diventare adulti. 

Non è scomparsa solo la sinistra, in Italia e nel mondo.
Anche la destra. I conservatori si sono estinti, o meglio, non hanno più voce: leggeteli, i giornali che un tempo si definivano in quel modo: tutti a esaltare le magnifiche sorti e progressive, a chiedere la rottamazione senza scrupoli del passato, la passiva accettazione di qualsiasi gadget o qualsiasi idea proposta dalle corporation che controllano l'economia planetaria e, purtroppo, le coscienze. Quanto alla sinistra, fa esattamente la stesso, in nome di presunti diritti umani e universali che sono solo espressione delle esigenze della finanza globalista e che infatti sono tutti originati negli Stati Uniti. 

Ci sono periodi davvero bui, in cui anche la speranza è inefficace perché se ne sono appropriati loro e la usano per venderci i prossimi trend.

Ce la faremo a salvare la civiltà? Contro l'ideologia del fare fine a sé stesso (e all'arricchimento di pochi vincenti) mi tornano in mente le parole del poeta e con una piccola aggiunta le ripropongo come un motto, un programma minimo da cui ripartire, un impegno di resistenza: Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo fare.
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