Libia, dietro il conflitto la contrapposizione tra Turchia e Qatar contro Emirati Arabi, Arabia Saudita ed Egitto

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di Alberto Fazolo
 

A metà aprile il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump telefonò a Kalifa Haftar, comandante dei ribelli dell'Esercito Nazionale Libico (LNA). Nella nota diffusa dalla Casa Bianca dopo la conversazione si leggeva che Washington apprezzava lo sforzo "per combattere il terrorismo e mettere in sicurezza le risorse petrolifere del paese". Di fatto gli USA diedero l'autorizzazione a lanciare l'assalto finale a Tripoli, operazione ancora in corso e che potrebbe presto concludersi (anche se nella giornata di sabato le truppe di Haftar hanno subito una dura battuta d'arresto alle porte meridionali della città). Questa telefonata sollevò roventi polemiche. Gli USA hanno deciso di sostenere Haftar sia per interessi economici, sia per il suo ruolo nella lotta contro il terrorismo islamico. Fino a quel momento l'appoggio americano era verso Fayez al-Sarraj, Primo Ministro del "Governo di Accordo Nazionale" (GNA), l'unico che abbia un riconoscimento internazionale anche se si tratta di un esecutivo fortemente influenzato dai gruppi islamici.


Al momento ci sono due forze in grado di determinare il futuro della Libia, quelle militari e quelle islamiche.


La preponderante forza militare è nelle mani della LNA che controlla circa l'80% del territorio, compresi i ricchi giacimenti nella parte est e in quella meridionale del Paese. Negli ultimi quattro anni la LNA si è trasformata in una struttura forte e centralizzata. Nella LNA sono confluite forze variegate, in buona parte provenienti dall'esercito di Gheddafi, ma anche altre cresciute nelle proprie fila. La LNA gode dell'appoggio di molti stati, tra cui Emirati Arabi, Egitto e Francia. Questi stati si professano sostenitori della soluzione politica, ma con discrezione non fanno mancare il proprio supporto alle truppe di Haftar.


Le truppe governative (del GNA) sono invece prevalentemente supportate da Turchia e Qatar, sono più piccole e ancora più eterogenee: reparti dell'esercito di Gheddafi, gruppi armati facenti capo a gruppi islamici, varie altre forze locali e soprattutto il movimento dei Fratelli mussulmani. Quest'ultimo è il gruppo più politicizzato, quello che fornisce l'indirizzo ideologico. Queste truppe stanno resistendo a Tripoli. Al-Sarraj sta tentando d'attuare delle riforme per inquadrare tutte queste forze in un vero e proprio esercito regolare, ma le difficoltà e le contingenze ne impediscono la trasformazione. Inoltre, ci sono delle forti resistenze da parte di alcuni gruppi combattenti che non vogliono fare concessioni al potere politico e puntano a conservare una propria autonomia. In definitiva le truppe governative sono inadeguate allo scontro, sia per via delle dimensioni, sia per le contraddizioni interne.


I problemi del GNA non sono solo sul piano politico e su quello militare, membri del Governo e vari funzionari locali sono coinvolti nel traffico di migranti, di armi, di droga e in varie altre attività illecite.


Ormai le truppe LNA combattono alle porte di Tripoli, ma in ogni caso il dato che va registrato è la contrapposizione tra stati mussulmani: da un lato Turchia e Qatar, dall'altro Emirati Arabi, Arabia Saudita ed Egitto. Uno scontro estremamente interessante dal punto di vista geopolitico, in quanto potrebbe radicalmente stravolgere gli assetti nel mondo arabo e non solo. Ad ogni modo, non si deve dare per scontato chi vincerà in Libia, ma è sicuro che tutti gli stati mussulmani coinvolti nel conflitto sempre più daranno aiuto alla fazione che sostengono, soprattutto perché sanno che i contraccolpi della guerra arriveranno anche all'interno dei propri confini.

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