Merkel, Draghi e i principi della "democrazia" negoziata con la Commissione

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Quest’oggi a Roma la cancelliera tedesca Angela Merkel ha tenuto un vertice - forse l’ultimo - con il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Due protagonisti, sicuramente in negativo per i popoli europei, delle nefaste politiche continentali imposte anche quando in netto contrasto con le esigenze di un paese. Paradigmatico in tal senso il caso della Grecia, ma volendo anche dell’Italia costretta a politiche di austerità che hanno devastato il tessuto produttivo e svalutato il lavoro. 

“Ringrazio la cancelliera a nome del governo e mio personale per il ruolo determinante che ha avuto nel disegnare il futuro dell’Europa in questi anni”, ha affermato Draghi. 

Merkel di rimando ha dichiarato: “Forse sarà il nostro ultimo incontro bilaterale, mi fa molto piacere essere qui. In pochi mesi si è creata una collaborazione molto stretta. Anche quando era alla Banca centrale abbiamo collaborato e Draghi è stato un garante dell’euro”. 

Insomma, i carnefici dei popoli europei ammettono i propri misfatti. Non lo fanno di certo apertamente, ma lo dicono tra le righe, aiutati da una propaganda che li incensa e dipinge come i salvatori dell’intero continente. 

Sempre in tema di propaganda, prendiamo questa dichiarazione di Draghi: “Angela Merkel ha avuto un ruolo decisivo nella creazione del programma Next Generation EU, un segno tangibile della solidarietà dell’Unione Europea verso i Paesi più colpiti dalla pandemia, e una straordinaria occasione per rilanciare la crescita economica in Italia in modo robusto, equo e sostenibile”. 

Applausi a scena aperta. I giornalisti del Draghistan osannano Draghi e Merkel. In realtà la traduzione di questa dichiarazione è stata data dallo stesso Draghi in conferenza stampa al termine del vertice Ue-Balcani in Slovenia, in merito alla posizione contraria di Salvini alla riforma del catasto: “Il governo va avanti, l’azione del governo non può seguire il calendario elettorale. Noi dobbiamo seguire il calendario che è stato negoziato con la commissione europea per il Pnrr”. 

Poche parole, ma dal significato inequivocabile: non c’è nessuna democrazia, nemmeno formale. La sovranità è un lontano ricordo. Le decisioni che contano sono prese a Bruxelles. I popoli al massimo possono permettersi di scegliere l’esecutore materiale di tali politiche. 

Insomma siamo all’apoteosi della democrazia solo formale. La tanto sbandierata democrazia alle nostre latitudini si riduce all’atto di inserire una scheda in un’urna ogni tot di anni per scegliere chi deve applicare ben determinate politiche antipopolari decise in quel di Bruxelles. 

D’altronde una frase Angela Merkel dice tutto: “Draghi è stato un garante dell’euro”. Lo è ancora. Draghi è l’uomo scelto per completare la normalizzazione italiana. Roma deve continuare a massacrarsi e massacrare il proprio popolo con politiche profondamente sbagliate, vessatorie, ottuse e assurde. Politiche che non trovano alcuna giustificazione nemmeno nella teoria economica. 

Dopo Angela Merkel la Germania affronterà un periodo di transizione, probabilmente a guida socialdemocratica. Se qualcuno si illude che la nuova leadership tedesca possa arginare il declino europeo si sbaglia di grosso. Le ricette economiche sono sempre le medesime. Dal punto di vista dei rapporti con i paesi eurasiatici la situazione si prospetta ancor peggiore, anche se ogni governo tedesco come da tradizione bada sempre ai propri interessi. Quindi, se avveduto, dovrebbe continuare sulla strada battuta da Merkel con il suo pragmatismo nei confronti Cina e Russia. 

Lo stesso declino che si trova ad affrontare l’altro alleato/padrone dell’Italia: gli Stati Uniti. In quel di Washington hanno deciso di giocare tutte le proprie carte, anche con una certa aggressività, per contenere la Cina. Però probabilmente sarà inutile perché gli Stati Uniti si trovano in grossa difficoltà e non hanno la forza economica di un tempo. La nuova guerra fredda è molto dispendiosa.  

Per comprendere le differenza col passato basti pensare che rispetto a venti anni fa, la Cina, è attualmente il più grande attore economico mondiale. Il primo partner economico e commerciale della stragrande maggioranza dei paesi a livello mondiale. 

Stiamo inoltre entrando in una fase dove forse potremmo assistere ad alcune divergenze tra Stati Uniti ed Unione Europea. Più che altro perché gli interessi franco-tedeschi non collimano pienamente con l’agenda di Washington. Che come abbiamo visto al momento punta solo al contenimento della Cina.   

L’Italia ha sempre servito masochisticamente gli interessi di questi due padroni. Sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi, Mario Draghi, si è caratterizzato come il capo di governo italiano più atlantista della storia repubblicana. Quindi in uno scenario dove iniziano a fare capolino divergenze tra le due sponde dell’Atlantico, l’azione di Draghi potrebbe provare a fare sponda con Washington per ottenere una posizione di maggiore forza rispetto a Parigi e Berlino. 

Una strategia comunque perdente per l’Italia, il paese nel suo complesso e soprattutto il popolo italiano che continuerà a languire sotto il tallone di ferro dell’imperialismo statunitense. Vessato da politiche economiche astruse volte sostanzialmente alla sua distruzione. 

Per fermare il declino l’Italia dovrebbe volgere il proprio sguardo verso l'oriente dove c’è un mondo multipolare in costruzione e grande ascesa. Incamminarsi lungo le Nuove vie della Seta che collegano l'occidente con l'oriente. L'Europa con la Cina. L'Italia (primo paese im ambito G-7) aveva compreso l'importanza della cooperazione strategica win-win con la Cina, ma il falco atlantista e neoliberista Draghi ha sconfessato l'accordo. Per muovere nella direzione euroasiatica ci vorrebbe una classe politica avveduta, con una strategia e soprattutto libera. 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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