Ora basta: l'insostenibile retorica dei "conti in ordine" e dell'efficientamento

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Ora basta: l'insostenibile retorica dei "conti in ordine" e dell'efficientamento

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Leggendo i programmi e sentendo le dichiarazioni dei 4 favoriti candidati a Sindaco di Roma, ci sono delle parole d’ordine che ricorrono continuamente.
 
Tra queste, nei primi posti, ci sono l’efficientamento e la messa in ordine dei conti.
 
Ma cosa si nasconde dietro queste parole?
 
Partiamo dalla messa in ordine dei conti.
 
Iniziamo col dire che a parità di entrate, mettere i conti in ordine per un’amministrazione pubblica (che sia centrale o locale) vuol dire ridurre i servizi offerti ai cittadini.
 
Lo abbiamo visto in 30 anni di avanzi primari dello Stato italiano nel nome del “Ce lo chiede l’Europa”.
 
Avanzi primari (cioè taglio della spesa pubblica) che hanno portato al crollo della domanda aggregata. Cioè al crollo dei livelli occupazionali, dei salari e dei servizi resi ai cittadini.
 
La cosa pubblica non può e non deve essere gestita come un’azienda. Cioè in una mera ottica di ottimizzazione dei profitti.
 
Il primo obiettivo dell’amministrazione pubblica deve essere quello di rendere un servizio migliore possibile ai propri cittadini.
 
Il che non vuol dire che non si possa fare senza indebitarsi, ma non può e non deve essere quello lo scopo principale.
 
D’altronde se i nostri padri e i nostri nonni avessero ragionato così dopo la fine della seconda guerra mondiale, avremmo ancora un Paese ridotto in macerie con povertà dilagante tra la popolazione.
 
Che è poi la situazione dell’Italia di oggi in cui ci sarebbe un Paese interamente da ricostruire, una povertà assoluta che è triplicata dall’introduzione dell’euro e un tasso di disoccupazione del 10% che ci è imposto dalle folli regole dell’Unione Europea attraverso l’output gap, il NAIRIU e il NAWRU.
 
Tornando a Roma, è esattamente quello che è successo negli ultimi anni alla nostra Capitale. Per “mettere i conti in ordine” sono stati barbaramente tagliati i servizi, tutti i servizi, ai cittadini.
 
Volete qualche esempio?
 
La città eterna trasformata in una discarica a cielo aperto? Merito dei conti in ordine.
 
Gli autobus che prendono fuoco? Merito dei conti in ordine!
 
La città più verde d’Europa col verde meno curato d’Europa? Merito dei conti in ordine.
 
Strade ridotte peggio di una via sterrata di campagna? Merito dei conti in ordine.
 
Attese infinite per rinnovare un documento? Merito dei conti in ordine.
 
Non ci credete?
 
Roma è una delle città che spende meno per la viabilità: 71,46 euro l'anno per cittadino contro i 169,27 di Venezia, i 161,28 di Firenze, 139,66 di Napoli, i 132,27 di Padova e i 125,05 di Milano¹.
 
Roma è una delle città a investire meno in Italia nella cura del verde: 23,72 euro pro capite contro i 55,12 euro di Bari, i 45,85 di Padova e i 45,34 di Firenze². Non è colpa del destino cinico e baro se siamo passati da più di 2.000 giardinieri attivi degli anni 80 ai circa 300 di oggi.
 
Roma ha un rapporto di dipendenti comunali rispetto alla popolazione tra i più bassi d'Italia: 8,3 ogni 1.000 abitanti rispetto ai 10,8 di Venezia, ai 10,7 di Torino e ai 10,5 di Milano. Solo rispetto al capoluogo lombardo, mancano infatti circa 8.000 dipendenti³.
 
Come se non bastasse, tra il 2009 e il 2019, il numero di dipendenti è stato tagliato di quasi il 10%. È stato cioè tagliato 1 dipendente ogni 10?.
Roma è anche una delle grandi città italiane a spendere di meno per il supporto del commercio locale: 6,61 euro pro capite contro i 15,81 di Trieste, i 14,48 di Firenze, i 13,62 di Bari?
 
Non solo.
 
Negli ultimi 10 anni, cioè da quando si tenne il referendum in cui i cittadini hanno scelto una gestione dell'acqua pubblica e senza profitti, Acea acqua (51% del Comune e 49% privata) ha raddoppiato le perdite d'acqua a causa delle mancate manutenzioni, ha moltiplicato per 2,5 le tariffe per i cittadini e ha distribuito un miliardo di euro agli azionisti.
 
Questo vuol dire “mettere i conti in ordine”, cioè gestire la cosa pubblica come un’azienda.
 
Ecco, quando vi parlano di efficientamento, vi stanno prendendo in giro.
 
Lo fanno per non parlare di investimenti e di assunzioni.
 
Non basta aumentare i cestini della spazzatura per mantenere pulita Roma. Mancherebbero comunque gli spazzini (operatori ecologici nella neolingua del politicamente corretto) per svuotarli e pulire i marciapiedi.
 
Hai voglia a efficientare il servizio giardini quando hai 300 giardinieri per prendersi cura di 330.000 alberi e 44 milioni di metri quadrati di verde.
 
Non basta efficientare e digitalizzare gli sportelli comunali e municipali quando ti mancano circa 8.000 dipendenti comunali.
 
Ecco perché ci siamo impegnati nel nostro programma a puntare tutto su assunzioni e investimenti. Nonostante le difficoltà di farlo causate dai vincoli che ci ha imposto la classe politica italiana (tutta, senza distinzioni) attraverso l'ingresso nell'Unione Europea e nell'Eurozona.
 
Ecco perché, non potendo portare Roma fuori dalla gabbia unionista, proponiamo una valuta complementare locale, i sesterzi.
 
Perché il nostro obiettivo è quello di offrire un servizio migliore ai romani e un aiuto concreto alle fasce più deboli e al commercio locale.
 
Ce lo chiede la Costituzione.
 
[FONTI:
 
*Gilberto Trombetta è candidato Candidato Sindaco per la città di Roma con Riconquistare l'Italia 

Gilberto Trombetta

Gilberto Trombetta

43 anni, giornalista politico economico e candidato Sindaco di Roma con la lista Riconquistare l'Italia del Fronte Sovranista Italiano

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