"È ora di riprendere il posto che ci spetta. Per la prima volta, dopo il 2006, possiamo tornare a votare comunista"

"È ora di riprendere il posto che ci spetta. Per la prima volta, dopo il 2006, possiamo tornare a votare comunista"

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di Giusi Greta Di Cristina 
 

Care compagne, cari compagni, amici, 

vi sono momenti nella storia politica di un Paese che arrivano imprevisti e inaspettati, ma carichi della forza propulsiva tipica degli avvenimenti che possono influenzare il futuro di tutti noi. 

Dal 2006 il simbolo del lavoro, degli operai, delle classi popolari è scomparso dalle liste delle competizioni elettorali. I comunisti sono via via stati rappresentati da formule ibride, che hanno non solo stilisticamente “tolto di mezzo” i comunisti e i loro simboli dalla politica italiana ed europea, ma attraverso queste operazioni i comunisti sono stati sostituiti da apparati di sinistra “rosè” nel migliore dei casi, interessati solo a battaglie di diritti civili, accompagnate da una visione distorta della storia del comunismo mondiale. Quando invece è andata male, ovvero nella maggior parte dei casi, queste operazioni truffa – a cui si ascrivono tutti i progetti di sinistra con una componente “comunista” dal 2006 a questa parte – hanno dato terreno libero alla sinistra liberal, o per meglio dire imperialista. Finti comunisti, che ancora ci raccontano le favole della apertura a sinistra, della possibilità di far “rinsavire” la parte sana del Pd, come quella del sindacalismo concertativo. 

Nulla di più falso, nulla di più inutile. A che pro tentare di tirar fuori da un blocco imperialista donne e uomini, votanti, che liberamente scelgono di aderire a quel blocco? A che pro sostenere posizioni che avvicinano il Pd alla più becera delle destre? A che pro scendere in piazza con pseudo antifascisti prontissimi a stendere il tappeto al fascismo legalizzato in Ucraina o in Venezuela? 

A che pro incentrare le lotte civili, definendole progressiste quando non addirittura comuniste, atte alla liberalizzazione della prostituzione (chiamata sex working per farcela digerire meglio) o dell’utero in affitto, la più grande aberrazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ove il ventre del povero diventa un oggetto da acquistare per soddisfare il desiderio di avere un figlio?

A che pro spendere energie, insomma, tentando di voler riunire la classe lavoratrice, quella dei disoccupati, dei precari con quella che ha strizzato l’occhio alle peggiori riforme sociali della storia del nostro Paese? 

Il Pd e le destre, facce della stessa medaglia, parimenti a chi ancora afferma che l’UE possa essere cambiata dall’interno, è lo strumento utilizzato dall’establishment europeo che ha come unico obiettivo quello di far dipendere le vite dei popoli europei – specie di quelli della fascia mediterranea – dalle decisioni della Troika, della Banca Centrale Europea e dei Paesi europei che detengono il controllo delle decisioni economiche all’interno dell’area. In questo senso, un certo antifascismo retorico e di facciata viene asservito a tale scopo: dimentichi della lezione di Gramsci, secondo il quale il fascismo è il braccio armato del capitalismo, questi ultracapitalisti – aiutati da certi utili idioti dell’intellighenzia di sinistra dei nostri tempi, occupata a scovare fascisti ovunque sol da quando il governo Lega/Cinque Stelle si è insediato, ma totalmente ciechi durante gli anni precedenti – vorrebbero difendere il Paese dai nostalgici del regime, giammai dal capitalismo finanziario che grazie alle leggi ha distrutto le classi media e bassa italiane, ha concesso le delocalizzazioni, ha penalizzato i lavoratori, ha di fatto prodotto povertà e disparità sociali. 

La guerra fra poveri l’ha prodotta e la produce il grande capitale finanziario, non certo qualche nostalgico col braccio teso. E duole vedere e sentire “compagni” che festeggiano il 25 aprile accanto al Pd o godono dell’espulsione ad una fiera del libro dell’autore del libro su Salvini ma si stanno zitti dinnanzi alla vendita dello stesso libro da parte di Feltrinelli!

Assieme al Pd, partiti fintamente di sinistra come +Europa e Verdi si muovono nella stessa ottica, volta a costruire un agglomerato di Stati – gli Stati Uniti d’Europa – che altro non sarebbero che la diretta prosecuzione degli USA, un campo imperialista creato soprattutto in chiave anti-russa. 

Data la situazione attuale, dunque, occorre che i comunisti superino le divisioni, i rancori personali, le fratture dovute a scelte politiche differenti operate in un passato più o meno recente. 

Occorre riprendere le lezioni del passato e leggere il presente sgrassato dalle lordure prodotte da un sistema che, come Marx affermava, gode sempre del beneficio dei mezzi di comunicazione. 

Occorre comprendere che i tempi in cui le aperture ai moderati erano tatticamente plausibili sono ormai finiti e che questa pratica ha portato prima allo scollamento della popolazione dai comunisti e poi alla scomparsa dei comunisti stessi dalle rappresentanze. E questi soloni, questi traditori della classe popolare trattano ad oggi il comunismo come una sorta di reliquia del passato, da guardare con sentimentalismo. 

Si sente cantare l’Internazionale, con tanto di pugno chiuso, da chi ha firmato tutti i peggiori provvedimenti economici di questo Paese da trent’anni a questa parte!

È ora di riprendere il posto che ci spetta. È ora che in questo Paese il lavoro torni a essere il centro nevralgico delle scelte economiche e politiche dei governi e dei governanti. E questo non sarà possibile senza il ritorno di un grande partito comunista.

Ecco perché, compagne e compagni, vi chiedo di aderire a questo appello e dare pieno appoggio al PARTITO COMUNISTA per le elezioni europee del 26 maggio, ove il Partito Comunista è presente in tutte le circoscrizioni. 

Per la prima volta, dopo il 2006, possiamo tornare a votare comunista, nell’ottica non solo immediata di ridare alle classi che rappresentiamo una voce ma soprattutto ritenendolo il primo, decisivo passo per la riunione dei comunisti di questo Paese in un solo partito.

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