Padre Elias Zahlawi: il massacro dei palestinesi a Gaza e il silenzio delle chiese cristiane

Padre Elias Zahlawi: il massacro dei palestinesi a Gaza e il silenzio delle chiese cristiane

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Superati i 91 anni, dalla Siria, Padre Elias Zahlawi, instancabile sacerdote cattolico della Chiesa di Nostra Signora di Damasco, denuncia, come fatto già molte volte in merito al suo Paese, il silenzio e la mancata presa di posizione netta delle gerarchie ecclesiastiche sul massacro in corso a Gaza dal 7 ottobre compiuto da Israele.

Le lettere di Padre Elias, di solito sono sempre state dirette ai pontefici, Benedetto XVI e Papa Francesco. In questo caso è indirizzata “a chi di dovere”, ma non è facile immaginare chi sia il destinatario e, purtroppo, che la missiva non avrà risposta scritta, ma quella del silenzio che, alle volte, è più rivelatrice di tante parole.

La missiva, comunque, è diretta anche all’occidente, ai suoi governi tutti schierati a favore di Israele.

C’è un passaggio politico e teologico, che vale la pena sottolineare in questa lettera.  

Secondo Padre Elias c’è un complesso di colpa delle chiese cristiane di Oriente ed occidente che è la “chiave per comprendere il sostegno della società occidentale all'istituzione di Israele, con tutto ciò che questa ‘istituzione’ comporta, e le conseguenti palesi violazioni delle leggi e delle norme internazionali.”. Inoltre, spiega anche il silenzio delle Chiese, soprattutto di quelle” cattoliche, con il Vaticano alla guida, riguardo alle palesi e crescenti ingiustizie commesse contro la Palestina. Nella misura in cui il suo nome è stato sostituito con quello di ‘Israele’ e per ciò che resta della Palestina sotto controllo arabo, nei documenti della Chiesa cattolica ufficiale non si parla più di altro che di ‘Terra Santa’.”

Padre Elias ricorda che “quello che sta accadendo oggi a Gaza, caratterizzato da atti di genocidio a sangue freddo, che colpiscono in particolare migliaia di bambini e donne, avviene senza che una sola autorità cattolica di alto rango dica una sola parola in ogni angolo del mondo.”

Un silenzio che, storicamente, per il sacerdote siriano è dovuto al fatto che la Chiesa non si libera da quel giogo fatto di compromessi con il Potere politico.

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