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Siria, la Turchia si annette i territori Nord occidentali

 


di Fabrizio Chevron

 

Il Medio Oriente sta vivendo per la prima volta da decenni un cambiamento dei propri confini.

La Turchia sta infatti procedendo alla graduale annessione della provincia nord-occidentale della Siria.

Le aree interessate vanno dalla città di Jarablus al recentemente conquistato distretto di Afrin.


La situazione nella Siria nord-occidentale, fonte: https://syriancivilwarmap.com/


L’Esercito turco, assieme alle milizie ribelli FSA (Free Syrian Army), ha invaso il nord della Siria nell’estate del 2016 occupando il triangolo fra Jarablus, Azaz e al-Bab (Operation Euphrates Shield).

L’obiettivo era rimuovere l’ISIS dai propri confini e soprattutto impedire alle forze curde YPG (People's Protection Units) di ottenere una continuità territoriale che spaziasse dall’estremo oriente siriano, governatorato di al-Hasakah, al distretto più occidentale, quello di Afrin.

Erdogan inoltre desiderava il controllo diretto di territori in cui poter rimpatriare parte dei siriani fuggiti in Turchia durante la guerra.

La seconda grande operazione militare, denominata “Operation Olive Branch” è stata quella lanciata nel gennaio scorso nel distretto di Afrin.
Dopo due mesi di offensiva, le forze turche e gli alleati ribelli hanno strappato Afrin ai soldati curdi e alle LDF (Local Defence Forces), volontari fedeli al governo di Bashar al-Assad.

La regione nord-occidentale è ora de-facto controllata dai militari turchi e dalle milizie/istituzioni locali fedeli, mentre la bandiera turca sventola a fianco di quella del Free Syrian Army sugli edifici pubblici e militari.

Sui social network si rincorrono le immagini di bambini e ragazzini a cui vengono distribuite le foto del Presidente turco Erdogan.


Ma questo non è tutto.

La Turchia ha avviato nel distretto di Afrin una vera e propria policy di “turchizzazione e arabizzazione” della regione, utile a gettare le basi per la futura annessione.
Centinaia di migliaia di civili curdi sono stati cacciati dalle proprie case, e rimpiazzati da famiglie arabe e turcofone.

I militari turchi spostano nella regione i profughi siriani fuggiti in Turchia e gli islamisti sconfitti dal governo siriano nella Ghouta, sulle montagne Qalamoun e a nord di Homs.
Le scuole, da Jarablus a Afrin, hanno cominciato a insegnare il turco agli studenti.

 

Erdogan sta anche investendo milioni di dollari nello sviluppo di questi territori.


Le principali città sono state collegate alla rete elettrica turca ed è iniziata la costruzione di autostrade per facilitare gli scambi commerciali ed economici con le regioni meridionali della Turchia.

 

Nella città di al-Bab è stato annunciato un ambizioso progetto che prevede la costruzioni di industrie, centri commerciali, uffici e centrali elettriche.
Sono state anche aperte filiali locali degli uffici postali turchi.

 


Interno di un ufficio postale in Azaz con bandiera della Turchia sullo sfondo, fonte: Aymenn J Al-Tamimi


La Siria quindi si avvia a perdere parte dei suoi territori sotto i colpi del neo-ottomanesimo di Erdogan, con un concreto rischio di vedere i propri confini ancora più ristretti in futuro.

Il presidente turco infatti non nasconde le sue mire espansionistiche e ha gli occhi già puntati sul suo prossimo obiettivo, la città di Manbij situata a pochi chilometri dai militari turchi.
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