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"Sono le corporazioni, non la Cina, la causa della perdita di lavori negli Usa"

 

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Pechino è il capro espiatorio per i fallimenti degli Stati Uniti con accuse di commercio sleale che fanno parte di un bluff politico


di Adriel Kasonta

da https://asiatimes.com

traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it


Da quando il presidente Donald Trump si è insediato all'inizio del 2017, gli Stati Uniti hanno trovato un nuovo nemico e una nuova guerra fredda con la Cina. È anche perfettamente comprensibile che il progetto America First abbia bisogno di carburante per rinvigorire lo spirito nazionale dei suoi sostenitori.


Il regime di Trump sostiene che a causa di pratiche sleali la Cina ha un surplus commerciale con gli Stati Uniti di quasi 400 miliardi di dollari. È evidente come la cosiddetta guerra commerciale con la Cina serve ad accendere la campagna elettorale Make American Great Again.

Le accuse di Trump sono corrette? La Cina ha fatto irruzione nelle fabbriche americane, ha delocalizzato i posti di lavoro, ha demolito le industrie, ha rubato la proprietà intellettuale e ha violato gli impegni assunti nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio? Possiamo leggere tutto questo nei numerosi e recenti tweet del Dipartimento di Stato americano.

A mio modesto parere la risposta è semplicemente no. Credo che il deficit commerciale tra Stati Uniti e Cina sia causato da alcune delle maggiori aziende americane che trasferiscono la produzione proprio in Cina, che secondo la logica del mercato gode di una manodopera più economica.

Quando la società delocalizzata riporta i suoi prodotti negli Stati Uniti, questo viene conteggiato come importazione. In altre parole, il deficit degli Stati Uniti con la Cina è il risultato delle pratiche di delocalizzazione delle aziende verso quest'ultima, e non viceversa.

Per dirla in termini ancora più chiari, quando un portatile Apple o un iPhone torna negli Stati Uniti è si un prodotto americano ma viene conteggiato come un'importazione.

A tal proposito sembra che il concetto di commercio cinese ingiusto sia solo un'altra forma di bluff politico come il Russiagate, l'uso di armi chimiche da parte di Bashar al-Assad, le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e molto altro ancora. E come tutti i bluff politici, aiuta una determinata agenda politica.

Da quando la Cina è diventata la nuova Russia, è infatti importante ricordare che è stato durante il regime di Barack Obama che il Cremlino era riemerso come il nemico numero uno degli Stati Uniti. È chiaro che l'attuale paese egemone ha bisogno di un nemico per giustificare il suo più grande settore manifatturiero, la spesa militare.

La conseguenza per il neoeletto presidente degli Stati Uniti era chiara, avendo ammesso fin dall'inizio di voler normalizzare i rapporti con la Russia ha dovuto scegliere un obiettivo alternativo.

Tre fattori principali hanno contribuito a far sì che il Regno di Mezzo diventasse il comodo sostituto.

Uno è la crescente volontà della Cina di opporsi alle provocazioni di Washington. L'altro è la necessità di Washington di avere un capro espiatorio per il suo grande deficit commerciale, poiché non era ansiosa di incolpare le potenti corporazioni globali. Un altro è la capacità produttiva e industriale della Cina, insieme al suo ambizioso piano di diventare leader mondiale nella tecnologia delle comunicazioni, come le telecomunicazioni di quinta generazione (5G).

Tutto ciò dimostra che, con o senza Trump, gli Stati Uniti mostrano ancora una determinazione all'egemonia guidata dalla logica dell'unicità e dell'indispensabilità, che giustifica la loro brama di imporre la loro volontà al resto del mondo.

Finché si balla al ritmo di Washington, va tutto bene. Ma se non è così, allora state certi che siete sulla strada giusta per diventare una minaccia.

Senza dubbio la globalizzazione è stata un grande beneficio per la Cina e ha fatto molto male agli Stati Uniti perché ha distrutto la classe media americana spostando all'estero posti di lavoro ad alto valore aggiunto e ad alta produttività.

Questo ha bloccato la crescita del reddito degli Stati Uniti. Ecco perché molti di coloro che dovrebbero avere un lavoro ben retribuito nel settore manifatturiero, con una buona pensione e un'assistenza sanitaria, si trovano assunti a part-time per rifornire gli scaffali dei negozi senza assistenza medica o pensione.

Di conseguenza notiamo che il debito si è ampliato per compensare la crescita mancante, il reddito dei consumatori e un numero maggiore di famiglie americane si è indebitata. E più hanno debito meno reddito può essere usato discrezionalmente nell'economia, così la domanda aggregata diminuisce, creando una situazione in cui l'economia americana semplicemente non può crescere. 

Tuttavia deve essere chiaro che la globalizzazione è stato il modo in cui le corporazioni statunitensi sono sfuggite al pagamento del valore del prodotto marginale ai lavoratori. Assumevanoinvece manodopera asiatica per meno soldi e la differenza andava nei loro profitti.

Quindi sono queste aziende, non la Cina, che hanno creato una situazione in cui la distribuzione del reddito e della ricchezza negli Stati Uniti è peggiorata.

Mentre il presidente Trump e persone come il procuratore generale degli Stati Uniti Bill Barr, il quale ha recentemente etichettato la Cina come la più grande minaccia per l'America e suggerendo che è "una minaccia più grande della Russia geopoliticamente, economicamente, militarmente e una minaccia per l'integrità delle istituzioni statunitensi", cercano di trovare un capro espiatorio per i pericoli del neoliberalismo raccontando bugie deliberate, la maggiore vittima di questo errore sarà l'americano medio il cui tenore di vita sarà sacrificato, insieme alla confisca della pensione e dei risparmi personali al fine di dissuadere il nuovo "nemico principale".

Non sono sicuro che questo sia esattamente quello che gli americani avevano in mente quando hanno votato per Trump e il suo piano per fare l'"America Great Again", ma se avessero capito cosa il Presidente e i suoi apparati nel governo e nei media intendevano veramente con questo slogan, e cosa significa per le loro famiglie e la loro prosperità nei prossimi anni, avrebbero capito che non è la Cina ad essere loro nemica, ma il presidente stesso e il sistema che lo sostiene.

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