Tunisia, le elezioni parlamentari con affluenza al 9% una sconfitta per il presidente Saied

Tunisia, le elezioni parlamentari con affluenza al 9% una sconfitta per il presidente Saied

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In Tunisia il popolo, sabato 17 dicembre è stato chiamato al voto per eleggere la nuova composizione parlamentare: l’ultima era stata sciolta lo scorso marzo, ma i lavori erano già stati sospesi nel luglio 2021.

In quell'occasione il presidente Kais Saied, di fatto aveva avocato a sé i pieni poteri, facendo leva sui timori di un “pericolo imminente” per il paese.

Il 25 luglio poi, in occasione del referendum, una percentuale superiore al 90 per cento dei votanti si era espresso per il “Sì” alla riforma costituzionale proposta e fortemente voluta, appunto, proprio da Saied.

La nuova Costituzione faceva virare la repubblica in senso fortemente presidenzialista, incrementando poteri e competenze del “presidente” e limitando tra l'altro i poteri della magistratura.

Tuttavia forti ombre si levavano su quel risultato solo in apparenza plebiscitario: era andato a votare in un referendum che non prevedeva il quorum, solo il 27 per cento degli elettori, praticamente poco più di un elettore su quattro.

Ritornando alle elezioni  parlamentari dello scorso sabato, il dato uscito fuori dalle urne non può che apparire come una sonora bocciatura per il presidente tunisino: solo il 9% degli aventi diritto si è recato alle urne per votare.

Proprio in merito a  tali elezioni, le opposizioni avevano già annunciato da tempo che avrebbero boicottato il voto. Le loro reazioni dunque non si sono fatte attendere.

A fronte di quanto accaduto, Abir Moussi del Partito Destouriano Libero, scendendo in piazza subito dopo l'annuncio dell'affluenza, ha invitato Kaïs Saïed a dimettersi di fronte a questo "fiasco elettorale" invocando elezioni presidenziali anticipate. Moussi ha anche chiesto di congelare i lavori della Commissione elettorale (Isie) in attesa della creazione di un nuovo organo elettorale che possa garantire la trasparenza del processo elettorale.

Ahmed Nejib Chebbi, portavoce del Fronte di Salvezza Nazionale, coalizione di cinque partiti, tra cui Ennhadha, e cinque associazioni, ha chiamato invece il popolo tunisino, le organizzazioni e la società civile a tutta una serie di proteste.

Forti le critiche mosse anche dal Partito dei Lavoratori che già nei giorni precedenti aveva denunciato l'assenza di qualsiasi garanzia per elezioni “libere, pluraliste e trasparenti”, ritenendo che la legge elettorale fosse incostituzionale e che riducesse notevolmente il ruolo dei partiti nel parlamento e nella società.

L'unica forza a difendere il processo elettorale voluto da Saied è stato il movimento “Harak del 25 luglio”, che aveva di contro parlato nei giorni scorsi di una “campagna di denigrazione del processo elettorale” finalizzata a influenzare gli elettori.

A conti fatti, quello del 17 dicembre è senza dubbio il tasso di astensione più alto di tutte le elezioni che si sono svolte negli ultimi anni.

Diversi i fattori che spiegano il disinteresse crescente dei tunisini per la politica: dalla disaffezione per il malgoverno e la corruzione, alla rassegnazione passiva di fronte a un'economia che va progressivamente a rotoli, fino ad aspetti insiti nello stesso procedimento elettorale come il voto uninominale che introduce una nuova cultura del voto popolare e non di lista.

Questo nuovo sistema di voto non ha ancora trovato la sua strada ed è stato fonte di grande riluttanza da parte degli elettori che non hanno interesse a votare candidati che non conoscono.

Il fatto che in più circoscrizioni vi siano singoli candidati dichiarati vincitori ancor prima che si siano svolte le elezioni, ha contribuito a dissuadere migliaia di elettori dall'andare ai seggi elettorali, poiché non esiste più l'incertezza sui risultati.

La cosa certa è che con questo tasso di astensione senza precedenti, i tunisini sembrano certificare il loro divorzio dalla classe politica qualunque sia il suo colore o la sua tendenza.

Infatti in realtà quello che è successo alle urne è accaduto anche sul versante opposto delle manifestazioni.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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