Ucraina, la guerra psicologica dell'occidente e le realtà parallele (SECONDA PARTE)

Ucraina, la guerra psicologica dell'occidente e le realtà parallele (SECONDA PARTE)

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di Roberto Buffagni

 

REALTA’ PARALLELA E REALTA’ DELLA GUERRA

Seconda parte

 

Nella prima parte[1], ho sintetizzato i punti essenziali dall’operazione di guerra psicologica condotta dall’Occidente nell’ambito delle ostilità tra Russia e Ucraina, volta alla creazione di una vera e propria Realtà Parallela.

In questa seconda parte, delineo – anche qui, sintetizzando con la massima brevità - i fondamenti culturali e ideologici sui quali la campagna di guerra psicologica fa leva, e aggiungo alcune considerazioni. Ho già anticipato alcuni dei temi che qui toccherò[2].

  1. I fondamenti culturali su cui fa leva la Realtà Parallela e che la rendono persuasiva per la maggioranza degli occidentali sono: a) il liberal-progressismo b) l’universalismo politico.
  2. Liberal-progressismo. Il liberalismo si fonda sui “diritti inalienabili dell’individuo”. Postula dunque che l’intera umanità è composta da individui, tutti eguali in quanto dotati dei medesimi “diritti inalienabili”. La relazione di interdipendenza tra l’individuo e gli altri individui, tra l’individuo e la comunità politica, tra l’individuo e la dimensione trascendente viene omessa o, nel linguaggio lacaniano, forclusa: anche perché famiglia, comunità politica, Dio sono le ragioni e le bandiere del primo avversario storico del liberalismo classico, l’alleanza Trono-Altare ossia la Cristianità europea.
  3. Il liberalismo classico si propone di difendere i “diritti inalienabili dell’individuo” dall’intromissione dell’autorità statale ed ecclesiastica, e dunque intende limitare al massimo i poteri dello Stato, che idealmente deve divenire lo Stato “guardiano notturno”, il cui solo compito è la difesa della vita e della proprietà dei cittadini.
  4. Dopo la vittoria contro i suoi avversari storici premoderni, il liberalismo si propone di realizzare nell’effettualità storica i “diritti inalienabili dell’individuo”, e ne affida il compito allo Stato, l’unico agente che disponga delle capacità tecniche e della forza coercitiva necessarie. Gli Stati liberali dunque imprendono grandi campagne di ingegneria sociale, volte a realizzare nell’effettualità storica i “diritti inalienabili dell’individuo”. Questa opera di ingegneria sociale viene identificata con la promozione del “progresso dell’umanità”. La prima formulazione teorica coerente del progetto si deve al grande sociologo positivista francese Auguste Comte.[3] Nasce il “liberal-progressismo”.
  5. Dopo l’ancien régime, il liberalismo classico prima, il liberal-progressismo poi, incontrano un nuovo avversario storico: il movimento operaio, nelle sue varie manifestazioni politiche, dal socialismo democratico al comunismo marxista e poi leninista. Le differenze di contenuto ideale tra liberalismo classico, liberal-progressismo, socialismo e comunismo sono profonde e note. Liberal-progressismo, socialismo e comunismo, però, concordano su tre punti: il ruolo dello Stato come primo agente della trasformazione sociale, il “progresso” come fine, e l’ampiezza globale del progetto ideale, storico e politico, che può e quindi deve interessare tutto il mondo e l’intera umanità.
  6. Liberal-progressismo, socialismo e comunismo hanno infatti, nonostante le profonde differenze e l’asperrimo conflitto che li divide, un minimo comun denominatore: l’universalismo politico.
  7. Universalismo politico. L’universalismo è una cosa sul piano delle idee, dei valori, della spiritualità. Il cristianesimo, per esempio, è universalista al 100%: “«Non c'è più giudeo né greco; non c'è piùschiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal.3,28). L’universale, eguale dignità di tutti i singoli uomini in quanto imagines Dei, però, non implica necessariamente la realizzazione nell’effettualità storica di questa eguaglianza, che è anzi un fine escatologico, non storico. Le differenze tra i singoli, le culture, le lingue, i costumi permangono sino alla fine del mondo, come illustrato dal racconto biblico della Torre di Babele. In termini filosofico-teologici, la giustificazione del permanere delle differenze in tutto il tempo storico viene brillantemente articolata dal Dottore della Chiesa Nicola Cusano[4] nel suo De docta ignorantia (1440): “La verità non ha né gradi, né in più né in meno, e consiste in qualcosa di indivisibile. Perciò l'intelletto, che non è la verità, non riesce mai a comprenderla in maniera tanto precisa da non poterla comprendere in modo più preciso, all'infinito, ed ha con la verità un rapporto simile a quello del poligono col circolo: il poligono inscritto, quanti più angoli avrà, tanto più risulterà simile al circolo, ma non si renderà mai uguale ad esso, anche se moltiplicherà all'infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in identità col circolo.”
  8. Se tradotto sul piano politico, l’universalismo non può che incarnarsi in forze inevitabilmente particolaristiche: perché esistono solo quelle, nella realtà storica. Al tempo della Cristianità europea, si incarna nelle potenze cristiane che sconfiggono, conquistano e convertono a forza popolazioni non cristiane.
  9. L’azione politica, infatti, implica sempre il conflitto con un avversario o un nemico (l’endiadi amico/nemico è l’essenza del Politico, secondo Schmitt[5] e Freund[6]).
  10. Senza conflitto, senza nemico/avversario non c’è alcun bisogno di politica, basta l’amministrazione: “la casalinga” può dirigere lo Stato, come Lenin diceva sarebbe accaduto nell’utopia comunista.
  11. A questa contraddizione insolubile si può (credere di) sfuggire solo postulando come certo e autoevidente l’accordo universale, se non presente almeno futuro, di tutta l’umanità.
  12. Il progetto del liberal-progressismo è la realizzazione nell’effettualità storica dei “diritti inalienabili dell’individuo”. Esso ritiene che l’intera umanità sia composta da individui, tutti eguali tra di loro in quanto dotati dei medesimi “diritti inalienabili”. La relazione di interdipendenza tra l’individuo e gli altri individui, tra l’individuo e la comunità politica, tra l’individuo e la dimensione trascendente viene omessa. La logica interna del progetto liberal-progressista conduce dunque alla graduale affermazione di un “governo mondiale” liberal-progressista che garantisca e realizzi nell’effettualità storica i “diritti inalienabili” di tutti gli individui, in quanto tali componenti l’universale umanità.
  13. Su questo progetto di “governo mondiale” il liberal-progressismo postula l’accordo, se non presente, almeno futuro, dell’intera umanità. Che altro potrebbero volere se non questo, gli individui, non appena gli venga fatto intendere quali sono i diritti inalienabili che gli appartengono, e il loro interesse a che siano realizzati storicamente per tutti loro?
  14. La realizzazione storica di un “governo mondiale” porrebbe termine alla logica di potenza. La logica di potenza, infatti, ossia l’incessante conflitto tra entità politiche che, per garantire la propria sicurezza, inseguono la potenza e la supremazia, scaturisce dall’anarchia del sistema-mondo. Sinora, nel mondo non è mai esistito un giudice terzo dotato della legittimazione e della forza di coercizione necessarie a comporre le controversie tra le potenze e garantire l’applicazione universale della giustizia. Le potenze devono risolvere da sé, con la forza e l’astuzia - come “leoni” o “volpi” nella classificazione machiavelliana - le controversie che le contrappongono e generano i conflitti.
  15. Il “giudice terzo” che pone termine alla logica di potenza e garantisce la giustizia universale può essere solo un “governo mondiale”.
  16. In questa immagine utopica di fine della logica di potenza e realizzazione della concordia universalis si vede chiaro che l’universalismo politico è il minimo comun denominatore tra liberal-progressismo, socialismo e comunismo. Il futuro “governo mondiale” liberal-progressista, che pone termine alla logica di potenza, è analogo alla “uscita dalla preistoria dell’umanità” marxista e alla “casalinga che dirige lo Stato” leninista. Come recita l’inno del movimento operaio otto e novecentesco, "Su, lottiamo! l'ideale/ nostro alfine sarà/l'Internazionale/ futura umanità!". Si tratta insomma di progetti utopistici, che trasferiscono sul piano storico fini escatologici; o casi di gnosticismo politico, nell’interpretazione del filosofo della politica Eric Voegelin[7].
  17. Le correnti di pensiero e le culture politiche che risalgono vuoi al liberal-progressismo, vuoi al socialismo e al comunismo, le ideologie insomma genericamente definite “di sinistra” e “democratiche”, che sono largamente egemoni nell’Occidente, si incontrano dunque su questi punti fondamentali: a) progressismo b) diritti inalienabili dell’individuo identici per tutta l’umanità c) disvalore etico della logica di potenza d) valore etico positivo della concordia universalis, e sua realizzabilità o a mezzo “governo mondiale” (liberal-progressismo) o a mezzo “uscita dalla preistoria dell’umanità” (comunismo).
  18. Quanto esposto al punto precedente costituisce la condizione necessaria, anche se non sufficiente, perché risulti persuasiva l’operazione di guerra psicologica volta alla creazione di una Realtà Parallela di cui stiamo parlando. (Noto per inciso che la creazione di “realtà seconde” o, nella mia formulazione, “parallele”, è caratteristica di tutti gli gnosticismi politici, nell’interpretazione di Eric Voegelin; come illustrato plasticamente nel romanzo di Heimito von Doderer I demoni. Dalla cronaca del caposezione Geyrenhoff[8])
  19. Dopo la vittoria sui fascismi prima, sul comunismo poi, il liberal-progressismo americano può fondare un ordine internazionale unipolare liberal-progressista, che, per sua logica interna, tende alla creazione di un governo mondiale a guida statunitense (“globalizzazione”) e si propone come obiettivi strategici il progresso dell’umanità, la realizzazione storica dei diritti inalienabili degli individui, la concordia universalis. Gli ostacoli a questo progetto strategico – le differenze culturali ed etiche, i residui particolaristici e oscurantisti di precedenti e/o diverse culture, le sovranità statuali che vi si contrappongano, possono e dunque devono essere rimosse, con la persuasione (il “soft power”) o con la forza (lo “hard power”). A giustificazione di questa azione uniformante e universalizzante e dei suoi costi umani, l’estrema, autoevidente, decisiva importanza del fine strategico ultimo: la realizzazione nell’effettualità storica della pace, della concordia universalis.
  20. Gli Stati Uniti d’America, dunque, in quanto egemoni mondiali privi di competitori pari grado, e in quanto guide di questo maestoso progetto storico-ideale, rivestono anticipatamente, sin d’ora, il ruolo che sono destinati ad assumere in futuro, una volta compiuta l’opera: il ruolo di giudice terzo del mondo, garante della fine dei conflitti politici e della concordia universalis.
  21. Ne consegue logicamente che chiunque, persona o Stato, si opponga agli Stati Uniti d’America, non è semplicemente un loro avversario o nemico politico, ma si rende responsabile di un gravissimo crimine contro l’umanità. Egli viola infatti la sola legge – legge non ancora scritta, ma che un giorno destinato a sorgere sarà scritta nel diritto positivo e applicata nell’ effettualità storica – che possa por termine ai conflitti devastanti che per millenni hanno insanguinato il mondo, e inaugurare la pace, il progresso senza limiti dell’umanità, la concordia universalis.
  22. In attesa di rivestire effettualmente il ruolo di “giudice terzo del mondo”, gli Stati Uniti ne sono il “benign hegemon”. Queste persuasioni non sono, o non sono soltanto, banali travestimenti cinici della logica di potenza. Gli Stati Uniti hanno creduto sinceramente in questo loro ruolo destinale e nella realizzabilità del grande progetto liberal-progressista. Lo dimostrano scelte strategiche quali la politica di “engagement” nei confronti della Cina. La ratio della politica di engagement USA con la Cina è il seguente: favorendo lo sviluppo economico cinese, trasformeremo la Cina in un paese liberal-progressista, dunque in un pacifico partner degli USA che collaborerà alla globalizzazione e pacificazione del mondo. Secondo logica di potenza, invece, con la disgregazione dell’URSS cessava ogni interesse statunitense all’alleanza con la Cina, che il presidente Nixon stipulò negli anni Settanta in funzione antisovietica. La scelta di favorire lo sviluppo economico della Cina è una scelta autolesionista, un errore strategico di prima grandezza perché la potenza economica è “potenza latente” destinata a trasformarsi in “potenza manifesta” ossia potenza militare: come è in effetti avvenuto.
  23. Il sorgere di due grandi potenze, Cina e Russia, mette oggettivamente fine, nell’effettualità storica, all’ordine internazionale unipolare a guida statunitense. Non mette però fine alla volontà statunitense di preservarlo e riaffermarlo; riaffermando, con esso, il proprio ruolo destinale di “giudice terzo del mondo” e il grande progetto ideologico e utopico che vi si collega.
  24. Non è la logica di potenza a rendere intollerabile per gli Stati Uniti l’intervento militare russo in Ucraina. L’Ucraina è un interesse vitale russo, ma non lo è per gli Stati Uniti. La Russia non può usare l’Ucraina come “cancello” per espansioni imperiali ai danni degli alleati europei degli USA, perché entrerebbe in conflitto con la NATO e non dispone dei requisiti di potenza sufficienti per espansioni imperiali in Europa; dunque la Russia non minaccia l’egemonia statunitense sull’Europa.
  25. L’intervento militare russo in Ucraina è assolutamente intollerabile per gli Stati Uniti perché manifesta la fine dell’ordine internazionale unipolare, e smentisce la pretesa statunitense di esser già, in nome del destino che incarnano, i giudici terzi del mondo.
  26. Infatti, che giudice del mondo è mai, un giudice che non dispone della forza coercitiva necessaria per applicare le sue sentenze? È un “profeta disarmato”, come Machiavelli definì Gerolamo Savonarola. E gli Stati Uniti effettivamente non dispongono della forza coercitiva per applicare la loro sentenza di condanna della Russia, per l’unico motivo che la Russia dispone di seimila testate nucleari e, se attaccata dagli Stati Uniti, li può incenerire. Fiat iustitia, et pereat mundus?
  27. La logica di potenza - l’antica, premoderna, oscurantista logica di potenza - incompatibile con il progresso dell’umanità, e con gli Stati uniti d’America suoi rappresentanti nel mondo, si mette di traverso, come pietra di scandalo, al grande progetto storico-ideologico di realizzazione della pace e della concordia universalis.
  28. Perché l’intervento militare russo in Ucraina risponde esclusivamente alla logica di potenza. La Russia attacca l’Ucraina per difendersi da una potente alleanza militare straniera e impedire che essa si insedi ulteriormente ai suoi confini, al fine di garantire la propria sicurezza: e basta. L’azione russa è conforme alla logica di potenza perenne, come si esprime, ad esempio, nella dottrina Monroe[9]. Attaccando l’Ucraina, la Russia non “ha ragione” e non afferma i “principi universali” che difendono gli Stati Uniti[10]. La Russia si limita ad avere “le sue ragioni” e i suoi interessi: interessi e ragioni particolari, parziali, propri, russi, ossia la difesa della sicurezza e dell’integrità statuale della Russia; e ovviamente, anche della differenza culturale del suo popolo. Queste ragioni e questi interessi russi confliggono con le ragioni e gli interessi ucraini (difesa della propria sovranità, indipendenza, integrità territoriale, differenza culturale) e l’esito del conflitto verrà deciso dalla forza e dall’astuzia, dalle “volpi” e dai “leoni” di Machiavelli.
  29. Nella prima parte di questo scritto, distinguevo così la Realtà Parallela dalla realtà: “La Realtà Parallelaè dove muoiono solo gli altri. La realtà è dove muori anche tu, dove muoio anche io.” Nella realtà, gli Stati Uniti, giudice terzo del mondo incaricato dal destino di realizzarvi la concordia universalis, non possono applicare la sentenza di condanna che hanno emesso contro la Russia, perché morirebbero anch’essi. Creano dunque una Realtà Parallela in cui questa condanna viene applicata, e dove muoiono solo gli altri: per esempio, gli ucraini; e forse anche gli europei.
  30. Per concludere. Per non lasciarsi catturare dalla Realtà Parallela bisogna rendersi conto che il maestoso progetto utopico di governo mondiale e realizzazione storica della concordia universalis è errato in radice, chiunque lo promuova e voglia incarnarlo. Esso è una traslazione sul piano storico di un fine escatologico, la Città di Dio: ma la realizzazione della Città di Dio risponde a un’altra logica, la logica della Croce. In essa, il confine tra il bene e il male non passa lungo le frontiere politiche, ma nel cuore di ogni uomo. In attesa della Città di Dio, compito della politica non è redimere il mondo ma “antivedere il peggio, e sventarlo” (Julien Freund): ossia, porre limiti all’ingiustizia e al male. Per farlo, è indispensabile comprendere la logica di potenza, che continua a operare fino alla fine del mondo. Può anche essere utile la paura, l’umile paura di morire che provò anche Gesù Cristo nel Getsemani e sulla croce. Quando abbiamo paura di morire, possiamo star certi che siamo al cospetto della realtà.

 

[1] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ucraina_guerra_psicologica_delloccidente_e_le_realt_parallele_prima_parte/39602_45756/

https://italiaeilmondo.com/2022/03/27/realta-parallela-e-realta-della-guerra-i-parte_di-roberto-buffagni/

[2] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guerra_in_ucraina_quale__la_posta_in_gioco_culturale/39602_45639/

https://italiaeilmondo.com/2022/03/17/guerra-in-ucraina-qual-e-la-posta-in-gioco-culturale_di-roberto-buffagni/

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Auguste_Comte

[4] https://it.cathopedia.org/wiki/Nicola_Cusano

[5] https://www.filosofico.net/schmitt.htm

[6] https://fr.wikipedia.org/wiki/Julien_Freund

[7] https://www.filosofico.net/voegelin.htm

[8] Die Dämonen: Nach der Chronik des Sektionsrates Geyrenhoff (1956) https://en.wikipedia.org/wiki/Heimito_von_Doderer

[9] https://www.treccani.it/enciclopedia/james-monroe_%28Enciclopedia-Italiana%29/#:~:text=La%20dottrina%20di%20Monroe.,politica%20estera%20del%20suo%20paese.

[10] https://www.state.gov/briefings/department-press-briefing-march-21-2022/?fbclid=IwAR081ZMwV3Hkpqiu3er3_vyMrj6U5pE4RWVqx5Kyaq_vdOofsn_aJKDcrT0

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