Ucraina. Neonazismo e negazionismo (IIª parte): dai pogrom nei campi rom ai bambini addestrati nei “campi Azov”. È tutta fantasia?

Ucraina. Neonazismo e negazionismo (IIª parte): dai pogrom nei campi rom ai bambini addestrati nei “campi Azov”. È tutta fantasia?

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Questo articolo è il seguito di una prima parte da poco pubblicata, dove ricordavo che l’estrema destra ucraina, con elementi neonazisti, già nel 2014 ricopriva ruoli di prim’ordine nel governo, e in seguito anche nell’esercito.

I cortei e le manifestazioni che ho segnalato nella prima parte, con migliaia di partecipanti che dimostrano tutta la loro esaltazione negli slogan gridati e nelle scenografie messe in atto, non sono eventi fine a sé stessi che si concludono nell’arco di una giornata, perché, come ha scritto in un breve saggio, nel luglio 2018, il sociologo e accademico ucraino Volodymyr Ishchenko, le formazioni neonaziste hanno un ruolo importante in Ucraina:

«In nessun altro paese europeo i nazionalisti radicali controllano grandi unità armate, politicamente leali e relativamente autonome dalle strutture ufficiali militari e di polizia. Il più noto di questi è il reggimento ‘Azov’ formato nel 2014 da attivisti delle organizzazioni neonaziste 'Patriota dell'Ucraina' e 'Assemblea Social-Nazionale' […] Nel caso del Settore Destro (Pravyi Sektor), questa è una coalizione di gruppi nazionalisti radicali e neonazisti ancora più estremisti.

Un altro problema è la proficua collaborazione dell'estrema destra con le forze dell'ordine e la loro penetrazione nelle posizioni più alte. Ad esempio, come il viceministro dell'Interno ed ex capo ad interim della polizia nazionale, Vadym Trojan, ex attivista dell'organizzazione ‘Patrioti dell’Ucraina’ e vice comandante di Azov.

Da aprile [a luglio n.d.t.] l'estrema destra ha fatto pogrom in almeno quattro campi rom; […] Questi pogrom sono stati pubblicizzati apertamente e in alcuni casi poliziotti e giornalisti si sono persino uniti ai nazionalisti radicali. E il movimento di sinistra è costretto a una situazione semi-clandestina.

Bisogna riconoscere che il problema non è né una finzione della propaganda russa e né può essere ridotto agli effetti inevitabili ma temporanei della guerra.»

Tengo a far presente che Volodymyr Ishchenko ha aggiunto una recente nota nella sua pubblicazione, dove invita a non utilizzare il suo contenuto per legittimare “le affermazioni di Putin secondo cui il suo obiettivo centrale della guerra è la "denazificazione”.

Dopo aver riportato le parole del sociologo ucraino, da qui in avanti comincerò a segnalare molti link, trasformando l’articolo in una sorta di “mini-dossier”, con video che documentano fatti che con la sola lettura potrebbero sembrare inverosimili.

Per chi ne avesse necessità, qui si spiega come tradurre in italiano i sottotitoli in lingua straniera.

Uno dei video che aiuta a capire quanto sia reale il fenomeno è questo che segue, nel quale si parla del “Battaglione Azov” (dal 2015 è un Reggimento dell’esercito) e ci ricorda anche che nel 2016 è stato accusato dall’ONU di stupri e torture nei confronti della popolazione del Donbass.

Tra le altre cose ci fa vedere una scena emblematica, dove un suo soldato immerge dei proiettili nel grasso di maiale (sappiamo cosa significa per i musulmani il maiale) e, rivolgendosi a ipotetici combattenti ceceni nella fila dell’esercito russo, dice: “Cari fratelli musulmani, nel nostro paese non andrete in paradiso”.

Continuo segnalando questi tre articoli che, con i loro link foto e altrettanti video al loro interno danno la possibilità di accedere a molta altra documentazione. Non entro dei dettagli del contenuto, ma di ognuno ne cito la testata, ne accenno un passaggio e ne consiglio la lettura.

The Grayzone del 6 marzo. Testata statunitense online di giornalismo investigativo che non fa sconti alle amministrazioni Usa, e in questo caso dimostra anche come il Presidente Zelensky, dopo aver provato a ridurre il ruolo delle organizzazioni neonaziste all’interno del governo e dell’esercito, non riuscendoci, “ha continuato a collaborare con loro”.

Un esempio è il brevissimo video girato nel 2019 in Donbass in un accampamento militare di ‘Azov’, che documenta un aspro confronto tra Zelensky e uno dei comandanti in loco sull’ordine di iniziare una de-escalation dei combattimenti. Cosa che il comandante non ha accettato.

L’altro articolo è su China Times del 12 marzo, una delle quattro principali testate di Taiwan, che dalle origini ripercorre la storia dei gruppi neonazisti confluiti poi nel “Battaglione Azov”, fino ad arrivare all’attuale battaglia di Mariupol.

Solo per la galleria di foto pubblicate al suo interno varrebbe la pena leggerlo.

The Nation è la più antica rivista statunitense fra quelle ancora in vita, e quelli che seguono sono i primi paragrafi dell’articolo che, essendo del 2019, non è influenzato dalla guerra in corso. Leggete cosa diceva:

«Cinque anni fa la rivolta ucraina di Maidan ha spodestato il presidente Viktor Yanukovich tra gli applausi e il sostegno dell'Occidente. Politici e analisti negli Stati Uniti e in Europa non solo hanno celebrato la rivolta come un trionfo della democrazia, ma hanno negato le notizie sull'ultranazionalismo di Maidan, diffamando, come burattini di Mosca e utili idioti, coloro che mettevano in guardia il lato oscuro della rivolta. Per loro la libertà era in marcia in Ucraina.

Oggi, le crescenti notizie di violenza dell’estrema destra, ultranazionalismo ed erosione delle libertà fondamentali stanno smentendo l'iniziale euforia dell'Occidente. Ci sono pogrom neonazisti contro i Rom, attacchi dilaganti contro femministe e gruppi LGBT, divieti di libri e glorificazioni sponsorizzate dallo stato dei collaboratori nazisti.»

Se il neonazismo ucraino non può giustificare un’invasione armata è pur vero che la sua esistenza nel Paese è reale, e se dovessimo prendere per buono il negazionismo Occidentale, dovremmo pensare che il contenuto degli articoli e dei video che sto proponendo sia tutta finzione. Ma purtroppo non è così.

Non è finzione vedere bambini che si esercitano a smontare e rimontare armi, puntare il mitra e mettersi bazooka in spalla. No, non è finzione, perché il tutto si può vedere in questo breve video.

Ma c’è qualcos’altro che va al di là dell’immaginabile, e lo dimostra quest’altro video dal titolo “A scuola di Nazismo in Ucraina” (commentato da Giulietto Chiesa), dove si vede un rinfresco organizzato in una scuola e, ai dolci che devono mangiare i bambini, gli danno nomi che incitano all’odio verso la Russia, e uno di questi lo si chiama “il sangue dei bambini russi”. Non sto fantasticando, è tutto vero

I due brevi video proposti sono solo un’anticipazione a quello che si può vedere nel bel servizio realizzato da “The Guardian”.

Il giornalista documenta la scelta di una famiglia di Kiev di mandare il proprio figlio nei campi di addestramento per bambini, organizzati da “Azov” con educatori ultranazionalisti e perfino neonazisti.

È evidente il condizionamento ideologico e la violenza psicologica a cui sono sottoposti questi minori. Si vede che alcuni la subiscono con sofferenza mentre altri no – almeno in apparenza – ma questo non può giustificare l’esistenza di questi campi.

Sono bambini, ed è vergognoso che la Comunità internazionale abbia accettato in silenzio tali aberrazioni che sconfinano nella violazione di uno dei quattro principi fondamentali della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, che è “Il diritto alla salvaguardia del benessere”:

«Quando occorre prendere decisioni che possono avere ripercussioni sull’infanzia, il benessere dei bambini è prioritario. Ciò vale in seno a una famiglia tanto quanto a livello statale.»

Tutto questo sembra invece che non interessava a molte famiglie ucraine e soprattutto alle istituzioni del Paese.

Nel video da notare il disegno del logo blu che il pulmino ha in bella evidenza, e che fa il giro di Kiev per raccogliere i bambini portandoli al campo di addestramento (stiamo nella capitale e non di uno sperduto paesino di campagna dove in pochi ti vedono).

Prima di chiudere la seconda parte di questo articolo su “neonazismo e negazionismo” segnalo l’ultima cosa che parla ancora di bambini – e non lo faccio affatto con piacere – ma non posso far finta di nulla su delle immagini che mostrano un piccolo parco giochi per bimbi tra edifici residenziali e un asilo, nella città di Kremen?uk.

Cosa ha di così particolare questo piccolo parco con altalene e scivolo? Nulla, se non fosse per una grande svastica di circa due metri che si vede nella pavimentazione.

La cosa che lascia veramente sgomenti è che la svastica non è disegnata, ma è inserita con piastrelle di un diverso colore nel pavimento, e la si può vedere partendo dal minuto 1:25 fino al minuto 2:40.

I bambini ci giocano tranquillamente in quel parco (non è certo loro la colpa).

Lo youtuber ci spiega che è stata avvertita anche la polizia per denunciarne il fatto, ma la risposta data è che quel “disegno” non rappresenta un simbolo nazista, e da questa risposta si deduce che quella svastica sia rimasta al suo posto.

Questo è quanto finora segnalato con video e articoli, e anche se devo ancora scrivere la terza e ultima parte di questa sorta di dossier, penso sia già molto chiaro quale Ucraina stavano costruendo gli Stati Uniti alle porte di Mosca, con l’intento di destabilizzare la Russia e allontanare l’Europa da essa, ricompattando così quest’ultima sotto il suo controllo politico ed economico.

Quell’ Europa che ora vediamo rinunciare a qualsiasi autonomia politica, appiattendosi come non mai alle decisioni di Washington.

Sembra che di questo non ne stia affatto valutando le conseguenze, tanto da identificarsi in pieno col ruolo del miglior Tafazzi.

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 P.S. Ero indeciso se pubblicare o meno la foto di copertina con il bambino col mitra in mano. Se non hanno provato imbarazzo i genitori l’ho provato io per loro. E alla fine ho deciso di coprirgli almeno gli occhi a quel bambino, per tutelare in futuro la sua identità.

 N.B. Per chi in futuro leggerà questo articolo avverto che non si può escludere – come già è accaduto – che delle testate tolgano dalla rete dei loro video dove confermano, sul neonazismo, quello che ora negano.

Per chi lo legge ora, se ha provato indignazione dalle immagini viste, può essere utile condividerlo prima che questo possa accadere.

*Qui la prima parte dell’articolo, e a breve la terza e ultima.

 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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