Usa, inquietanti rivelazioni sulla casa di Biden dove sono stati ritrovati i documenti classificati

Usa, inquietanti rivelazioni sulla casa di Biden dove sono stati ritrovati i documenti classificati

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La scoperta di documenti classificati conservati in modo irregolare dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha portato l'ex capo della Commissione Intelligence della Camera, Adam Schiff, ad avvertire che questo potrebbe costituire un rischio per la sicurezza nazionale e la situazione dovrebbe essere analizzata da esperti.

Parlando a un programma televisivo in onda su ABC domenica (15 gennaio), Schiff ha fatto riferimento al rischio per la sicurezza nazionale: "Non credo che possiamo escludere questa possibilità senza conoscere meglio i fatti", ha dichiarato.

Inoltre ha paragonato questa situazione al caso del materiale classificato trovato dalle autorità nella residenza di Mar-a-Lago dell'ex presidente Donald Trump. "Abbiamo chiesto una valutazione da parte dell'intelligence dei documenti di Mar-a-Lago. Penso che dovremmo ottenere la stessa valutazione dei documenti" trovati in possesso dell'attuale presidente degli Stati Uniti.

"Vorrei sapere quali sono questi documenti. Vorrei sapere qual è la valutazione (dell’intelligence) se c'è stato un rischio di esposizione, quali sarebbero i danni e se è necessario fare qualche attenuazione", ha aggiunto.

A questo proposito, Schiff ha anche indicato che il procuratore generale non avrà "altra scelta che nominare un procuratore speciale" per esaminare il caso.

I ritrovamenti

Nel novembre dello scorso anno, una dozzina di documenti relativi al periodo in cui Biden è stato vicepresidente, tra il 2009 e il 2017, sono stati trovati nell'ufficio privato dell'attuale inquilino della Casa Bianca presso il Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement, un think tank lanciato nel 2018 che gestisce programmi accademici ed eventi sulla politica estera.

Giovedì 12 gennaio, la Casa Bianca ha confermato che gli avvocati di Biden hanno scoperto una decina di altri documenti classificati nel garage della sua residenza di Wilmington, nel Delaware, anche se nessuno di essi era contrassegnato come top secret. Poco dopo è stato annunciato il ritrovamento di altri cinque documenti nella stessa residenza.

Sebbene il governo degli Stati Uniti neghi qualsiasi colpa da parte di Biden, sostenendo che "i documenti sono stati inavvertitamente smarriti", il Dipartimento di Giustizia sta indagando se Biden abbia gestito in modo improprio documenti riservati, il che potrebbe costituire un reato.


Aumentano dubbi e domande

Un tweet della giornalista Miranda Devine del NY Post, ha fatto sorgere delle domande.

"L'ormai 52enne ha iniziato a indicare la casa di Wilmington come suo indirizzo dopo il divorzio del 2017 dall'ex moglie Kathleen Buhle - dichiarando addirittura falsamente di possedere la proprietà in un modulo di controllo del luglio 2018 come parte di una richiesta di affitto”, evidenzia il NY Post. 


Questa è proprio la casa dove sono stati ritrovati documenti classificati. 

Nei documenti consultati, Hunter Biden, indica il pagamento di un “affitto mensile” di 49.910 dollari, ovvero circa 550.000 dollari per gli 11 mesi in cui ha dichiarato di aver vissuto lì. Una ricerca su Zillow rivela che la casa più costosa attualmente in affitto a Wilmington, nel Delaware, costa 6.000 dollari al mese.

Secondo la rivista Town & Country, la casa di Biden vale circa 2 milioni di dollari.

Può Hunter, un tossicodipendente, aver indicato per sbaglio il pagamento dell'affitto annuale al padre per la casa che conteneva documenti riservati? Certo, ma perché il ricco padre ex vicepresidente gli faceva pagare l'affitto, quando Hunter era presumibilmente a corto di denaro?

Qualcuno come Trending Politics, si domanda a questo punto se questo non fosse un modo da parte di Hunter di veicolare dei fondi al padre. 

Dopo che il divorzio di Hunter è stato finalizzato nel maggio del 2017, è stato incluso in un'e-mail del suo socio d'affari James Gilliar riguardo a un'impresa con la società energetica cinese finanziata dallo Stato CEFC China Energy. L'e-mail affermava che Hunter e i suoi soci avrebbero ricevuto il 20% delle azioni della nuova impresa, mentre il 10% sarebbe andato allo zio di Hunter, James Biden, e il restante 10% sarebbe stato "tenuto da H per il pezzo grosso”.

Tony Bobulinski, un altro degli ex soci d'affari di Hunter, sostiene di aver avuto un incontro con Joe Biden in merito all'impresa CEFC il 2 maggio 2017 e che il presidente era l'individuo a cui ci si riferiva come al "pezzo grosso" nell'e-mail di Gilliar. Inoltre, lo stesso Gilliar ha confermato che Joe Biden era il "pezzo grosso" citato, in un messaggio trovato nel famigerato portatile di Hunter Biden. 

Come riporta il NY Post, "l'anno successivo, gli investigatori federali hanno iniziato a verificare se Hunter e i suoi soci d'affari avessero violato le leggi fiscali e sul riciclaggio di denaro durante i loro affari in Cina e in altri Paesi. Sul portatile, che Hunter ha portato presso un laboratorio di riparazioni del Delaware nel 2019 e che non ha mai recuperato, sono state trovate e-mail e altri documenti relativi agli affari".

"Spero che tutti voi possiate fare quello che ho fatto io e pagare tutto per questa famiglia per 30 anni", ha detto Hunter alla figlia Naomi nel gennaio 2019. "È davvero difficile. Ma non preoccuparti, a differenza di papà, non ti costringerò a darmi metà del tuo stipendio".

A questo punto il Post puntualizza: “Il laptop non contiene alcuna prova diretta di tali trasferimenti di denaro, ma mostra che Hunter era regolarmente impegnato per le spese domestiche, comprese le riparazioni alla casa di Wilmington.

Nel dicembre 2020, settimane dopo che suo padre è stato eletto presidente, Hunter Biden ha annunciato che i suoi "affari fiscali" erano oggetto di indagine da parte delle autorità federali nel Delaware e si è detto ‘fiducioso che un esame professionale e obiettivo di queste questioni dimostrerà che ho gestito i miei affari legalmente e in modo appropriato’.

Rapporti recenti hanno indicato che gli investigatori ritengono di avere prove sufficienti per accusare il primo figlio di reati fiscali, nonché di aver mentito sul suo abuso di droghe su un modulo federale in modo che potesse acquistare un'arma nel 2018”.

Resta una domanda: l’affitto ‘mensile’ da 49910 dollari era solo un errore commesso da un tossicodipendente o c’è dell’altro dietro?

Intanto sull’intera vicenda continua a risaltare un sostanziale disinteresse del circuito informativo mainstream.  

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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