Venezuela. Il governo Maduro svela i 5 piani cospirativi dell'estrema destra nel 2023

Venezuela. Il governo Maduro svela i 5 piani cospirativi dell'estrema destra nel 2023

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di Geraldina Colotti 

La forza della legge e quella del potere popolare, articolate nell’unione civico-militare. Questa la risposta del governo bolivariano ai cinque piani cospirativi messi in atto dall’estrema destra da maggio dell’anno scorso a gennaio 2024, e sventati. Attacchi illustrati in tre conferenze stampa dal Procuratore generale, Tareck William Saab, dal ministro della Difesa, Vladimir Padrino, e da Diosdado Cabello, vicepresidente del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv).

Cospirazioni continuative, le ha definite Saab. Vi hanno partecipato noti giornalisti della destra e politici, e alcuni ufficiali, anche interni alla scorta del presidente Maduro, principale obiettivo dei piani sovversivi. Nel mirino, anche installazioni militari di confine, il governatore dello stato Tachira, Freddy Bernal e il ministro della Difesa, Vladimir Padrino. Dal Tachira, i golpisti contavano di passare a Barinas, e poi a Caracas. In totale, 31 persone arrestate, tutte ree confesse come si è visto dai video diffusi, più alcuni latitanti.

“L’estrema destra ha un’ossessione per il presidente Maduro”, ha detto il Procuratore generale. Quindi ha elencato i numerosi tentativi messi in atto per eliminare il presidente, sempre sminuiti dalla propaganda internazionale, a dispetto delle prove video che li attestavano, come accadde il 4 agosto del 2018 con l’attentato mediante i droni, che avrebbe potuto compiere una strage.

Già durante il bilancio annuale presentato in parlamento, Maduro aveva parlato dei piani eversivi, organizzati dalle agenzie di Washington e messi in atto dall’estrema destra venezuelana che, mentre partecipava al dialogo con il governo, sottobanco pensava di risolvere le cose nella solita maniera violenta. Piani orchestrati prevalentemente in Colombia: prima con l’appoggio aperto dei governi Uribe e Duque, poi in modo occulto, dopo la vittoria di Gustavo Petro e la normalizzazione dei rapporti tra Caracas e Bogotá.

Grazie alla vigilanza degli apparati dell’intelligence bolivariana, però, le cospirazioni, una delle quali avrebbe dovuto attuarsi durante i festeggiamenti di capodanno, sono state sventate, e la pace del paese è stata garantita. Poi, il Procuratore generale ha denunciato l’ipocrisia di quelle ong pilotate da Washington che all’Onu hanno accusato il governo bolivariano di aver tenuto in carcere ingiustamente proprio quegli evasi che oggi risultano coinvolti nei piani eversivi, e di cui ora appaiono i veri intenti.

Anche gli alti comandi della Forza Armata Nazionale Bolivariana, diretta da Padrino Lopez, hanno ribadito lo stesso concetto, giurando lealtà antimperialista al popolo e al suo presidente, a pugno chiuso.  Padrino ha accusato “lo stato profondo” che, negli Usa, agisce in parallelo al governo ufficiale mediante il Comando Sur, la Cia, la Dea e i suoi terminali che, principalmente, si trovavano e si trovano in Colombia.

“Di nuovo – ha detto - episodi pianificati da fuori per versare sangue e per frammentare la società venezuelana, per provocare una guerra civile. Sono tentativi disperati dell’estrema destra che ha chiesto sanzioni e invasione del paese e che ora riprende il copione del golpismo”. Per questo, occorre vigilare, potenziare gli anticorpi del proceso bolivariano, in unione civico-militare.

Presto sarà discussa in parlamento la legge che impone trasparenza alle ong presenti nel paese, com’è già accaduto in Nicaragua e in altri paesi. Un tema richiamato anche dal vicepresidente del Psuv, Diosdado Cabello, durante la conferenza stampa settimanale del partito, dedicata al tema delle cospirazioni. Organizzazioni come Provea o come Súmate, che fa capo alla dirigente di estrema destra, Maria Corina Machado, sono in prima fila nell’accusare il governo, presentandosi come paladine dei diritti umani, mentre, ha detto Cabello, i loro veri obiettivi sono altri.

Già il presidente Maduro aveva fatto riferimento alle dichiarazioni di Machado pronunciate durante i giorni del processo di dialogo, che alludevano a possibili ribellioni militari contro Maduro e che, aveva detto, avevano portato a un’interruzione dei negoziati: perché, evidentemente, l’estrema destra sapeva delle cospirazioni e ne attendeva l’esito.

“Vogliamo la pace, ma se ci cercano ci troveranno nelle piazze”, ha detto Cabello – illustrando ai giornalisti il piano di mobilitazione permanente deciso in risposta alle cospirazioni e riassunti nel progetto Furia Bolivariana. Una mobilitazione in due momenti che, a partire dal 23 gennaio, giorno della liberazione dalla dittatura di Marcos Pérez Jimenez, ricordando alcune figure storiche, arriverà al 4 di febbraio, data della ribellione civico-militare guidata da Chávez nel 1992. E poi, in una seconda fase, dal 12 di febbraio – giorno in cui il comandante ha assunto l’incarico presidenziale, nel 1999 -, fino al 5 marzo, data della sua scomparsa fisica, terminerà in una grande carovana che, da ogni angolo del paese, confluirà a Caracas. Motore della mobilitazione permanente, ha detto il Capitano, saranno le 46.542 Unidades Populares para la Paz (UPPAZ), un meccanismo contro la violenza, organizzato dalla direzione del partito e dal presidente a partire dalle comunità.

Una risposta all’annuncio di Maria Corina Machado, che intende lanciare, proprio il 23 gennaio, la sua nuova formazione con cui candidarsi alle elezioni del 2024, nonostante sia stata inabilitata agli incarichi pubblici per le sue precedenti partecipazioni ai piani golpisti. Un vizio che, evidentemente, non ha perso. È dai tempi di Chávez che la destra cerca di appropriarsi del 23 gennaio, data storica rivendicata dal chavismo come inizio di una speranza che aveva aperto le porte al socialismo, presto richiuse dai governi nati dal Patto di Puntofijo voluto da Washington.

Ha cercato di farlo in molti modi: paragonando il Comandante a Pérez Jimenez, criminalizzando quel che è venuto dopo, e infine cercando di occupare la data storica con contenuti golpisti, come fece durante le guarimbas. E ora ci riprova tentando di legittimare un vecchio volto della politica che ha ancora il coraggio di presentarsi come nuovo. Ma che ora dovrà vedersela con la Furia Bolivariana.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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