Wikileaks. La strategia sovversiva Usa in America Latina: i casi di Nicaragua ed Ecuador

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Wikileaks. La strategia sovversiva Usa in America Latina: i casi di Nicaragua ed Ecuador

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Negli ultimi 15 anni, la resistenza dell'America Latina all'agenda neo-liberale ha avuto successo in modo eroico, nonostante i subdoli tentativi sovversivi da parte degli Stati Uniti, ora certificati e documentati grazie alla testimonianza di Wikileaks. Alexander Main & Dan Beeton, nel presentare il loro libro The WikiLeaks Files: The World According to US Empire, offrono un'interessante ricostruzione su JacobinMag. Vi abbiamo già descritto l'attacco sovversivo diretto contro il presidente della Bolivia Evo Morales, mirabilmente ricostruito dagli autori.
 
Ma i metodi utilizzati in Bolivia sono stati utilizzati in altri paesi dell'America Latina, dove si sono affermate al potere forze di sinistra, che volevano rompere le catene del neo-liberismo. 
 
Per esempio in Nicaragua, quando nel 2007 al potere sono tornate forze sandiniste e l'ambasciata americana a Managua ha utilizzato tutte le armi a sua disposizione per supportare il partito di destra dell'Alleanza liberale (ALN). Nel 2007 in un incontro tra l'Ambasciata e i dirigenti dell'ALN si spiegò come gli Usa “non fornivano diretta assistenza ai partiti politici, ma – per bypassare le restrizioni – suggeriva che l'ALN si coordinasse in modo più amichevole e diretto con le Ong che potevano ricevere fondi americani”. 
 
Il leader ALN dichiarava poi che “aveva un'ampia serie di Ong che già supportavano gli sforzi dell'ALN” e che l'Ambasciata aveva fissato appuntamenti “con l'IRI [International Republican Institute] e il NDI [National Democratic Institute for International Affairs].” Questo cablaggio rileva anche come l'Ambasciata avrebbe seguito il  “follow up on capacity building for [ALN] fundraisers.”
 
E' così che funziona il sistema di “democracy promotion” degli Stati Uniti. E questi documenti andrebbero fatti leggere e studiare nelle università, pieni di soloni che ancora indottrinano gli studenti sul ruolo di democratizzazione degli Usa nel mondo. Attraverso l'USAID, il National Endowment for Democracy (NED), NDI, IRI e altre entità para-governative, il govenro americano fornisce assistenza estensiva ai movimenti politici che supportano gli obiettivi sovversivi di Usa all'estero. Si hanno le prove vanno solo divulgate.
 
Nel marzo del 2007, l'ambasciatore del Nicaragua ha chiesto al Dipartimento ii stato di fornire “circa 65 milioni di euro nei prossimi 4 anni per finanziare il rafforzamento di partiti politici”, “Ong democratiche” e “ piccole e flessibili rendite per gruppi impegnati nello sforzo critico di difendere la democrazia in Nicaragua, avanzare i nostri interessi e contrapporre coloro che ci ostacolano”. 
 
 
Il caso dell'Ecuador
 
In Ecuador, l'ambasciata americana ha ostacolato fin dal'inizio la Revolucion Ciudadana di Rafael Correa, il trionfatore delle elezioni presidenziali del 2006. Due mesi prima della vittoria, il consigliere politico dell'Ambasciata americana avvertiva come era da aspettarsi che Correa “si sarebbe unito al gruppo di leader sudamericani nazionalisti e populisti Chavez-Morales-Kirchner” e avvisava come l'Ambasciata avesse “dato l'allarme ad i suoi contatti politici, economici ed i media della minaccia che Correa rappresentava per il futuro dell'Ecuador”. Subito dopo l'elezione di Correa, l'Ambasciata ha cablato al Dipartimento di Stato la sua strategia: “E' un'illusione che gli sforzi del Dipartimento di Stato plasmeranno la direzione del nuovo governo o il Congresso, ma speriamo di massimizzare la nostra influenza, lavorando di concerto con altri ecuadoriani e gruppi che condividono le nostre opinioni” in modo da estendere il periodo attuale di conflitto politico ed instabilità.
 
I timori dell'ambasciata sono stati confermati e Correa ha annunciato che avrebbe chiuso la base aerea statunitense di Manta, avrebbe aumentato la spesa sociale, e spinto per una assemblea costituente. Nell'aprile 2007, l'80 per cento degli elettori ecuadoriani ha approvato la proposta di un'assemblea costituente e nel 2008, il 62 per cento ha approvato una nuova costituzione che ha sancito una serie di principi progressisti, tra cui la sovranità alimentare, il diritto alla casa, all'assistenza sanitaria, all'occupazione ed il controllo politico della banca centrale.
 
All'inizio del 2009, Correa ha annunciato che l'Ecuador avrebbe fatto parziale default sul suo debito estero e si sarebbe allineato più strettamente con i paesi dell'alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), organizzazione avviata dal Venezuela e Cuba nel 2004 in contrapposizione della zona di libero scambio delle Americhe (ALCA) promosso dall'amministrazione Bush. 
 
Ma l'ambasciatore era anche consapevole del fatto che gli Stati Uniti avevano poca influenza su di lui:
Stiamo trasmettendo il messaggio in privato. Le azioni di Correa avranno conseguenze per il rapporto con la nuova amministrazione Obama, evitando commenti pubblici che sarebbero controproducenti. Si consiglia di non terminare tutti i programmi USG che servono i nostri interessi in quanto non farebbe che indebolire l'incentivo per Correa per tornare indietro in un modo più pragmatico".
 
Il default parziale dell'Ecuador di Correa ha avuto successo. Nel 2011 il Presidente  raccomandava la stessa medicina per i paesi europei indebitati, in particolare la Grecia, consigliando loro il mancato pagamento delle rate del debito e "ignorare" i consigli del FMI. Purtroppo in Europa ancora nessuno l'ha ascoltato.

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