"Inaccettabile ipocrisia da parte degli americani. La crisi dei migranti è colpa loro". Marcello Foa

Il dramma dei rifugiati non è dovuto a ineluttabili fatalità, bensì a ben programmate decisione militari e geostrategiche

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"Inaccettabile ipocrisia da parte degli americani. La crisi dei migranti è colpa loro". Marcello Foa


In un commento per il Corriere del Ticino, Marcello Foa condanna quella che definisce "l'inaccettabile ipocrisia" degli americani sulla crisi dei migranti, una crisi che, spiega Foa, "è Cosa loro; è Cosa dei nostri "amici" americani, che dall'11 settembre 2001 continuano a commettere errori su errori. Loro sbagliano e noi dobbiamo pagarne il prezzo. Loro distruggono mezzo mondo ma non se ne pentono e pretendono di impartire lezioni di morale a noi europei, indicandoci cos'è giusto e cos'è sbagliato". Una lezioncina che "solo un'Europa smidollata e servile può accettare senza nemmeno l'intenzione di una rimostranza", affonda Foa.

 
Srivel'autore, "Se c'è un Paese che da diversi anni cerca di tener le porte ben chiuse e che frappone ogni forma di ostacolo burocratico alla libera circolazione delle persone, è proprio l'Amerca, come sa chiunque cerchi di trasferirsi negli Stati Uniti. Provate a chiedere la famosa green card. E' come vincere alla lotteria. E la green card viene concessa prevalentemente ai Paesi occidentali, figuriamoci se sei originario del Nord Africa! L'Obama che si commuove per i rifugiati ed elogia la Merkel, collocandola "dalla parte giusta della storia" si guarda bene dall'accogliere siriani, iracheni, afghani o libici. Quella gente in America non potrà mai arrivarci. Però è bene che sbarchi nell'Unione europea.
 
Non ci sarebbe dispiaciuto se, durante il suo periplo europeo, il presidente americano avesse riconosciuto, anche solo velatamente (non siamo così ingenui dall'immaginare una piena ammissione) che il dramma dei rifugiati non è dovuto a ineluttabili fatalità, bensì a ben programmate decisione militari e geostrategiche, volute, realizzate e imposte dai raffinati strateghi di Washington e sempre avallate dal Commander in Chief ovvero dapprima da Bush e poi dallo stesso Obama.
 
L'elenco è piuttosto lungo: guerra in Afghanistan, guerra in Irak, guerra in Libia, destabilizzazione tramite le finte primavere arabe di Egitto e Tunisia, guerra civile in Siria con addestramento e finanziamento, talvolta diretti e talaltra indiretti, dei gentiluomini dell'Isis e affini. Sono riusciti persino a sostenere quel che resta di Al Qaida. Le conseguenze sotto gli occhi di tutti: dolore, disperazione, morte, distruzione di città, di famiglie, di vite umane. Di civili che nulla chiedevano se non di vivere in pace. Vittime innocenti, vittime sacrificali di irrazionali e non comprensibili disegni di potere.".

 

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