La dimensione criminale delle crisi finanziarie secondo il criminologo Jean-François Gayraud

"Di fronte alla dimensione criminale della crisi, le élite sono cieche, incompetenti o complici"

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La dimensione criminale delle crisi finanziarie secondo il criminologo Jean-François Gayraud

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E se la crisi finanziaria fosse un’enorme frode? Il capitalismo troppo deregolamentato ha incentivato la criminalità e le frodi in una maniera senza precedenti, spiega Jean-François Gayraud, commissario di polizia e criminologo in un’intervista alla rivista francese ‘Basta!’. Nel suo libro “Le nouveau capitalisme criminel” (Il nuovo capitalismo criminale), il criminologo analizza lo scenario: i politici negano o sono ciechi, i protagonisti delle frodi del 2008 sono ancora parte del gioco, le leggi approvate per cercare di regolare il sistema finanziario non hanno cambiato nulla, e tecniche come il trading ad alta frequenza sono fuori controllo. E' urgente prendere controllo di un sistema economico diventato ormai criminogeno con i suoi abusi fraudolenti e predatori.   
 
 Il nuovo capitalismo che si è sviluppato fin dagli anni '80 ha incentivato le opportunità di frodi su una scala senza precedenti. L'alleanza tra finanziarizzazione, deregolamentazione e globalizzazione ha dato vita ad un cocktail esplosivo che non abbiano riscontrato durante il capitalismo fordista e keynesiano, più regolamentati. Oggi invece, prosegue, Gayraud,  c'è un capitalismo criminogeno. "Criminogeno" non significa criminale ma semplicemente che il sistema ha potenzialità e vulnerabilità alla frode, fino ad ora sconosciute. Vediamo che ogni crisi finanziaria dal 1980 è stata causata da bolle immobiliari e  del mercato azionario in parti derivanti da frodi sistematiche. La grande promessa di ri-regolamentazione ha prodotto piccole leggi di natura estetica, che non hanno cambiato né l'architettura del sistema finanziario internazionale, né le cattive pratiche, né gli incentivi a prendere rischi inutili  O almeno solo marginalmente. La lobby della finanza ha neutralizzato i desideri di riforma del sistema. E' affascinante vedere che tutti i meccanismi all'origine della crisi del 2008 - come i sistemi di remunerazione dei grandi leader - sono praticamente rimasti invariati. Il criminologo spiega che tutto questo è possibile perché c'è un problema di negazione e inganno. Indagare la dimensione criminale della crisi è scomodo. Si tratta di una nuova diagnosi, meno confortevole di quelle che tentano di spiegarla tramite la teoria dei fallimenti del mercato o la teoria dei cicli. La dimensione sociologica deve essere presa in considerazione. Queste ripetute crisi finanziarie, ad alta dimensione criminale, nascono nell’alta società e mettono in discussione il modo delle élite. Esse non hanno alcun interesse a modificare un sistema che ha permesso loro di arricchirsi in modo anomalo, in proporzioni sconosciute, dal 19° secolo. Questo sistema ha però generato un aumento impressionante della disuguaglianza, oramai insostenibile, che minaccia di condurci verso il caos.
 
Un altro aspetto che il criminologo sottolinea è l’incapacità dei regolatori.  I governi hanno la responsabilità di prendere in considerazione i rischi di frode derivanti dalle leggi che stanno votando. Si può essere politicamente favorevoli alla deregulation, ma occorre essere anche consapevoli degli enormi rischi di un'eccessiva deregolamentazione. La deregolamentazione sfrenata del settore finanziario non è "neutrale", c’è complicità, cecità o ignoranza.  
 
Suggerire una analisi criminologica delle crisi finanziarie permette anche di mostrare, al di là di una nuova analisi della causalità, le conseguenze di queste crisi di deregolamentazione. Le grandi crisi hanno gettato milioni di persone nella disoccupazione, nella povertà e nell'insicurezza, hanno prosciugato il credito aziendale ma non hanno smesso di finanziare la criminalità organizzata. Le organizzazioni criminali sempre piene di denaro da investire. Le crisi finanziarie sono infatti anche periodi di accelerazione del processo di riciclaggio di denaro e di cattura dell'economia legale da parte della criminalità organizzata.

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