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100 anni dalla Dichiarazione di Balfour, May è "fiera di aver fatto nascere Israele". Corbyn diserta le "feste"

 

di Paola di Lullo


Il 2017 è un anno ricco di ricorrenze, tutte nefaste per il popolo palestinese.

100 anni dalla dichiarazione di Balfour, 50 anni dalla guerra dei 6 giorni che portò all'occupazione israeliana di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est, e 35 anni dalla strage di Sabra e Shatila.

La comunità ebraica e la Gran Bretagna si preparano a  festeggiare l'infausta, quanto arbitraria Dichiarazione di Lord Balfour. La  lettera, inviata il 2 novembre 1917 dall'allora ministro degli esteri inglese a Lord Rothschild, rappresentante della comunità ebraica inglese, nonché del movimento sionista, affermava, in nome del governo britannico, di vedere di buon occhio l'insediamento di un certo numero di ebrei in Palestina.

«Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
"Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni".
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.
Con sinceri saluti
Arthur James Balfour »

 




La Dichiarazione fu poi inserita nel Trattato di Sèvres, il trattato di pace firmato tra le potenze alleate della Prima guerra mondiale e l'Impero ottomano il 10 agosto 1920 presso la città francese di Sèvres.

Ma facciamo un passo indietro. Tra novembre 1915 e marzo 1916, il diplomatico Francois Georges -Picot ed il diplomatico britannico Mark Sykes decisero, in colloqui privati, la spartizione del Medio Oriente, dopo il crollo dell'impero ottomano, alla fine della prima guerra mondiale. L'accordo fu ufficialmente firmato il 16 maggio 1916 con il nome di Accordi Sykes-Picot. In sintesi, il Libano e la Siria venivano posti sotto mandato francese, la Palestina, la Transgiordania e l'Iraq sotto mandato inglese. L'intento dichiarato, come in tutti i casi di colonizzazione di un popolo su un altro, era aiutare le popolazioni "barbare" ad evolversi, autogovernarsi, insomma progredire. Leggi : un paese colonizza un altro, prende tutte le sue ricchezze, anzi le ruba, e poi lo lascia in mano ad un governo fantoccio che consente il continuo e costante sfruttamento di quel paese da parte di un altro.






Ma mai, nell'epoca delle colonizzazioni, s'era dato il caso che un rappresentante di governo del paese colonizzatore favorisse, anzi cedesse, parte del paese colonizzato a terzi.

Ed allora perché quella Dichiarazione pubblica? Pare di capire che, sebbene il mandato inglese sulla Palestina sia cominciato nel 1920, già dall'inizio del 1917, vi fossero stati colloqui tra Mark Sykes ( il britannico degli accordi con la Francia per la spartizione del Medio Oriente ), Lord Rothschild e Chaizm Weitzmann, capo del partito sionista dal 1901, nonché presidente del neonato stato d'Israele come successore di David Ben Gurion.

Viste le premesse e gli attori protagonisti della vicenda, risulta chiara la richiesta avanzata dai tre su citati a Lord Balfour affinché prendesse posizione pubblica a favore di insediamenti ebraici in Palestina.

Sia chiaro che si sta parlando della fine della prima guerra mondiale, non della seconda, che di olocausto non c'era manco l'odore, che gli ebrei vivevano e prosperavano felicemente in tutta l'Europa. Che non vi era, dunque, alcuna necessità impellente di chiedere un loro massiccio spostamento, a meno che il tutto non rientrasse nel disegno a tinte fosche elaborato da Theodor Herzl nel 1897, con la fondazione del sionismo. Non mi soffermerò a lungo sul movimento sionista. Mi limiterò a ricordare che teorizzava il diritto per gli ebrei di fondare uno stato ebraico, ovunque fosse stato possibile. Uno stato che avrebbe accolto tutti gli ebrei che avessero voluto viverci perché il paese in cui abitavano non garantiva loro la serenità di cui necessitavano.

Furono presi in esame diversi paesi, ArgentinaEcuador, SurinameAmazzoniaUgandaKenyaStati Uniti d'AmericaCanadaAustralia, ma alla fine la scelta cadde sulla Palestina, "la terra senza popolo per un popolo senza terra", Già...peccato che la Palestina fosse abitata, dai palestinesi, musulmani, cattolici ed anche ebrei.

Ma tant'è. La storia, finora, l'hanno scritta i vincitori. E con la Dichiarazione di Balfour gli ebrei hanno vinto la Palestina, ha vinto l'occupazione, l'apartheid, la violenza e la discriminazione.

Per tornare ad oggi, il primo ministro inglese, Theresa May, si è detta "orgogliosa"  del ruolo svolto dal suo paese nella creazione dello Stato di Israele e che le celebrazioni rispecchieranno tale orgoglio. Orgogliosa di che? Di vedere che, quotidianamente, lo stato che il suo paese ha aiutato a far nascere, occupa, vessa, umilia, tortura, assassina i legittimi abitanti di quella terra? Ne risponderà alla storia, sperando che, in futuro, vinca la giustizia e la legittima aspirazione di un popolo, i palestinesi, a riavere le proprie terre, le città ed i villaggi da cui furono brutalmente cacciati, se sopravvissero, i propri diritti, il riconoscimento dei genocidi cui sono stati sottoposti, il rispetto delle convenzioni internazionali.

Presente alle celebrazioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. "La Dichiarazione di Balfour ha riconosciuto la terra di Israele come la casa nazionale per il popolo ebraico ed ha dato il via ai movimenti internazionali che hanno portato alla creazione di Israele", ha dichiarato Bibi, sottolineando che lo Stato non sarebbe nato senza "gli insediamenti, il sacrificio e la volontà di combattere, ma il movimento internazionale iniziò indubbiamente con la Dichiarazione di Balfour".

Assente alle celebrazioni il leader del partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, che ha annunciato che non parteciperà nemmeno alla cena con Netanyahu. Che sia una mossa politica o un rigurgito di coscienza, ben venga quest'assenza. Con l'auspicio che ne vengano altre, altre prese di posizione contro uno stato che nasce con la violenza e della violenza ha fatto la sua bandiera. Altro che stella di David!
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