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Emmanuel Macron, l’"Europeista" che vuole mettere l'Ue al servizio della Francia

 

Indagine sull'incontenibile attivismo dell'Inquilino dell'Eliseo...



di Federico Nero 



Qualche giorno fa Macron ha concluso il suo viaggio in Cina. Il baldanzoso presidente francese ha portato a casa 50 contratti commerciali per le grandi aziende francesi e tante belle fotografie in cui esibire tutto il suo charme da leader internazionale. Macron ha cercato di presentare la Francia come il paese di riferimento della Ue e se stesso come interlocutore privilegiato di Pechino. Ha promesso che visiterà la Repubblica Popolare ogni anno e che il progetto cinese di costruire 1 trillione di dollari di infrastrutture per connettere l’Europa con la Cina – la nuova via della seta chiamata One Belt One Road (OBOR) – è una grande opportunità per l’Europa e per la Francia ma non dovrà essere un collegamento a senso unico.





Tuttavia, dal punto di vista politico la visita è stata più simbolica che sostanziale, la Cina ha le idee molto chiare sul suo futuro è la Francia il paese con cui Xi Jinping deve fare i conti (…ma attenzione in Africa).
 

Quello che sta facendo Macron, in Cina come in mezzo mondo, è cercare di sfruttare il vuoto di potere europeo per affermare la sua visione del mondo e rafforzare la posizione della Francia. Con Angela Merkel impegnata a formare un governo con partiti che non la vogliono e con l’Italia impegnata a decidere chi sarà il prossimo curatore fallimentare che dovrà ubbidire ai diktat di Berlino e Bruxelles, la nuova grandeur francese sembra avere la possibilità di allargarsi ovunque senza incontrare ostacoli. Sia chiaro, Macron è un globalizzatore: gli piacciono le organizzazioni sovranazionali come la Ue così come tutte le sfumature del globalismo organizzato, ma la Francia e le sue multinazionali devono essere tra i soggetti con il posto a sedere nella cabina di comando.


Per questo l’attivismo dell’Eliseo è così incontenibile.
 

Dopo Pechino, Macron è andato a Roma dove ha promesso a Gentiloni la firma di un Trattato del Quirinale, un accordo bilaterale che sancirà un patto italo-francese che per esclusività sarà secondo solo all’asse franco-tedesco, o almeno è così che vogliono venderlo alla nostra opinione pubblica che dovrebbe piuttosto chiedersi se è una cosa normale avere un governo scaduto che si occupa di siglare accordi internazionali invece di limitarsi a gestire l’ordinaria amministrazione durante il breve periodo di tempo che separa il paese tra la fine di una legislatura e le nuove elezioni. Risolta la situazione italiana con un endorsment e una pacca sulla spalla a Gentiloni, il 18 gennaio il presidente francese sarà a Londra per un vertice bilaterale con il Regno Unito di Theresa May dove è facile prevedere che si discuterà di un rapporto franco-britannico speciale dopo la Brexit.
 

Macron non si pone limiti nell’esercizio della sua visione della Francia nel Mondo. Parte dai paesi dell’Africa Occidentale dove la Parigi fa valere la sua eredità coloniale attraverso le missioni militari nel Sahel e l’aggancio valutario del Franco CFA, si allarga fino al Medio Oriente (dal Libano alle monarchie del golfo) e alla Cina, per poi tornare in Europa Occidentale in Italia e Regno Unito mentre il suo Ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian prepara il terreno per l’incontro con gli iraniani, altre paese in cui la Francia vuole essere il primo paese a farsi largo in vista del ritorno della repubblica islamica nel salotto buono del commercio internazionale.
 

Ai francesi tutta questa iniziativa sembra piacere. Al netto delle chiacchiere sull’europeismo, nelle opinioni pubbliche di ogni nazione dotata di orgoglio la cosa che conta è vedere il proprio paese usare la Ue a sua vantaggio. Fatta eccezione dell’Italia e pochi altri, l’europeismo piace solo se portato avanti a immagine e somiglianza degli interessi del proprio paese. I sondaggi rilevano un apprezzamento per l’operato del presidente, questo dopo un netto calo di popolarità, che rende la tendenza ancor più significativa.. Dopo la grigia presidenza di Hollande e grazie alla propaganda dei grandi media, i francesi percepiscono un forte ritorno della Francia sulla scena internazionale con i risultati che possiamo vedere.

 
Domanda “Approva l’operato di Emmanuel Macron come Presidente della Repubblica?”. Fonte: IFOP
 

Anche se i sondaggi hanno dei limiti sono comunque indicativi, ma non solo solo i sondaggi ad aver attirato la mia attenzione. Dopo sette mesi di mandato presidenziale, i libri francesi che cercano di spiegare il macronismo sono più di trenta e altri ancora continuano a essere stampati e pubblicati. Il settimanale francese Le Point ha dovuto ristampare il numero in cui ha pubblicato un’intervista di venti pagine a Macron. Ripeto, venti pagine, faccio fatica a immaginare tanto interesse per un’intervista così corposa a un leader politico italiano. Forse ai francesi Macron non piace, di sicuro non piace a tutti, ma di sicuro sono tantissimi quelli che hanno interesse per le cose che vuole dirgli.  
 

Per le altre forze politiche francesi la vita si è fatta molto difficile. Jean-Luc Mélenchon non è riuscito a riempire le piazze con le proteste contro la riforma del lavoro ed è quasi sparito dalla scena, Marine Le Pen è in crisi d’identità da quando ha abbandonato la lotta all’Eurozona e il Front National si prepara al difficilissimo congresso previsto per marzo mentre Laurent Wauquiez – nuovo leader dei Républicains – pur essendo potenzialmente l’avversario più temibile è anche quello con l’elettorato che più di tutti gli altri apprezza la grandeur di Macron.
 

In fondo, possiamo dire che Macron è la versione “di lusso” di quella nuova politica che si dichiara “né di destra né di sinistra” e promette di cambiare tutto. Del suo movimento non si può certo dire che è un partito di centro-sinistra o di centro-destra visto che è riuscito a mettere in ginocchio entrambi gli schieramenti, il macronismo è un movimento che mette la Francia al centro, ponendola al di sopra degli schieramenti politici. Macron si propone come il leader che garantirà alla Francia di rimanere forte e “francese” anche dopo aver affrontato (e in qualche modo vinto) le sfide della globalizzazione e dell’integrazione europea, l’uomo che farà in modo che la Francia conservi le conquiste del passato mentre si proietta verso il futuro.
 

Macron è molto fortunato, il presidenzialismo francese gli ha consegnato un grande potere e il 2018 è un anno in cui non dovrà misurarsi con l’elettorato mentre gli altri leader europei saranno ancora impegnati a tenere insieme coalizioni deboli alle prese con gli affari interni, perciò potrà andare avanti con questo passo fino alle elezioni europee del 2019 dove cercherà di presentare liste transnazionali. Dopo aver tenuto d’occhio Angela Merkel, faremo bene a tenere d’occhio anche Emmanuel Macron, l’Europeista che vuole mettere l’europeismo e la Ue al servizio della visione francese del mondo.
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