A Bruxelles, capitale dell'Unione Europea, sfilano ebrei come parassiti e gerarchi nazisti

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di Antonio Di Siena


L’anno scorso scatenò polemiche e proteste internazionali a causa di caricature antisemite e raffigurazioni di ebrei ultra ortodossi con sacchi pieni di denaro. Tanto che l’UNESCO si vide costretta a ritirare il riconoscimento ufficiale di evento appartenente al patrimonio mondiale culturale.

Quest’anno ha suscitato vero e proprio sdegno. Sto parlando del Carnevale di Aalst che, UNESCO o meno, pochi giorni fa è tornato per le strade e ci è ricascato in modo ancora più pesante. Una sfilata di insetti e parassiti con in testa lo shtreimel (il tipico copricapo di pelo indossato da molti ebrei chassidici durante le feste ebraiche) accompagnati dall’etichetta “de klaugmier” che in fiammingo suona tipo “formica che si lamenta” o “che piange”, richiamando il muro del pianto del Grande Tempio di Gerusalemme.







Dietro di loro gerarchi in uniforme nazista marciano sorridenti fra due ali di folla festanti e divertite. Nonostante lo sdegno delle comunità ebraiche la sfilata è stata difesa sia dal sindaco Christoph D'Haese che soprattutto da Jan Jambon presidente delle Fiandre ed ex Vice primo ministro del Belgio che rivendica il diritto del carnevale di ridere e irridere tutto e tutti, negando il carattere antisemita della manifestazione e parlando di tentativi di censura. Diritto sacrosanto per carità. Il problema è che uno schifo simile avviene in un piccolo paesino che dista 28 km da Bruxelles, la capitale dell’Unione Europa, nel silenzio pressoché totale delle istituzioni europee. Quelle sempre solerti a combattere in prima linea l’antisionismo, volutamente scambiato per antisemitismo. Che equipara il nazismo al comunismo. Che mette alla gogna, censura e condanna qualunque voce dissenziente accusandola di “crimini d’odio”. E soprattutto accusa di fascismo chiunque contesti lo spirito intrinsecamente liberista e liberticida dell’Unione Europea.

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