Alastair Crooke - L'"impossibilità di fare altro": l'Occidente è entrato in una trappola (mortale) senza uscita

Alastair Crooke - L'"impossibilità di fare altro": l'Occidente è entrato in una trappola (mortale) senza uscita

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di Alastair Crooke per Strategic Culture

[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]

 

La tragedia che affligge l'Occidente oggi consiste, da un lato, nella pura e semplice impossibilità di continuare a fare ciò che ha fatto – ma dall'altro nell'impossibilità di fare altro.

E perché è così? Perché non esistono più le condizioni che hanno dato origine all'Epoca d'oro che ha creato la "Generazione Comfort": Credito a tasso zero, inflazione zero, media collusi, energia a basso costo che "sovvenziona" una base manifatturiera sempre più ridotta e sclerotica (almeno in Europa).

Quei decenni sono stati il fugace "momento di gloria" dell'Occidente. Ma è finito. La "periferia" può farcela da sola, grazie! Se la cava bene – anzi, meglio del centro imperiale di questi tempi.

Il paradosso più profondo è che tutte le scelte facili sono alle nostre spalle. E i venti contrari del debito, dell'inflazione e della recessione ci stanno colpendo violentemente. Il "disfacimento" del sistema è già presente sotto forma di debolezza governativa e istituzionale: al "sistema" è mancata la volontà di prendere decisioni difficili quando poteva farlo. Le scelte facili erano ancora disponibili, e la via più facile era invariabilmente quella scelta.

Le élite avevano assorbito l'etica egocentrica e viziata della "generazione dell'io". La Classe Permanente si concedevano tutto, rinunciando a qualsiasi preoccupazione per i propri "peones", profondamente disprezzati. Hanno portato la crisi attuale su di sé. Hanno spazzato via duecento anni di responsabilità finanziaria in circa 20 anni.

Tuttavia, è quello che è – ed è a questo punto che ci troviamo. E anche se ora si capisce sempre di più che l'Occidente non può continuare ad andare avanti come se "tutto andasse bene" – anche se i Governanti cercano di continuare a stampare denaro, a fare salvataggi e a far sì che la narrazione mediatica cancelli i loro errori – essi percepiscono la crisi, l'imminente "Svolta".

In parole povere, questo costituisce il paradosso: è già evidente che continuare a fare ciò che le élite occidentali stanno facendo in Ucraina sfiora la definizione di follia (continuare a ripetere la stessa cosa, con la sola convinzione che "la prossima volta" il risultato sarà diverso). La questione che "pende" è l'impossibilità di "fare altro".

Il Washington Post avanza dei dubbi:

"Mentre l'Ucraina lancia la sua tanto attesa controffensiva contro gli occupanti russi radicati, sia Kiev che i suoi sostenitori sperano in una rapida riconquista di un territorio strategicamente importante. Qualsiasi cosa in meno porrà gli Stati Uniti e i loro alleati di fronte a domande scomode a cui non sono ancora pronti a rispondere."

"Mentre si avvia verso la campagna per la rielezione del prossimo anno, Biden ha bisogno di un'importante vittoria sul campo di battaglia per dimostrare che il suo sostegno incondizionato all'Ucraina ha rafforzato la leadership globale degli Stati Uniti, ha rinvigorito una politica estera forte con un sostegno bipartisan e ha dimostrato l'uso prudente della forza militare americana all'estero."

 

L'impossibilità di "fare altro" che continuare il conflitto sarà promossa con forza: Biden ne ha bisogno (le armi fornite all'Ucraina non hanno raggiunto un livello sufficiente...) e inoltre sei "Swing States" ["Stati in bilico"] geopolitici (Brasile, India, Indonesia, Arabia Saudita, Sudafrica e Turchia) rischiano di allinearsi all'asse Russia-Cina, a meno che Putin non venga umiliato:

"[Dobbiamo agire] per evitare un significativo indebolimento della posizione degli Stati Uniti nell'equilibrio di potere globale. Con il rifiuto di schierarsi dietro gli Stati Uniti nella guerra Russia-Ucraina o nella competizione con la Cina, molti di questi Paesi chiave si stanno già allontanando. La minaccia di una cooptazione sino-russa di un BRICS allargato – e attraverso di esso, del Sud Globale – è reale e deve essere affrontata."

Per dirlo nettamente: Gli Stati Uniti devono persistere in Ucraina. Perché? Per salvare l'ormai minacciato "Ordine basato sulle regole".

L'impossibilità di fare altro (se non continuare l'escalation nella speranza di "congelare" almeno il conflitto, come opzione predefinita da tempo preferita dagli Stati Uniti) verrà dipinta come irresistibile. In poche parole, allo Stato permanente manca il coraggio di prendere decisioni difficili, di dire a Mosca: "Lasciamoci alle spalle questo sfortunato episodio (l'Ucraina). Tira fuori quelle bozze di trattato che hai scritto nel dicembre 2021 e vediamo come possiamo lavorare insieme per ridare funzionalità all'Europa."

E naturalmente, l'"impossibilità di fare altro" si applica a piene mani al sistema economico occidentale. Le contraddizioni strutturali rendono impossibile "qualcos'altro" che non siano i salvataggi e la spesa superiore a quanto si guadagna. È culturalmente radicata nell'etica egocentrica e viziata della generazione "Comfort" che costituisce l'élite occidentale. Un fallimento della cultura – del coraggio di affrontare scelte difficili con integrità.

Questo è il paradosso occidentale. Una tragedia greca è una tragedia in cui la crisi – che è il cuore di ogni "tragedia" – non nasce per pura casualità, per la quale nessuno è veramente da biasimare o avrebbe potuto prevedere. In senso greco, la tragedia è quella in cui qualcosa accade perché deve accadere, per la natura dei partecipanti, perché gli attori coinvolti lo fanno accadere. E non hanno altra scelta che farlo accadere, perché questa è la loro natura.

Questa è l'implicazione più profonda che scaturisce dal tragico dilemma di oggi, che potrebbe sfociare in un pieno svolgimento della tragedia in quella che sarebbe correttamente definita come una "guerra di scelta" occidentale.

Che cosa è successo? È cambiata la natura delle élite. Il senso gonfiato di autostima e autoindulgenza ha soppiantato quello di integrità e di guardare la "verità negli occhi". Dove sono finiti quelli con una certa statura? Abbiamo invece un'élite che crede che "non ci sia stato alcun rischio": Nessuno Stato, nessuna persona o istituzione che potesse resistere alla forza combinata del potere finanziario occidentale armato contro di loro.

Il contraccolpo, tuttavia, è iniziato. La rabbia cresce mentre il discorso pubblico discute all'infinito "l'assurdo" ("Che cos'è una donna?") mentre tutti rinunciano a risolvere le questioni più profonde in gioco.

Nell'opera di Neil Howe e William Strauss del 1997, "The Fourth Turning: An American Prophecy" ["La quarta svolta – una profezia americana"], i coautori "rifiutano la profonda premessa degli storici occidentali moderni secondo cui il tempo sociale è lineare (continuo progresso o declino) o caotico (troppo complesso per rivelare qualsiasi direzione). Adottiamo invece l'intuizione di quasi tutte le società tradizionali: che il tempo sociale è un ciclo ricorrente."

In "The Fourth Turning" ["La quarta svolta"] arriva la crisi. Questo, scrivono gli autori, è il momento in cui la vita istituzionale viene ricostruita dalle fondamenta, sempre in risposta a una minaccia percepita per la sopravvivenza stessa della nazione. "Le persone e i gruppi iniziano a partecipare a una comunità più ampia."

Questo forse rappresenta il vertiginoso riallineamento politico in atto: la demolizione di tutte le categorie tradizionali, che lascia in eredità solo due schieramenti: non destra e sinistra, ma insider e outsider.
Tuttavia Malcom Kyeyune avverte:


"L'élite al potere è sempre più arrabbiata e amareggiata dal fatto che i governati non li ascoltino più; i governati, da parte loro, sono amareggiati dal fatto che il sistema non agisca così palesemente nel loro interesse, e non faccia nemmeno più finta di farlo. Potremmo davvero svegliarci un giorno e scoprire che né i politici né gli elettori pensano che la "democrazia" stia facendo molto per aiutarli."


Ciò riflette la sensazione che sia in gioco la sopravvivenza della civiltà occidentale. È probabile che il processo rimodelli la politica occidentale lungo una nuova linea di faglia, che trova espressione nel confronto tra coloro che auspicano un capovolgimento "Verde" della società umana, un mondo "trans" per i bambini, un'immigrazione facile, un radicale riordino del potere tra i gruppi "identitari" nella società, un cambiamento della natura stessa della cultura occidentale – e coloro che si oppongono visceralmente a tutto questo.

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